Novanta sfumature di paura

È normale avere paura della paura? È questa una delle domande che pone il filosofo ed accademico siciliano, Salvatore Natoli. La paura nasce dalla fragilità umana ma deve essere governata. Alla paura, afferma il filosofo di Patti, occorre reagire con le passioni positive, prossimità, mediazione e mitezza. Al tema della paura non poteva sottrarsi Andrea Camilleri nella raccolta del 2002 “La paura di Montalbano”. “L’inconscio di Montalbano – scrive Gianni Bonina in “Tutto Camilleri” – detta i modi della conoscenza e della rivelazione. Giunto a dover compiere l’ultimo passo, Montalbano si ferma come davanti ad uno strapiombo che gli procura un senso di vertigine, come se nel fondo ci fosse uno specchio che riflettesse la sua faccia rimandando l’immagine della paura”, che è appunto il tema su cui ruotano i sei racconti. Non è facile reagire con “prossimità e mitezza” quando la cronaca quotidiana ti pone di fronte a gesti efferati di ogni tipo: stupri, rapine, omicidi. Ancor meno facile se devi stare a casa, devi chiudere la tua attività o perdi il lavoro e di colpo ti trovi ad essere, nella migliore delle ipotesi, un cassintegrato oppure devi elemosinare 600 euro allo Stato: il contributo per poter sopravvivere. C’è un diritto ad avere paura? C’è un diritto a chiedere una maggiore sicurezza per quanti di noi chiedono di poter vivere in pace la propria esistenza, in casa, per strada, al lavoro? Continuiamo a porre queste domande ad alcuni ospiti, e sentiamo cosa ne pensano.

Beatrice Lorenzin, deputato del Partito democratico ed ex ministro della Salute

“La paura è un elemento dominante in questo periodo. Io ho avuto paura quando ho avuto il Covid, sono un essere umano. Sono stata ministro della Salute, coordino un think tank sui temi della sanità e sono responsabile di un forum sulla salute del Partito Democratico, tutte cose che mi portano ad occuparmi di sanità quotidianamente e si può immaginare che, sin dal primo momento della diffusione dell’infezione, sono stata in contatto con i maggiori ricercatori nel mondo. Nonostante io sia super informata, sin dai primi sintomi dell’infezione, mi sono guardata intorno, ho pensato alla mia famiglia ed ho avuto paura. Si gestisce, ho dovuto organizzare la quarantena per i miei figli e mio marito. Cosa fare, cosa succederà a loro, ai miei genitori anziani, il mio primo pensiero è stato questo. Ma quando sono rimasta sola a casa ed avevo i sintomi e la febbre, non posso negare di aver avuto paura. Anche se razionalmente sapevo quello che dovevo fare. Capisco che la paura principale di chi scopre di avere il virus sia la solitudine, l’abbandono, il non essere preso in carico. Per questo combatto perché i medici di famiglia assumano in carico i pazienti. Per quelli che non possono fare il tampone, che ci sia una telefonata, un’indicazione. La maggior parte dei pazienti hanno necessità di sentirsi dire da una persona competente cosa succede. La paura ci può far fare le scelte sbagliate oppure ci può portare a coltivare la rabbia. Sentimenti di cui non abbiamo bisogno. Cosa succederà dopo il Covid? Come cambierà il mondo del lavoro? Ci sarà ancora spazio per me? Cambierà molto, sicuramente. Sono queste le paure principali che hanno tutti nel mondo e si possono combattere sentendosi parte della comunità e cercando di ricostruire insieme dopo il Covid. Fino a che non ci sarà una cura. Non ci vorrà un giorno per questo, non possiamo pensare che la scienza vada a comando, la scienza ha i suoi tempi. Adesso ci stiamo occupando dell’emergenza e a come non lasciare i pazienti con cronicità da soli, a come garantire la diagnostica di altre patologie. Dall’altra parte, c’è il lavoro sul ristoro economico, per garantire un supporto e proiettare l’Italia fuori da questa situazione. Le patologie psichiche sono stressate e le abbiamo in aumento. Dobbiamo lavorare moltissimo sulla parte psicologica e psichiatrica della società e aiutarla. Il problema della comunicazione non è nelle restrizioni, sta in quella comunicazione violenta e divisiva in cui si butta benzina sul fuoco e si divide la comunità. I meccanismi psicologici, trattandosi di paura, cercano un nemico per quello che sta succedendo e poi in situazioni limite si ascolta ciò che si vuol sentire, non chi dice che ci saranno varie ondate finché non si trovano le terapie, oppure si estinguerà da solo come è successo con la spagnola. Il vaccino sta arrivando e lo avremo. Nel frattempo, dobbiamo convivere con una nuova modalità di vita. La frattura con le nostre abitudini, le certezze, mette in crisi tutti, figuriamoci chi ha già dei problemi, anche una dimensione familiare non solida, che non ha un supporto emotivo, un compagno o una compagna, dei genitori. Sono tutti elementi di fratture nella dinamica di ciascuno che si mischiano ai problemi economici. È come per i nostri genitori che ancora ricordano le bombe del '43. Non c’era da mangiare, c’era una paura enorme ma ne siamo usciti e usciremo anche da questo. Importante ritrovare uno spirito comunitario”.

