La vicenda della liberale Maria Giulia Cardini nel libro di Rossella Pace

Solido, rigorosamente documentato, analitico, avvincente, l’ultimo lavoro di Rossella Pace, I liberali non hanno canzoni. Maria Giulia Cardini, storia di una partigiana (Rubbettino, 2022, euro 15), rappresenta un ulteriore importante frammento ritrovato fondamentale per fare vera luce sulla Resistenza nella sua effettualità storica. Questo volume si aggiunge ai due precedenti studi dell’autrice, Una vita tranquilla. La resistenza liberale nelle memorie di Cristina Casana (Rubbettino 2018) e Partigiane liberali. Organizzazione, cultura, guerra e azione civile (Rubbettino 2020), formando uno straordinario trittico che fa luce sulle donne liberali impegnate, con diversi ruoli, nella Resistenza.

Rossella Pace ha il merito di allargare lo sguardo sul contributo liberale nella guerra civile degli anni 1943-’45, evitando di cadere in una storiografia di genere. Questi studi, per ispirazione iscrivibili nella scia aperta da Claudio Pavone con Una guerra civile, saggio storico sulla moralità della Resistenza (Bolati Boringhieri 1991), riposano sulla sicura base di una meticolosa e ben ponderata ricerca d’archivio. Sono ricerche che danno nuova luce alla presenza liberale nella Resistenza che, anche se numericamente inferiore a quella di altri raggruppamenti politici, era ben strutturata ed estesa, non riducibile, come comunemente si pensa, al solo Edgardo Sogno. Emblematicamente la lunga notte su questo aspetto della guerra partigiana è rappresentato nell’episodio, da cui nasce il titolo del libro, dell’incontro in carcere tra Maria Giulia Cardini e la staffetta comunista Dina Clavena, con quest’ultima che, completamente ignara dell’esistenza dei liberali, chiede quale sia la loro canzone. E certamente non è difficile immaginare quale sarà stata la sua sorpresa nel ricevere la secca risposta della partigiana liberale: “I liberali non hanno canzoni”.

Non è stato facile il compito di Rossella Pace, perché delle partigiane liberali si erano quasi perse le tracce. Finita la guerra, schivando tentazioni retoriche e strumentalizzazioni ideologiche, queste patriote avevano preferito tornare, semplicemente, alle loro attività abituali. Sollevare il velo sulla loro partecipazione alla Resistenza ha implicato una faticosa e complicata ricerca in archivi pubblici e, soprattutto, privati. È, appunto, il caso della piemontese Maria Giulia Cardini, partigiana combattente di montagna e medaglia d’argento, che l’autrice segue nella sua vicenda dal 9 settembre 1943 al dopoguerra: l’iniziale impegno nel Gruppo del Politecnico di Torino, la militanza nell’Organizzazione Franchi di Edgardo Sogno, l’arresto, il carcere e la fuga, in Val D’Ossola con la Divisione Beltrami e la Divisione Di Dio, nel Servizio Informazioni Militari Nord Italia e il suo ruolo nell’importante Missione Chrysler per il collegamento tra partigiani ed alleati, il suo ritorno nella società civile e l’attività d’insegnante. È stata una ricostruzione, non diversamente da quelle delle altre partigiane liberali, complicata dalla difficoltà nel rintracciare notizie per la riservatezza dei protagonisti e la dispersione dei documenti. Ma nel caso specifico di Maria Giulia Cardini si è aggiunto anche un piccolo “giallo”, nato dal fatto che il suo secondo nome di battaglia (il primo è stato “Ciclone” per indicare il suo temperamento indomabile) era un nome maschile, “Antonio”, che avrebbe potuto indirizzare su piste errate.

Il libro, corredato da un’appendice dotata di significativi documenti e da un interessante inserto fotografico, è scritto con limpida prosa. I liberali non hanno canzoni si legge con autentico piacere. Rossella Pace ha avuto la capacità di realizzare un rigoroso lavoro storico, sapendo riportare i fatti con tale freschezza ed efficacia da rendere immaginabile una possibile versione cinematografica degli avvincenti anni della guerra partigiana della liberale Maria Giulia Cardini.