I cambiamenti a Viale Mazzini

A Saxa Rubra lo chiamano il “riposizionamento”: vale per i giornalisti ma anche per i dirigenti d’azienda, gli impiegati della produzione e delle segreterie. Avere uno sponsor nell’azienda di Stato è stato sempre un esercizio praticato a tutti i livelli. La struttura di Viale Mazzini è un gruppo così composito e frastagliato che c’è sempre uno spazio dove infilarsi e fare carriera.

Non è turn over. Si tratta di una lottizzazione che parte per “li rami” dal settimo piano di Viale Mazzini fino a scendere verso le più remote e piccole sedi regionali. È accaduto spesso che i cambiamenti in Rai abbiano anticipato quelli politici a livello nazionale. Nelle stanze romane e in quelle delle sedi regionali si registra un clima pre-partita, dopo lo scioglimento del Parlamento da parte del Presidente della Repubblica e l’indizione delle elezioni per il 25 settembre. Questa volta il tempo è troppo breve per decisioni di svolta, anche perché è in arrivo la “par condicio”, il principio della parità di trattamento per tutti gli schieramenti politici che si presenteranno davanti agli elettori. È il momento, però, per posizionarsi anche tenendo conto dello sgarbo del direttore del Tg1, Monica Maggioni, a una delle figure più rappresentative del telegiornale della Rete ammiraglia: Francesco Giorgino, amareggiato per il trattamento di rimozione dalla conduzione delle 20, starebbe meditando di trasferirsi altrove oppure di attendere l’esito delle elezioni e l’eventuale azzeramento del Consiglio di Amministrazione, nominato da Mario Draghi.

Nella gestione dell’amministratore Carlo Fuortes, che scadrà tra un anno, il centrodestra si sente sottorappresentato: su sette membri solo Simona Agnes, figlia del mega direttore generale Biagio, amico di Ciriaco De Mita, è in quota Forza Italia e Salvatore Di Biagio, in rappresentanza della Lega. Manca un esponente di Fratelli d’Italia: doveva essere l’esperto di comunicazioni e membro del cda precedente, Giampaolo Rossi. Sarà necessario un riequilibrio e non basta la mossa fatta dal responsabile degli approfondimenti, Antonio Di Bella (nato e cresciuto negli ambienti della sinistra), di affidare alcuni speciali elettorali a Bruno Vespa con il suo storico programma “Porta a Porta”.

Ironicamente, alcuni commentatori politici dei giornali di sinistra hanno iniziato a bombardare con il pericolo di “Tele Giorgia”, dimenticando volutamente che per decenni l’informazione e i programmi sono stati appannaggio dei “giornalisti democratici” con larga partecipazione soprattutto di quelli di Repubblica, dell’allora Unità, di Paese Sera e di attori-conduttori schierati politicamente. Ma anche in questa prima fase le scelte vengono fatte da Monica Maggioni e Antonio Di Bella, mentre il fuoco di sbarramento è scattato nei confronti del direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, accusato di aver moderato due dibattiti della leader di Fratelli d’Italia e di Matteo Salvini. Nessuna critica, neppure dall’Usigrai, al balletto che ha riportato Mario Orfeo alla direzione del Tg3 da dove era stato spostato in novembre.

Oltre la politica, nei prossimi mesi si dovrà gestire il palinsesto autunno-invernale e ancora più il piano immobiliare messo a punto dall’amministratore delegato Carlo Fuortes, con l’obiettivo di rimodernare le sedi di Saxa Rubra, la Dear di via Ettore Romagnoli (ora dedicata a Fabrizio Frizzi), di via Teulada e gli insediamenti di Milano. Non saranno cose semplici e non mancheranno le polemiche, come per l’affidamento del nuovo studio di Rai News24 all’architetto Renzo Piano e la vendita di immobili considerati non più funzionali, dai quali ricavare circa 200 milioni per coprire investimenti di circa 340 milioni in dieci anni.