Vittorio Feltri, Lady Franchi e le saponificatrici

Le femministe odiano chi dice loro la verità”. L’attacco alle “vichinghe del pensiero unico” viene da Vittorio Feltri. Il direttore di Libero le ha apostrofate senza mezzi termini “cretine”. E ha spiegato che molte delle ottuse campagne dipendono dal fatto che sono “brutte”. La prima reazione è che Vittorio Feltri sia un tardo maschilista, ma bisogna conoscerlo “il nostro dandy del giornalismo italiano”. Io ci ho lavorato a “Il Giornale”, quando successe a Indro Montanelli. E posso testimoniare che raramente si può trovare un uomo come lui, retto e giusto con le giornaliste. L’uscita stizzosa dipende dal fatto che Feltri detesta la volgarità.

Cosa ha suscitato cotanta indignazione? Nella polemica entra in scena un altro genere di “domina”: Elisabetta Franchi, 53 anni, imprenditrice di moda con un fatturato di 131 milioni di euro, 15 mono-marca in Russia, dunque una lady di ferro. Sarebbe a dire una donna che combatte da uomo, che utilizza un linguaggio definito “maschilista” e uno stile considerato “dispotico”. “Le donne le prendo, le metto” è solita dichiarare senza cura di volgere al femminile ogni ruolo o etichetta. Una manager senza fronzoli alla Marisa Bellisario del suo omonimo brand mondiale nell’evanescente e miliardario settore del luxury. Benché nelle sue aziende l’80 per cento delle occupate siano donne, a un convegno del Foglio, intervistata da Fabiana Giacomotti, Elisabetta Franchi ha detto: “Quando decidi di mettere una donna in una carica importante, se è davvero un posto molto prestigioso poi non ti puoi permettere di non vedere quella persona per due anni. Io da imprenditrice spesso ho puntato sugli uomini. Oggi le donne le ho coinvolte, ma quelle sopra una certa età, quelle “anta”, perché se dovevano sposarsi o fare figli hanno già concluso questi passaggi”. Ragionamento tutt’altro che scandaloso, ma stringi-stringi il messaggio passato è stato che alla Franchi “assumono solo donne anta, perché hanno fatto figli”. Le commissarie del femminismo sono scattate col manganello scatenando una valanga di accuse.

L’esito è che la titolare è stata denunciata per comportamenti antisindacali dalla Cgil e ha dovuto fronteggiare un attacco concentrico. Alessandro Gassmann ha guidato un boicottaggio: “Le clienti under 40 cessino di acquistare i suoi prodotti”. L’ex ministro Marianna Madia ha stigmatizzato l’uscita come “una somma di stereotipi sciocchi”. L’attivista Cathy La Torre ha risposto con lo slogan “avere un utero non è una colpa”. E Selvaggia Lucarelli ha paragonato l’intervento a “una macchietta alla Checco Zalone”.

Dalla parte della Franchi si è schierata a spada tratta la sorella Catia, che ha profilato le origini semplici di Elisabetta: quarta di cinque figli, dietro una mamma di ferro che ha tirato avanti da sola la famiglia e un curriculum sbalorditivo. Diplomata con grande sacrificio all’Istituto Aldrovandi Rubbiani di Bologna, l’imprenditrice qui ha mosso i primi passi nella moda, mantenendosi con lavori saltuari, come la commessa, professione che le ha insegnato a prestare attenzione al gusto e alle esigenze delle consumatrici. Poi una escalation di tappe e di titoli fino all’exploit: i suoi abiti e il suo stile vestono celebrità internazionali del calibro di Angelina Jolie, Kate Hudson, Jessica Alba, Emily Blunt, Jennifer Lopez, Lady Gaga, Kendall Jenner, Dita Von Teese, Kourtney Kardashian, per citarne alcune.

Questa sarebbe una nemica delle donne? Il ragionamento di Elisabetta Franchi sulla parità e la carriera poggia sulla convinzione che in posizioni apicali siano da preferire donne sopra i “40” soprattutto per loro, perché hanno già superato il giro di boa del matrimonio, della gravidanza e spesso della separazione, tappe che investono energie e avere successo non deve diventare stress, sacrificio, nevrosi. “Accuse tardofemministe” le ha etichettate Vittorio Feltri, sostenendo che nella sua esperienza le quarantenni sono in genere più equilibrate e capaci. E le cinquantenni più formidabili dei colleghi uomini. Poi, con il suo noto sarcasmo, ha concluso: “Se invece il problema è fare una scopata, allora l’età può scendere fino a diciotto anni. Se lei ci sta”.

Il femminismo è stato indubitabilmente un processo che ha scosso la società, ma quando scade nel cretinismo ideologico arrogante, come in questo caso, le sventate paladine della parità si rivelano, oltre che stolte, pericolose “saponificatrici del talento”.