Allarme per la dispersione scolastica in Italia

La dispersione scolastica è un problema grave e dovrebbe interessare tutti: il precoce abbandono degli studi e l’insufficiente preparazione dei giovani all’esito del percorso di formazione hanno ripercussioni negative sull’intera collettività, sia in termini di maggiori costi sociali – si pensi alle risorse per il sostegno di coloro che non riescono a trovare lavoro e a quelle per fronteggiare la criminalità – sia in termini di mancato benessere dovuto all’emarginazione sociale e al disagio connessi a una inadeguata formazione.

Da pochi giorni migliaia di studenti sono tornati fra i banchi di scuola a conclusione delle vacanze estive. La speranza è che questo nuovo inizio segni anche un cambiamento positivo rispetto alla preoccupante situazione che è emersa negli ultimi anni circa la dispersione scolastica. I dati raccolti in materia relativi all’ultimo anno scolastico hanno registrato un aumento del numero di ragazzi e ragazze che hanno abbandonato gli studi al passaggio fra il primo e il secondo grado della scuola secondaria o che comunque hanno affrontato il percorso scolastico in maniera infruttuosa, non riuscendo ad acquisire le competenze fondamentali per il successivo ingresso nel mondo del lavoro.

La pandemia ha senz’altro aggravato la situazione, soprattutto nei contesti socio culturali già in difficoltà, come emerge dai dati forniti dalle Procure minorili. Nell’anno scolastico 2021-2022 sono aumentate le segnalazioni di abbandoni o di interruzione della frequenza scolastica: alla Procura di Cagliari, in un solo mese, sono arrivate 300 segnalazioni, quando in media negli anni passati ne venivano registrate circa 700 all’anno; altrettanto allarmante la situazione che è stata rappresentata dalla Procura del Tribunale per i minorenni di Napoli, dove in poco più di un mese sono giunte circa 900 segnalazioni, più del doppio di quelle pervenute in tutto il 2020, che erano state circa 400. Dai dati emerge anche il preoccupante abbandono da parte di bambini della scuola primaria.

 Nel mese di giugno 2022 il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha pubblicato il documento La dispersione scolastica in Italia: un’analisi multifattoriale, offrendo un quadro dettagliato della situazione italiana e indicando strategie utili per contrastare quel fenomeno “caleidoscopico” che ha “cause ed effetti anche lontani nel tempo e difficilmente misurabili nella loro articolazione” (pagina 20). La dispersione, ha osservato il Garante, “può infatti avvenire a diversi stadi del percorso scolastico e può consistere nell’abbandono, nell’uscita precoce dal sistema formativo, nell’assenteismo, nella frequenza passiva o nell’accumulo di lacune e ritardi che possono inficiare le prospettive di crescita culturale e professionale dello studente” (pagina 20). Questi ultimi esempi rientrano nella cosiddetta “dispersione implicita”, termine con cui si indicano tutte quelle situazioni di studenti che, pur frequentando la scuola, imparano poco e male, senza raggiungere un livello minimo di competenze necessarie per l’accesso al lavoro.

Secondo i dati forniti dal Garante, nel 2020 in Italia è stato registrato un tasso di abbandono precoce del 13,1 per cento, superiore alla media europea, che sta attorno al 9,9 per cento. Hanno conseguito risultati peggiori rispetto all’Italia – come risulta dai dati Eurostat 2021 ‒ soltanto la Romania (15,3 per cento) e la Spagna (13,3 per cento). In Germania il tasso si aggira attorno all’11,8 per cento, mentre in Svezia e in Francia la situazione appare migliore, con tassi rispettivamente dell’8,4 per cento e del 7,8 per cento. Tassi di abbandono precoce inferiori al 3 per cento sono stati registrati in Croazia, Slovenia, Grecia e Irlanda.

Le cause della dispersione scolastica sono molteplici ed eterogenee. Le condizioni socio-economiche delle famiglie hanno un’incidenza notevole, come è stato rilevato anche nel 2021 dall’Istat nell’ambito del ciclo di audizioni sul tema della dispersione scolastica, che hanno messo in evidenza una stretta correlazione fra gli abbandoni precoci dei giovani e il basso livello di istruzione e/o professionale dei genitori: “l’abbandono degli studi prima del diploma” ‒ si legge nella relazione Istat ‒ “riguarda il 22,7 per cento dei giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media; incidenze molto contenute di abbandoni, pari al 5,9 per cento e al 2,3 per cento, si riscontrano, invece, per i giovani rispettivamente con genitori con un titolo secondario superiore e genitori con un titolo terziario. Similmente, se i genitori esercitano una professione non qualificata o non lavorano, gli abbandoni scolastici sono più frequenti (circa il 22 per cento), mentre sono contenuti quando la professione più elevata tra quella del padre e della madre, è altamente qualificata o impiegatizia (3 per cento e 9 per cento, rispettivamente)” (pagina 7).

Inoltre, ha precisato l’Istat, “lo svantaggio dell’ambiente familiare appare influenzare maggiormente l’abbandono scolastico precoce dei giovani residenti nelle regioni meridionali rispetto ai pari residenti nel Nord”. Questo dato è confermato anche dal Rapporto Invalsi pubblicato nel mese di luglio 2022, che ha messo in evidenza la forte disparità geografica, sia nella dispersione implicita che nell’abbandono scolastico, con percentuali più alte rispetto alla media nazionale, già a partire dalla scuola primaria: in Campania, Calabria e Sicilia più del 60 per cento degli studenti non raggiunge il livello base di competenze in italiano e il 75 per cento degli studenti non raggiunge il livello base di matematica. Stesso risultato in matematica è stato riscontrato anche in Sardegna, mentre la Campania è risultata anche la regione con il tasso più alto di dispersione (19,8 per cento).

