Le donne protagoniste, la parità di genere, la maternità naturale

Il mondo recente è stato guidato da donne presidenti molto capaci e alcune controverse come Benazir Bhutto, Indira Gandhi, Golda Meir, Sirimavo Bandaranaike, Aung San Suu Kyi. Ne seguono moltissime altre in numerose aree dell’azione umana. Va notato che, nel cosiddetto “Secolo breve”, le donne al vertice sono state nominate prevalentemente in Oriente. L’Occidente può ricordare qualcuna nel Medioevo e nel Rinascimento (fra le quali: Eleonora d’Arborea, Caterina de’ Medici, Elisabetta di Inghilterra) e, in misura notevolmente inferiore, nel cosiddetto Occidente progressista, Blm, neomaccartista oktosex genderista (Lgbtquia), globalista, ecologista, buonista, immigrazionista, che ha espresso, molto tempo dopo, il primo ministro Margareth Thatcher e Theresa May in Inghilterra e qualche altra premier in piccoli Stati europei.

Questo dislivello dimostra ancora una volta che la questione di genere è una gigantesca mistificazione, così come oggi viene orchestrata ad usum delphini. Detto con più chiarezza: in Occidente sul tema si producono molte chiacchiere, una propaganda martellante ma niente di concreto: le donne talvolta accedono a livelli molto alti ma sono del tutto assenti dentro le stanze degli alti comandi. Questo andamento induce ad una riflessione: a misura che la società muta, la cosiddetta parità è compiuta nei settori che stanno per andare in decadenza, me è quasi totalmente esclusa nelle vere catene di comando. La questione delle reali pari opportunità deve iniziare dal mondo del lavoro, dalla cultura, dalla formazione scolastica, dalla gestione economica.

Non va meglio nel genderismo. Attualmente, il reclutamento degli attori nel settore cinematografico e teatrale deve reclutare, con il bilancino alla mano, un numero eguale di uomini, di donne, di oktosex (Lgbtquia). Lo stesso accade nella politica dove – a prescindere dai contenuti programmatici politici – ogni candidato deve essere accompagnato da una donna (pensiamo allo sketch di Carlo Verdone: “N’omo, ‘na donna …”). In ogni pubblicità commerciale e istituzionale deve esserci una presenza esotica, anche se il prodotto reclamizzato o il tema descritto non ha alcuna correlazione simbolica ed economica. L’esotica deve essere incastrata per forza! Il neo-maccartismo di provenienza angloamericana lo esige!!!

Sono forzature demagogiche che non tengono in alcun conto dei tempi di maturazione dei processi sociali di civilizzazione (cfr. Michel Foucault, Saskia Sassen, Ida Magli e Hans Jonas fra i molti). Ne consegue che l’ossessivo martellamento propagandistico genderista ha un tasso di credibilità inversamente proporzionale alla pressione esercitata sulla popolazione, generando effetti contrari sempre più dilaganti ai quali gli alti comandi globalisti buonisti green rispondono con l’odio e il disprezzo tipico degli “onusti della verità irrogata dall’alto” e con il controllo di sorveglianza di massa che oggi culmina con la vigilanza tecno-sanitario documentale a distanza in scuole, ospedali, aeroporti, stazioni ferroviarie, alberghi, concerti, stadi, ecc. che tende a ghettizzare coloro che esprimono dubbi o non si conformano alla vulgata prevalente del momento, in aperto disprezzo delle tutele nazionali ed internazionali in tema di atteggiamenti discriminatori, in questo caso non attivati!

Purtroppo, siamo solo agli inizi di un processo di demolizione socio-tecno-economico che investirà anche le donne che oggi generano figli invece di procurarseli presso la filiera buonista globalista dell’adozione e dell’utero in affitto o delle incubatrici. La società attuale sta avverando l’articolazione parentale presente in tutti i film di Disney: la madre naturale è morta o è assente, tutti sono zii e nipoti, il padre è di solito un innocuo svampito che ama morbosamente la figlia (incesto latente?). Una società dove non ci sono le madri naturali, i personaggi esistono, agiscono, nascono ma non si sa da chi. Il prossimo bersaglio del sinedrio tecno-securitario-sanitario sarà la maternità naturale che è il fondamento della struttura solidaristica antichissima familiare non è compatibile con una cultura di morte dove imperano (spacciate per libertà conquistate) l’eutanasia, il suicidio assistito, e l’aborto libero. Le madri naturali sono da tempo il bersaglio dell’asse genderista, sono fuori posto nel quadro di disarticolazione della società che deve essere composta da umani asessuati isolati e davanti a una tastiera, senza solidarietà, senza cooperazione, senza confronto intellettuale, senza possibilità di opposizione collettiva, senza socialità. In un mondo simile, post genderista, intraspecista, transumanista, essere madri naturali e costituire un nucleo familiare è una bestemmia eversiva che va estirpata con qualsiasi mezzo, soprattutto, con la violenza psicologica aggravata e continuata. L’operazione è coperta dalla dilagante e pervasiva commercializzazione delle nascite e della medicalizzazione ossessiva avente lo scopo di incutere terrori che inducono alla sterilità sociale. Non crediamo al caso, tutte queste fasi sociali sono puntualmente determinati a tavolino.