Covid: chi ha sintomi e non fa il tampone, parla Sileri

Il Covid è tornato a correre in Italia. Da una parte sono in crescita i contagi nell’ondata segnata dalla variante Omicron, dall’altra la Comunità scientifica che punta l’attenzione sulla cosiddetta variante indiana, identificata con la sigla BA.2.75. Nel mezzo il tema della quarta dose di vaccino: su Repubblica Fabrizio Pregliasco, virologo in forza all’Università statale di Milano, spiega che in primis devono essere attenzionati “i soggetti fragili, che però sono in larga parte anziani perché dopo gli 80 anni costoro soffrono di più patologie concomitanti ed è proprio per questo che devono proteggersi di più”.

“Chi ha sintomi ma non si fa il tampone”

Ecco il quadro di insieme, in un momento dove in Italia sono finite nel dimenticatoio le restrizioni legate al Green pass. Eppure, va detto, può capitare di restare a casa perché si è positivi anche se non ci sono più sintomi da diversi giorni (pure più di dieci). Il Covid, quindi, va trattato adesso come una qualsiasi influenza? Perché da un lato c’è stato il via libera a tutto e a tutti, ma dall’altro bisogna stare rintanati tra le mura amiche? Una situazione, questa, che potrebbe spingere le persone ad attuare scorciatoie per mettere la testa fuori dalla porta e uscire. Ovvero: addio tamponi. Una fotografia che, a quanto pare, non è così dalla lontana dalla realtà e che viene riproposta da Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute: “Allo stato attuale mi preoccupa chi ha sintomi e non si fa il tampone, per paura di dover stare in isolamento. Il Governo ha preso delle decisioni di rallentamento delle misure dopo gli altri Paesi e, contemporaneamente, è arrivata una sottovariante molto infettante. E un’altra arriverà dall’India. Siamo in ritardo con la quarta dose, perché è passato il messaggio che arriverà il vaccino nuovo e molti aspettano di farsela – sottolinea Sileri – a oggi si può richiedere, se si rientra nell’età per farla, ossia da 80 anni in poi. Ricordo che la quarta dose riduce di oltre il 99 per cento la mortalità. Inoltre, la mascherina, laddove c’è affollamento, è necessaria per proteggere le persone fragili”.

Cosa sappiamo della variante indiana

Ma cosa sappiamo della sottovariante di Omicron BA.2.75, intercettata in India, come in Nuova Zelanda e nel Regno Unito? Tom Peacock, virologo del Dipartimento di Malattie infettive dell’Imperial College London, ne snocciola alcune caratteristiche: “Probabile variante di seconda generazione, apparente rapida crescita e ampia diffusione geografica”. Una sottovariante che presenterebbe otto mutazioni aggiuntive sulla proteina Spike, stando a quanto riferito da Ulrich Elling, biologo molecolare dell’Institute of Molecular Biotechnology (Imba) di Vienna. Nel complesso, secondo quanto indicato dai dati diffusi su Twitter, risulterebbero undici le mutazioni che la distinguono da Omicron 5, ossia l’attuale variante più diffusiva. Eppure, il livello di attenzione deve restare alto: è di questo avviso Eric Topol, scienziato americano direttore dello Scripps Research Translational Institute di La Jolla, California, il quale evidenzia che le mutazioni notate su BA.2.75 “potrebbero rendere la fuga immunitaria peggiore di quella che stiamo vedendo ora”.

Nuova sottovariante Omicron: c’è chi invita alla calma

Nel calderone, però, c’è chi ripete che bisogna camminare con i piedi di piombo. Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di Statistica medica ed epidemiologia della facoltà di Medicina e chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma, confessa all’AdnKronos Salute che sulla nuova sottovariante Omicron “non ci sono ancora dati scientifici che dimostrano una maggiore contagiosità rispetto a Omicron 5. Noi la stiamo già studiando, ma è presto per azzardare una conclusione. Visto che i dati sono scarsi, eviterei di fare confusione e generare allarmismo in una situazione già delicata. Non abbiamo un calcolo dei potenziali di membrana di questa sottovariante – insiste – che potrebbe essere più contagiosa, ma da qui a dire che è già cinque volte più contagiosa ce ne passa. E sulla letalità non c’è proprio nessun dato. Quindi stiamo calmi, studiamo e cerchiamo di capire. Può essere una cosa importante o può essere come la Omicron 3, che è apparsa e scomparsa”. In finale, per il professor Ciccozzi “arriveranno altre sottovarianti e molte con escape immunologico. Il virus per sopravvivere in una popolazione vaccinata o che ha già fatto la malattia deve modificarsi. Noi dobbiamo studiare questi passaggi ed essere pronti”.

Chi deve fare la quarta dose

Per chiudere, resta in piedi il tema sulla quarta dose di vaccino: al momento nel nostro Paese la risposta non risulta molto significativa. Se prendiamo gli ultimi dati, solo il 28,8 per cento si è vaccinato mentre la nuova ondata potrebbe raggiungere il picco a metà luglio. Il professor Fabrizio Pregliasco, su Repubblica, nota che sia il ministero, sia l’Istituto Superiore di Sanità e sia l’Agenzia del Italiana del Farmaco (Aifa) indicano che “la massima priorità resta quella di vaccinare chi non ha ancora ricevuto la terza dose e di somministrare la quarta a quei soggetti con marcata compromissione della risposta immunitaria legata a patologie croniche o trattamenti farmacologici e ai soggetti sottoposti a trapianto di organo”. Con l’aggiunta: “È un peccato non cogliere l’opportunità di usufruire del loro diritto a fare la quarta dose, proprio in questo momento in cui il virus sta accelerando di nuovo”. Nel dettaglio, rimarca Pregliasco, “la quarta dose fa aumentare gli anticorpi in modo rapido: dopo 8 giorni sono già al massimo. Si stima che l’ondata avrà il picco fra il 15 e il 30 luglio, con 150mila casi. Poi però impiegherà tutto agosto per scendere. E due mesi è la protezione offerta dalla quarta dose”.

Come prenotare la quarta dose

Le informazioni per prenotare la quarta dose, per la cronaca, sono simili a quanto già indicato giù in precedenza nel corso della campagna vaccinale. In sostanza, in base alla regione di residenza, ci sarà la possibilità di servirsi del portale regionale on-line sui vaccini, del portale di Poste Italiane, dei call center regionali ad hoc, dei Cup regionali. Oppure, sarà necessario utilizzare il proprio Fascicolo sanitario elettronico.