Sos suicidi

I suicidi costituiscono oggi una emergenza sociale che investe senza distinzioni persone di tutte le età e appartenenza culturale. Senza dubbio il fenomeno non è trascurabile e, in quest’ultimo periodo di distanziamento sociale, i casi sono in continuo aumento. Per arginare questa piaga sociale, occorre fornire risposte forti, capaci di risalire alle radici del fenomeno e creare una sinergia relazionale e di collaborazione tra le istituzioni, forze di polizia, i servizi sanitari e sociali, scuola, associazioni private.

La Regione Veneto sembra molto attiva in questo ambito: è stato istituito un numero verde anti-suicidi (800.334.343) attivo sette giorni su sette, finanziato dalla Regione stessa, che fornisce consulenza oltre a sostegno psicologico. Il progetto, nato a livello sperimentale negli anni dei suicidi degli imprenditori a rischio di fallimento e successivamente potenziato, fa parte del nuovo programma regionale socio-sanitario 2019-2023 al capitolo prevenzione e promozione della salute. Il servizio offre una prima risposta a persone e familiari in crisi, a pensionati, disoccupati, persone con problemi di dipendenze, vittime del gioco d’azzardo e della violenza di genere, adolescenti e giovani in crisi. A queste categorie a rischio si sono aggiunti nel 2020-21 le vittime della pandemia, coloro che non riescono a sopportare distanziamento sociale, solitudine, incertezza, preoccupazione, tracolli economici.

Per far questo è stata istituita una linea telefonica di soccorso emergenziale, a servizio gratuito, per fornire supporto ai cittadini che stanno vivendo un momento di profondo smarrimento individuale e sociale: l’obiettivo è aiutare le persone a uscire dall’isolamento e a superare il sentimento di vergogna, attraverso un maggior senso di appartenenza alla comunità di coesione sociale. I nuovi soggetti a rischio negli anni della pandemia sono numerosi, fra questi spiccano l’imprenditore angosciato dai debiti, il sofferente di disagio mentale che esplode durante l’isolamento, il paziente Covid positivo che teme di morire o di contagiare i suoi cari, i sanitari che lavorano nei reparti di terapia intensiva, con turni terrificanti.

Mentre le cronache dei mesi di pandemia raccontano tante storie di sofferenza, gli psichiatri lanciano l’allarme: da marzo a settembre 2020, l’Agi stima che in Italia, a causa del Covid-19 vi siano stati 71 suicidi e 46, tentativi di suicidio. Nel 2021, due tragedie hanno sconvolto nel giro di poche ore il Trevigiano: un padre che ha ucciso il figlio e poi si è suicidato e una madre che si è gettata da un ponte col suo bimbo in braccio. Quest’ultima era una donna di 31 anni, che si è buttata nel Piave dal ponte di Vidor con il figlioletto di un anno e mezzo.

Oltre alle conseguenze della crisi finanziaria pesa anche l’isolamento sociale, ben diverso dal distanziamento necessario per il contenimento del contagio. La solitudine comporta un peggioramento di un dissesto psichico già presente che viene esasperato dalle difficoltà dettate dalla pandemia. Gli psichiatri stimano un incremento del rischio di suicidi e per prevenirli, oltre a saperne riconoscere i segnali premonitori, è necessario anche l’impegno dei media: parlare di suicidio in maniera corretta non solo non induce all’emulazione, ma può addirittura ridurre il numero delle vittime. Nonostante la difficoltà di quantificare in maniera precisa gesti che talvolta restano nella solitudine e nel dramma delle famiglie, le cronache degli ultimi mesi narrano molti casi di suicidio più o meno direttamente correlati a Covid-19.

Tra le principali cause, vi è sicuramente il disastro economico, ma non è l’unico killer”, poiché pesano notevolmente anche il senso di esclusione, il dolore fisico, l’incertezza dettati da un agente virale ancora poco conosciuto. La prevenzione, tuttavia, è sempre possibile, apprendendo a riconoscere, come già abbiamo detto, i segnali d’allarme e recuperando il significato di rete sociale, in questo difficile periodo di silenzio agghiacciante e di solitudine. Si può essere distanti ma vicini, stando accanto agli altri pur nel rispetto delle disposizioni anti-Covid più rigide. Inoltre, i servizi socio-sanitari non possono interrompersi ed è fondamentale, il ruolo della medicina di base e di chi si occupa di fare una diagnosi di Covid-19. Le persone positive più a rischio, infatti, come quelle sottoposte a trattamenti per disturbi mentali o quelle che versano in precarie situazioni di vita, devono essere segnalate alla rete di assistenza, per ricevere un’assistenza adeguata.

Il Covid-19 ha infettato milioni di persone in tutto il mondo e ha causato innumerevoli vittime, oltre a ridurre sul lastrico altrettanti soggetti. Parlare di voler morire, essere alla ricerca di un modo per uccidersi, sentirsi privi di speranza, considerarsi senza uno scopo, provare un dolore insopportabile, considerarsi un peso per gli altri, aumentare l’uso di alcol o droghe, agire in modo ansioso, agitato o sconsiderato, dormire troppo poco o troppo, ritirarsi o sentirsi isolati, mostrare rabbia e cercare vendetta, manifestare sbalzi umorali, sono campanelli d'allarme.

Purtroppo, molti di questi soggetti si percepiscono trascurati anche dai loro intimi, cosicché il “farla finita” pare l’unica strada per uscire dal labirinto del proprio dolore.