Vendita account falsi, Facebook denuncia 4 aziende Cina

Facebook passa alle vie legali sui profili fasulli, che il social blocca al ritmo di milioni al giorno. La compagnia guidata da Mark Zuckerberg, finita nell’occhio del ciclone proprio per le fake news diffuse dai troll, ha fatto causa a quattro compagnie cinesi accusandole di aver venduto account follower e “mi piace”: tutti falsi e usati per campagne di disinformazione e altre attività non consentite. Facebook ha depositato le carte presso il tribunale federale di San Francisco, in una causa coinvolge anche Instagram. Dal 2017 – è l’accusa – le compagnie avrebbero venduto pacchetti di account fasulli attraverso sei siti web con nomi di dominio simili a Facebook, tipo myfacebook.cc. Le aziende, collegate tra loro, proponevano l’offerta di servizi per “aumentare like, commenti, amici”, e si presentavano come “partner strategico cinese di Facebook”.

Per loro l’accusa è di violazione del marchio e dei termini di servizio. Ad essere colpite – ha spiegato Facebook – sono anche altre piattaforme come Amazon, Apple, Google, LinkedIn e Twitter. Gli account falsi – si evidenzia nei documenti – possono essere usati per “campagne di spam e disinformazione, truffe e frodi che generano profitto”. Facebook pretende di avere questi profitti, oltre a 100mila dollari per ogni violazione sul nome di dominio.

“Le attività non autentiche non hanno spazio sulla nostra piattaforma”, ha scritto Paul Grewal, ex magistrato ora vicepresidente di Facebook. “Ecco perché dedichiamo risorse significative per identificare e fermare questo comportamento, inclusa la disattivazione di milioni di account falsi ogni giorno”. Tra gennaio e settembre 2018, si legge nelle carte dell’accusa, Facebook e Instagram hanno disattivato 2,1 miliardi di account fasulli. Facebook è finita nell’occhio del ciclone per account fasulli disinformazione quando è venuta alla luce l’esistenza di una fabbrica di troll russa che ha tentato di influenzare le elezioni presidenziali Usa del 2016. Il problema ha riguardato anche Twitter e Google, e più in generale coinvolge – in vario modo – tutte le piattaforme che operano sul web, dai pacchetti di follower tarocchi per accrescere la popolarità su Instagram, alle false recensioni su Amazon e Tripadvisor, fino alle questioni geopolitiche più serie, come gli account legati all’Isis rimossi dai social negli anni scorsi, e i profili fake che amplificavano posizioni anti-occidentali eliminati il mese scorso.