Il colore rosso colpisce anche gli operatori sanitari

Medici, infermieri, operatori sanitari, visibili all’occorrenza e invisibili riguardo ai propri diritti. Una storia senza fine, aggravata dall’insufficienza di protezioni adeguate sul posto di lavoro, dalle aggressioni fisiche e verbali di cui sono molto spesso vittime e non ultimo in ordine di assurdità, dalle accuse di quei loro colleghi in costante passerella televisiva. Ma la passerella quotidiana sembra non bastare, occorre alzare il tiro in una gara a chi la spara più grossa. Ed ecco allora l’incitazione all’odio, il definire “disertori” quanti tra i camici bianchi esprimano dubbi e perplessità sul vaccino ed arrivando, infine, quasi alla suggestione della fucilazione in pubblica piazza come avveniva in tempo di guerra.

Si è aperta la caccia al personale medico-sanitario insieme a quella della pernice e della volpe: per iscriversi non serve una licenza venatoria, può bastare un tesserino ordinistico, qualche titolo accademico non sempre corrispondente alla realtà, avere acquisito popolarità mediatica, essere paladini del pensiero unico totalizzante.

Ecco che si erge il novello defensor fidei, l’agguerrito paladino della tele-pandemia. Speriamo non arrivi il momento, nel quale anziché mascherine ed altri dispositivi di protezione, magari non taroccati, bisognerà accontentarsi di una pacca sulla spalla come momento di vicinanza e solidarietà buonista. Quanta premura e solidarietà per i traghettatori delle navi Ong che attraccano a Lampedusa. Quanta rigidità normativa e sanzionatoria, invece, per quanti osano sfidare il colore rosso del blocco che sta uccidendo l’economia, le famiglie e l’Italia.

@vanessaseffer