Maurizio Talarico, imprenditore del settore tessile e produttore di cravatte sartoriali

“Essendo un fatalista di solito non ho paura. Ma sento la comunità scientifica che denuncia un virus meno aggressivo di marzo e i politici nazionali che agiscono con un eccesso di precauzioni in certi ambiti. Non sono d’accordo che la Calabria dovesse essere dichiarata zona rossa in prima istanza, considerando la situazione di altre regioni. Non si comprende se dietro c’è un progetto geopolitico. Sinceramente credo che questo virus sia già curabile, ci sono già farmaci che possono controllarlo e di fatto molti pazienti possono essere curati a casa. Dopo questa pandemia attendiamoci una crisi economica molto profonda, non so cosa di preciso genererà tutto questo. Molti lavoratori sono in cassa integrazione ma domani non hanno più questa né un lavoro. Il risveglio dell’Italia sarà nero ed è questo che terrorizza, ma gli italiani sembrano essere più concentrati sulla malattia piuttosto che pensare al problema che deriva da questa. Lo percepisce l’artigiano, il commerciante, il ristoratore, il proprietario della palestra, ma le persone ancora oggi non percepiscono del tutto la vera entità del problema. L’italiano è abituato all’idea di dover avere una casa di proprietà, uno dei traguardi tipici nel nostro Paese, ma anche questo sarà un sogno che si allontanerà. Il mio settore sta indubbiamente risentendo, noi per fortuna abbiamo una gestione familiare, relativamente piccola, ma le grosse aziende del lusso non sono esentate da questo dramma, come i piccoli, abituate a farsi la guerra fra di loro per accaparrarsi negozi di lusso nelle città più importanti del mondo: New York, Dubai, Milano, Londra, facendo investimenti importanti. Una crisi pandemica globale sferra attacchi mortali anche su queste grosse società, non risparmia nessuno. Così ci sono riduzioni drastiche del personale, chiusure di punti vendita. Ciritroveremo un mondo nuovo, sarà sconvolgente”.

