Un videogame contro<br />le patologie cerebrali

Le fattezze sono quelle di un banale videogame, ma il potenziale di Project: Evo è decisamente maggiore di quello di una semplice distrazione a portata di smarthpone. Creato a scopo terapeutico, il gioco virtuale aiuterebbe infatti il trattamento di patologie di origine cerebrale.

Come spiega lo stesso ideatore, nonché consulente scientifico del dispositivo, Adam Gazzaley, se si considerano alcune malattie o problematiche come l’autismo, la sindrome da stress post traumatico, il deficit di attenzione e l’Alzheimer, si trovano sintomi comuni. Le persone colpite soffrirebbero infatti tutte di incapacità di concentrarsi, scarsa memoria e problemi cognitivi che Project: Evo potrebbe essere in grado di migliorare.

L’esigenza di intraprendere questa sfida nacque nel 2008, quando Gazzaley, laureato in biochimica con un dottorato in neuroscienza e stanco dei normali metodi di cura dei problemi di attenzione, si trovò ad approfondire alcuni studi che dimostravano come i videogame potessero migliorare le capacità cognitive delle persone. Con l’aiuto di artisti e designer di alto livello è stato quindi progettato un semplicissimo gioco in cui il protagonista, virtualmente in sella ad una navicella, deve compiere delle azioni come guidare, saltare o spostarsi, rispondendo a una serie di stimoli.

Tra gli aspetti più importanti che caratterizzano la creazione del neurologo americano vi è la capacità di non generare effetti collaterali. Le cure tradizionali a base di farmaci, invece, non agendo sul sintomo specifico ma sui neurotrasmettitori richiedono quasi sempre dosi talmente elevate da lasciare il paziente vittima di fastidiosi effetti indesiderati. Il dispositivo digitale è inoltre dotato di un sistema di “loop chiuso”, ovvero la capacità di adattare livello di difficoltà e di sfida in tempo reale, in base alle reazioni e alla capacità di chi lo usa, così da non cogliere impreparato nemmeno chi di dimestichezza con le tecnologie non ne ha affatto.

Per ottenere il titolo di medicina digitale deve essere però sottoposto a validazioni cliniche davvero rigorose, le stesse adottate per comprovare l’efficacia terapeutica di un normale farmaco. Fra i tanti aspetti esaminati vi è anche l’effetto placebo, nel tentativo di comprendere se i pazienti che giocano a un videogame normale, pensando si tratti della cura Project: Evo, ne traggono benefici o meno.

“È interessante notare come l’ingrediente segreto di tutti i videogame e cioè il sistema di ricompensa dei punti o delle stelline da guadagnare come effetto delle azioni nel gioco, sia uno straordinario elemento motivazionale che potrebbe rendere questa modalità di cura digitale persino più potente di alcuni tipi di cure tradizionali”, ha aggiunto Gazzaley.

Se davvero servissero a curare questa ed altre patologie, mille di questi videogames.