Ricorrenze e citazioni, la nuova cultura italiana

Secondo voi il filosofo più profondo è colui che conosce meglio degli altri la storia della filosofia universale ed è quindi in grado di citarne i vari passaggi e di illustrare il pensiero altrui o di insegnarlo? Può un intero immaginario nazionale culturale e sociale vivere delle ricorrenze e degli anniversari celebrando “i bei tempi andati”?

Ultimamente ci sarebbe da porsele le due suddette domande retoriche. Perché in tv, radio, edicola, libreria e al cinema non si respira altro che nostalgia e non si fa altro che prepararsi agli anniversari di qualcosa.

Quest’anno Leonardo da Vinci. L’anno prossimo Dante Alighieri. Per carità, molto meglio di quel che si è visto, scritto o sentito in questi primi 20 anni di millennio. E forse anche negli ultimi 20 della fine di quello precedente. E d’altronde ci vuole poco. La cultura non può limitarsi a un fenomeno commerciale ben costruito a tavolino per fare tanti soldi e andare in tv e diventare famosi. Ma non è promuovendo la erudizione generale – classica o meno – in pillole che si rimedierà all’attuale condizione di compiaciuta ignoranza dell’italiano medio e, quel che è peggio, della sua presunta classe dirigente.

Rifiutare la verità e l’elaborazione originale del pensiero, rinunciare a pensare qualcosa di nuovo sta uccidendo la filosofia. E infatti passano per filosofi quelli come Diego Fusaro. Oppure ci si deve accontentare dei “vecchi marxisti” o “marxiani” come Massimo Cacciari.

Per il resto abbiamo le gomme a terra. Speriamo nasca presto qualcosa da questa melma di mediocrità deprimente e avvilente. In fondo se lo cantava Fabrizio De André (“dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”) ci sta sempre speranza che qualcosa prima o poi avvenga. E che non si sia costretti ad accontentarci di rimirare quel che c’era prima. E a masturbarci mentalmente.

I diamanti sono le idee del passato e le opere artistiche. Il letame l’attuale situazione generale... speriamo bene.