Il Roma supera 160 anni di vita

Una bella età. Portata con autorevolezza, slancio per il progresso del Mezzogiorno, proiettata a valorizzare quell’idea in cui credevano fortemente i garibaldini e mazziniani tipo Pietro Sterbini, Giuseppe Lazzaro e Diodato Lioy: Roma capitale d’Italia. E “Roma” verrà chiamato in quel caldo 22 agosto del 1862 il quotidiano napoletano che intendeva supportare l’azione risorgimentale dopo il proclama dell’eroe dei due mondi, Giuseppe Garibaldi, o Roma o morte, che in quell’epoca era ancora la capitale dello Stato Pontificio.

Sono trascorsi 160 anni e il giornale stampato in una piccola tipografia di vico Luperano ha fatto molta strada e superato molte traversie. In questo 2022 il Roma, diretto da Antonio Sasso, che è cresciuto nella redazione di via Cristoforo Colombo o meglio nel Palazzo Lauro di fronte al porto, è il quarto giornale più antico d’Italia. Lo ha ricordato Geppina Landolfo, figlia d’arte di un cronista attento e sagace, quel Landolfo che è stato per anni il pilastro moderno del giornale napoletano. Nella classifica dei giornali più longevi ci sono La Nazione di Firenze nata nel 1859, Il Giornale di Sicilia e il Corriere Adriatico comparsi in edicola nel 1860. Il Roma ha una trentina d’anni in più del Mattino di Matilde Serao e 14 del Corriere della Sera uscito a Milano nel 1876.

Nei primi 40 anni di vita il Roma ha rappresentato lo specchio della società partenopea ma con l’obiettivo di veder realizzata una “unità d’Italia” liberata dai condizionamenti del Vaticano. Le battaglie laiche di Garibaldi trovavano eco nei resoconti del giornale. All’inizio aveva apportato nel giornalismo italiano anche alcune novità, come la rubrica sui processi che si tenevano in Tribunale, le pagine culturali che seguivano i dibattiti degli intellettuali e le attività teatrali soprattutto del San Carlo. In prima pagina, nella fascia in basso, erano molto seguiti e letti i feuilleton di racconti, di romanzi. Tra le firme Francesco De Sanctis, Luigi Pirandello, Leo Longanesi, Panfilo Gentile.

Per anni il Roma è stato il giornale di riferimento per migliaia di emigrati che dal porto di Napoli salpavano in cerca di fortuna in America, in Argentina, in Brasile, in Canada. Nel 1930 il giornale fu acquistato dal Banco di Napoli con direttore Carlo Nazzaro che rimase in carica dal 1931 al 1943, quando l’armatore Achille Lauro ottenne dal Governo la proprietà del 50 per cento. Dopo tre anni di sospensione la testata riprese il nome originale nel 1948, con Lauro pieno proprietario, potenziandolo con l’acquisto di nuove rotative tedesche. Nel Dopoguerra la sua linea editoriale appoggiò i partiti di destra e la gestione comunale monarchica con l’armatore sindaco della città. Fu un’epoca di grandi direttori: Alfredo Signoretti, due volte Alberto Giovannini, Piero Buscarli, Pietro Zullino.

Il periodo nero arrivò nel 1981 con l’indebitamento della Flotta Lauro e la pressione del figlio Ercole a vendere. Le drammatiche condizioni economiche portarono alla chiusura della testata gestita dallo scrittore Antonio Spinosa e da Franco Grassi. Il giornale riaprì soltanto nel novembre 1990 con l’intervento dell’imprenditore Pasquale Casillo ma la sfortuna doveva portare alla nuova chiusura con il direttore Domenico Mennitti. Ci volle la mentalità dell’abile politico meridionalista Giuseppe Tatarella a far riprendere il giornale, sviluppando l’informazione locale e quella dell’area del Mediterraneo.

L’altro passaggio, dopo l’ingresso in società del parlamentare Italo Bocchino, è stato il sacrificio di giornalisti e tipografi (per mesi senza stipendio ma continuando a lavorare), costituendo una cooperativa per far tornare il Roma nelle edicole.