Informazione qualificata per esercitare il diritto di voto

La Federazione italiana editori giornali (Fieg) ha avvertito la necessità, a pochi giorni dalla consultazione elettorale, di richiamare l’articolo 48 della Costituzione. Un’affermazione semplice ma di profondo contenuto: “L’esercizio del diritto di voto è un dovere civico”. E come conseguenza di questo principio la Fieg indica ai lettori che “per votare scegli, in edicola, sul web, da app, l’informazione qualificata, verificata, attendibile”. Un richiamo opportuno mentre sale il rischio delle tante fake news o “notizie bidoni” trasmesse soprattutto dai social e dai poco scrupolosi utilizzatori del web. I quotidiani, le agenzie di stampa, i settimanali e gli altri periodici sono stati solleciti in questi ultimi tempi nella tutela della correttezza dell’informazione e della comunicazione.

Non sono mancati, tuttavia, casi di distorsioni e di attacchi scorretti nei confronti di questo o quello schieramento politico. In una situazione politica, economica e internazionale complessa (post pandemia, aggressione della Russia all’Ucraina, emergenza energetica, tassi in crescita sui mutui, esplosione di multe e contravvenzioni) l’informazione deve essere “qualificata, verificata e attendibile”. C’è un dato in più messo in evidenza da un dossier di Milana Gabanelli e Simona Ravizza: quello dell’astensione con l’incognita della cosiddetta “Generazione Z”.

Di che si tratta? I giovani nuovi elettori sono circa 4,7 milioni e si sono trovati ad affrontare i problemi cruciali della pandemia con le lezioni a singhiozzo a volte in presenza ed altri giorni da casa e anche con le conseguenze fisiche del Covid. Un esercito che ha il diritto di recarsi per la prima volta alle urne e che trova davanti agli occhi una politica lontana dai loro bisogni. Una generazione che si sente delusa, che non trova lavoro adeguato anche dopo il termine degli studi, una massa che abbandona in maniera crescente il mondo scolastico o che in 90mila fuggono all’estero dall’Italia in cerca di esperienze più attrattive, comprese le retribuzioni.

Il distacco dalla politica delle generazioni z che non lavorano e non studiano è crescente: nel 1992 non andò alle urne il 9 per cento dei ragazzi e ragazze tra i 18 e i 34 anni. Nel 2018 (quando ci fu il balzo del Movimento 5 stelle) le astensioni salirono al 38 per cento. Osservando i dati globali dei non votanti della Camera si passa dai 6 milioni (12,6 per cento) del 1992 ai 12,5 milioni (27,1 per cento) del 2018. I motivi del non voto sono diversi ma secondo una ricerca europea su 19 Paesi e 58 elezioni dell’ultimo ventennio le cause sarebbero principalmente due: la scarsa presenza tra i candidati di giovani e la mancanza nell’agenda dei partiti di proposte sui temi che stanno più a cuore alle nuove generazioni e cioè ambiente e diritti civili.

Nelle ultime elezioni italiane sono stati eletti Parlamentari soltanto 27 candidati under 30 con una partecipazione al voto dei 18-34enni del 62 per cento. Si è tentato di effettuare una ricerca sui comportamenti dei “Millennials”, i nati cioè dal 1982 al 1996 e si è visto che l’astensionismo tra i più giovani raggiunge il 50 per cento tra i non laureati contro il 37 per cento di coloro che hanno una laurea, anche se triennale. Ormai non si può più parlare di “disaffezionati” dalla politica. Il problema è quello di interrogarsi sulle motivazioni che spingono coloro che dovranno rappresentare il futuro del Paese a restare fuori dall’impegno civile e amministrativo. Altro interrogativo: per esercitare il diritto di voto occorre informarsi adeguatamente. I giovani ma anche gli anziani lo fanno?