La piaga della dispersione scolastica

I dati parlano da soli. Quasi il 13 per cento degli alunni italiani non arriva al diploma, perché abbandona gli studi. Non solo: il 9,7 per cento del totale, quasi un diplomato su dieci nel 2022 si trova “senza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro o dell’Università”. Una dispersione implicita, legata all’impoverimento educativo e alla povertà materiale. Questo quanto sostenuto da Save the Children all’interno del rapporto “Alla ricerca del tempo perduto. Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana”, dove è stato acceso il faro sulla connessione tra disuguaglianze di offerta nei territori e i risultati scolastici.

L’organizzazione ha evidenziato: “Nonostante una consistente riduzione avvenuta nell’ultimo anno in particolare in Puglia, con un -4,3 per cento, e in Calabria con -3,8 per cento, nelle regioni meridionali infatti, permangono percentuali di “dispersi” alla fine del percorso di istruzione più elevate rispetto alla media nazionale, con una punta del 19,8 per cento in Campania. Se guardiamo poi alle competenze nelle singole materie, in Campania, Calabria e Sicilia più del 60 per cento degli studenti non raggiungono il livello base delle competenze in italiano, mentre quelle in matematica sono disattese dal 70 per cento degli studenti in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna”. E poi: “Nel caso della dispersione esplicita, l’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del Sud va ben oltre la media nazionale, raggiugendo il 12,7 per cento, con picchi in Sicilia, 21,1 per cento e Puglia, 17,6 per cento, e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania, 16,4 per cento e Calabria, 14 per cento”.

Inoltre, il rapporto “analizza anche alcuni indicatori “strutturali” inerenti la scuola, come la presenza di mensa scolastica e tempo pieno, palestra e certificato di agibilità, mettendo in luce la correlazione positiva tra la qualità dell’offerta in termini di strutture e tempo scuola e il livello di apprendimento conseguito da studentesse e studenti. Mettendo a confronto le 10 province italiane con l’indice di dispersione “implicita” più bassa e più alta, si rileva come nelle province dove l’indice di dispersione “implicita” è più basso, le scuole primarie hanno assicurato ai bambini: maggior offerta di tempo pieno, frequentato dal 31,5 per cento degli studenti contro il 24,9 per cento nelle province ad alta dispersione: maggior numero di mense, il 25,9 per cento delle scuole contro il 18,8 per cento; di palestre, 42,4 per cento contro 29 per cento; sono dotate di certificato di agibilità, 47,9 per cento contro 25,3 per cento.

Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, ha affermato: “Nelle zone più deprivate dove operiamo, tocchiamo con mano gli effetti sui bambini e gli adolescenti dell’onda lunga della crisi prodotta dalla pandemia e di una povertà che colpisce, con l’aumento dell’inflazione, in primo luogo le famiglie con bambini. Sono quartieri nei quali la scuola rappresenta un presidio fondamentale per tutta la comunità… Per questo chiediamo al nuovo Governo che si formerà un investimento straordinario che parta dalla attivazione di aree ad alta densità educativa nei territori più deprivati, in modo da assicurare asili nido, servizi per la prima infanzia, scuole primarie a tempo pieno con mense, spazi per lo sport e il movimento, ambienti scolastici sicuri, sostenibili e digitali”.