I limiti alla proroga dello smart working per i lavoratori fragili

È stato prorogato fino al 31 dicembre lo smart working per i lavoratori fragili e per i genitori di figli con meno di 14 anni. Il provvedimento è stato inserito nel decreto Aiuti-bis in fase di conversione in legge e prevede due condizioni: che le caratteristiche della prestazione svolta dal lavoratore siano compatibili con lo svolgimento da remoto e, per quanto riguarda i figli, che non ci sia un altro genitore già percettore di un ammortizzatore sociale o che non lavori.

Le finalità della proroga sono evidenti: tutelare i lavoratori fragili che rischiano conseguenze gravi in caso di contagio. La misura era scaduta lo scorso 31 luglio e non era stata rinnovata per problemi di copertura finanziaria. Per tale motivo, dal primo agosto, queste due categorie di lavoratori erano prive della tutela di legge per il ricorso allo smart working e sono dovute rientrare al lavoro in presenza, fatti salvi diversi accordi aziendali con le rappresentanze sindacali.

Il decreto Aiuti-bis, che contiene un pacchetto di norme sul lavoro, è di fatto l’ultimo treno che questo Parlamento aveva a disposizione per disporre la proroga prima delle elezioni del prossimo 25 settembre. I problemi di copertura economica, circa 18,6 milioni di euro, sono stati dunque risolti e le risorse verranno attinte dal fondo sociale per l’occupazione.

Per il Governo, il ministro del Lavoro Andrea Orlando, parla di “promessa mantenuta”, ma non tutti si associano alla soddisfazione per questo specifico aspetto contenuto nel decreto, a cominciare dall’onorevole Massimiliano De Toma, che da tempo segue con passione le tematiche del lavoro e del commercio e che è fra i principali portabandiera dei diritti dei lavoratori fragili. Secondo De Toma, infatti, il decreto crea discriminazioni fra i lavoratori in condizione di fragilità sulla base della tipologia di prestazione svolta, in quanto esclude dalla proroga le misure necessarie alla tutela della salute in favore dei lavoratori fragili che svolgono una prestazione che non può essere realizzata da casa, cioè in smart working.

Tale limitazione, ad avviso dell’esponente politico, può avere conseguenze negative per il lavoratore fragile impossibilitato a ricorrere allo smart working, che potrà trovarsi nelle condizioni di utilizzare altri istituti, come ferie e congedo per motivi di salute. Altro motivo di dissenso manifestato da De Toma è la mancata proroga dell’equiparazione della malattia al ricovero ospedaliero. Il decreto Aiuti-bis comprende anche numerose altre disposizioni, tra cui quelle riguardanti il superbonus e l’abolizione del tetto stipendiale alle alte dirigenze dello Stato, mentre si pensa anche a un decreto ter per contenere il caro energia e sostenere famiglie e imprese.