Tutti i megabyte versati sulla contessa Antonella Carnelli de Micheli Camerana sono intrisi di stupore per questo nuovo corso di Repubblica, in cui il radical-chicchismo esplode con pacchianeria fantozziana.

Ma, forse per rispetto al blasone della testata che fu scalfariana all’epoca in cui ancora la sinistra esisteva, nessuno scalfisce la superficie e, al massimo, si arriva a scoprire che dietro Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, la contessa fa Exor-Fca-Gedi, quest’ultima editrice, guarda caso, di Repubblica.

Certo, il giornalismo è bizzarro. Si cerca disperatamente uno spunto per far notizia. E quando questa signora dipinge paesaggi liguri piagnucolosi come rifugio contro il deserto milanese, la follia è tale che si resta ammutoliti. Così nessuno si sogna di mettere a confronto morti e sfacelo sociale, con la dolorosa rinuncia della contessa a scendere nella piazzetta di Portofino che preferirebbe animata.

Nessuno si è posto la domanda più banale. Asservimento all’editore, va bene. Maurizio Molinari, uomo Fiat fin dai tempi della Stampa, che tratta il concetto di sinistra come sottinteso privo di tracce visibili, e va bene.  C’è, però, da capire perché. Perché? Cui prodest?

Un due colonne di poche righe, persino firmato da tale Massimo Minella, in cui, per sollevare la contessa dal Profondo Nulla si cita il minimo sindacale: presiede una onlus benefica. Quando si usa una pur debole attenuante lo si fa per ridurre la colpa, che è quella di sentirsi triste in una Portofino sottotono, senza I found my love.

Ma la colpa, di solito, la sottolinea un detrattore, non un vassallo che con malcelato imbarazzo pubblica un’intervistina da giornaletto scolastico, per giunta odorante di colpo su commissione. È qui la notizia: contessa masochista ordina “insultatemi, rendetemi ridicola!”. E Repubblica, con professionalità, ci riesce molto bene.

Un particolare è dalla sua parte: la nobildonna è stata vaccinata, ma chi dovrebbe animare la sua piazzetta, no. Dunque, governo ladro, povera contessa, viva i giornali antifascisti che difendono i valori democratici di chi vorrebbe scendere in piazza. Beh, non esageriamo, in piazzetta.