In Europa il fenomeno riguarda o prevalentemente le zone rurali o le zone più svantaggiate delle grandi città, in Italia risulta invece presente in entrambi i contesti senza particolari differenze, con l’unica eccezione delle regioni meridionali, ove le percentuali di dispersione scolastica sono maggiori nelle aree urbane.

Il fenomeno riguarda più i maschi delle femmine, inoltre i dati evidenziano numeri consistenti di abbandono o insuccesso scolastico fra gli studenti stranieri, pur con delle importanti differenze fra coloro che sono nati in Italia e coloro che sono nati all’estero: per questi ultimi infatti sono state riscontrate maggiori difficoltà e percentuali più elevate.

Il fattore socio-economico non è il solo a determinare la dispersione. Come osservato dal Garante a conclusione dell’indagine conoscitiva, “altri motivi, da non sottovalutare, sono riconducibili a motivazioni individuali che possono spingere verso l’abbandono precoce degli studi e, fra queste, un peso notevole lo hanno i disturbi d’ansia. Il problema è abbastanza diffuso nella fascia di età compresa fra i 15 ed i 18 anni, in particolare fra coloro che hanno problemi nel socializzare, nel parlare in pubblico, in chi soffre di fobia scolastica, attacchi di panico ecc.” (pagina 175).

Anche le carenze strutturali delle scuole, la mancanza di spazi adeguati (come ludoteche, palestre, biblioteche) e di servizi educativi incidono negativamente sulla dispersione scolastica, come è stato rilevato da Save the Children nel documento Alla ricerca del tempo perduto pubblicato nei primi giorni di settembre. Al fine di ridurre i divari territoriali e contrastare efficacemente la dispersione scolastica, il Ministero dell’Istruzione, con il decreto n. 170 del 24/06/2022 ha stanziato la prima tranche di risorse del Piano contro la dispersione scolastica, che complessivamente prevede 1,5 miliardi di euro per contrastare l’abbandono scolastico e la povertà educativa, secondo quanto stabilito dal Pnrr. Nella prima fase le risorse sono state dedicate all’edilizia scolastica e in questa seconda fase i fondi saranno destinati direttamente agli istituti scolastici, che potranno costituire anche delle reti di scuole, secondo i criteri indicati nel decreto (articolo 2). Con i primi 500 milioni saranno finanziati progetti in circa 3.198 scuole con studenti e studentesse di età compresa fra i 12 e i 18 anni.

La complessità del fenomeno impone un’azione più ampia, con la collaborazione dei servizi sociali, delle famiglie e del Terzo settore. Il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha indicato tre interventi necessari: la rimozione delle cause che determinano la povertà educativa, la prevenzione, la promozione dei fattori che contribuiscono alla riuscita scolastica. È quindi importante garantire un sostegno adeguato alle famiglie più fragili e promuovere azioni volte a migliorare le competenze di base della popolazione adulta, oltre che potenziare l’orientamento scolastico e professionale fin dal primo ciclo di istruzione. Agli studenti va garantito il rispetto di due diritti fondamentali: il diritto di essere ascoltati e il diritto di ricevere una formazione adeguata, come sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Nel febbraio 2022 il Garante per l’infanzia e adolescenza ha pubblicato il documento La scuola che vorrei, in cui sono stati raccolti i risultati della consultazione pubblica rivolta a ragazzi e ragazze di età compresa fra i 14 e i 18 anni e finalizzata a comprendere quali siano le effettive esigenze scolastiche dei giovani e quali siano le problematiche dagli stessi riscontrate. Gli studenti hanno manifestato la necessità di avere spazi adeguati all’apprendimento, laboratori, impianti sportivi. Più del 90 per cento dei partecipanti ha indicato come azioni utili per migliorare l’apprendimento il dialogo tra docenti e studenti e il benessere scolastico. È emersa altresì l’esigenza di una maggiore attenzione per l’educazione digitale e per la valorizzazione delle capacità individuali e dell’impegno, attraverso l’utilizzazione del giudizio oltre che del voto espresso in numeri.

Il 62 per cento dei partecipanti – si legge nel documento ‒ “ritiene utile creare spazi sportivi e culturali, fruibili dall’esterno anche al di fuori dell’orario scolastico, mentre più della metà (55 per cento) valuta importanti i collegamenti tra la scuola e le associazioni e le imprese o la realizzazione di progetti di alternanza scuola-lavoro sul territorio. Meno della metà dei partecipanti, invece, ritiene necessari maggiori finanziamenti per consentire questa sinergia (44 per cento) e il 40 per cento considera importanti, ai fini di una maggiore collaborazione scuola-territorio, maggiori attività inclusive per gli studenti con disabilità”. Secondo il 99 per cento degli studenti intervistati andrebbe promossa una maggiore integrazione fra scuola e territorio.

Le indicazioni date dai ragazzi sono senz’altro utili nel contrasto alla dispersione scolastica e di conseguenza alla realizzazione di una società più equa, in quanto, come ricordato anche dal Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, “la riuscita scolastica contribuisce a realizzare la giustizia sociale”.

(*) Tratto dal Centro studi Rosario Livatino