Massimo Martelli, specialista in Chirurgia toracica e generale

“La paura è un sentimento, quindi è normalissimo che ci sia. Sarebbe strano sentire che qualcuno non ne ha. Ma una cosa è aver paura e una cosa è venir terrorizzati. Non ho mai creduto a chi sale sugli aerei senza averne anche un po’ paura. Adesso viviamo la paura del Covid. Ci costringono ad aver paura e questo è vergognoso. Personalmente sto seguendo oltre 50 pazienti che non vedo, ma che sento al telefono e poi per messaggio mi mandano la temperatura, la saturazione, ed io cerco di sapere come stanno. Avere un riferimento serve a togliere lo stato di ansia e di angoscia che assale in questo momento. Ne parlavo con un’amica psicologa, lei mi ha pure chiesto se ho paura, ma io ho risposto di no. “Ma come” mi ha detto “hai una certa età!”. Ma è proprio per questo onestamente che non mi pongo il problema della paura, io la mia vita l’ho fatta, se muoio ci sarà qualcuno che piangerà. M  per i giovani sono preoccupato. Abbiamo perso Gigi Proietti e mi sono molto dispiaciuto. Ma io mi dispero per chi muore o sta male a quarant’anni. Ho perso due strumentisti a causa del Covid. Il sentimento della paura va dominato, come tutti i sentimenti. Ci vuole un po’ di razionalità. Bisogna fare del proprio meglio per non prendere l’infezione, usando i presidi consigliati e lavandosi sempre le mani. I giovani vanno in un locale e non comprendono che all’interno con il muoversi di tante persone hanno più possibilità di infettarsi. Con il passare degli anni e l'esperienza, siamo più accorti. Anni fa mi trovavo in barca con amici. Anche con un mare piatto, un olio, se ci sono persone a bordo che non sono sicure di saperla gestire, hai paura. Ma sono stato in barca anche con persone molto pratiche, e ci siamo trovati in situazioni molto complicate, e non ho mai pensato che saremmo andati a fondo. La comunicazione, il modo di porgere i fatti e chi lo fa, è molto importante e non si capisce se non vogliono darla correttamente, perché lo scopo è terrorizzare oppure se non sono capaci di darla. L’uomo ha bisogno di riferimenti, di dove appoggiarsi, così la paura perde la sua forza. Mi ricordo di quando cominciai a fare il chirurgo, io non avevo paura nonostante la mia giovane età a fare gli interventi, quelle emozioni, la paura, la superavo con l’incoscienza della giovane età. Nel tempo subentrava l’esperienza che non mi faceva di certo sentire paura. Se andassi in camera operatoria avendo paura sarebbe un dramma. Se fai vedere al paziente che devi operare che hai paura, lui è morto prima. Tutti abbiamo paura di sbagliare, ma in linea di principio non ho mai avuto questo problema. Se hai la coscienza a posto, che fai quello che devi fare e non hai commesso errori, allora stai tranquillo. Non esco tutte le mattine con la paura di bucare una gomma, starei fresco! Una volta durante una conferenza di psichiatri ho portato una serie di riprese di miei pazienti sulle paure. Un padre era terrorizzato, perché il figlio doveva fare un certo intervento. Poi c’era un padre terrorizzato perché aveva un tumore e temeva di non sopravvivere e di lasciare due bambini piccoli. La paura è diversa a seconda delle circostanze. Ognuno vede dal suo punto di vista e la percezione della paura è differente a seconda di chi siamo”.

Maurizio Gasparri, Senatore di Forza Italia

“A me preoccupa di non riuscire ad avere il tempo o l’energia per fare tutto ciò che devo fare, in qualsiasi campo. Rispetto al problema attuale, la preoccupazione è che siamo gestiti da persone inadeguate nel momento peggiore della vita in Italia. Non ho vissuto il tempo della guerra, che dev’essere stata un'epoca drammatica e tragica, c'erano i bombardamenti e i civili stessi rischiavano di morire sotto le bombe nelle città. Ma per ciò che ho potuto constatare in questo tempo, per fortuna non direttamente, fra terremoti, inondazioni, sciagure naturali che hanno travolto diverse parti d’Italia, è che nessuno viene risparmiato. Stiamo vivendo un periodo pericoloso a causa della possibilità del contagio, ma non scordiamo che muore più gente di infarto o di tumore, basta vedere bene i dati del “Cinavirus”, come lo chiamo io, e confrontarli con quelli delle malattie che non si possono contagiare. Il problema di salute è di una persona e non può essere esteso ad un'altra persona. Qui invece c’è il rischio di essere contagiati e una piccola percentuale corre il rischio di morire. La preoccupazione, più che la paura, è quella di essere governati dalle persone peggiori nel momento peggiore. Non si mette a capo del Governo una persona a caso. Io sono indignato che Giuseppe Conte sia presidente del Consiglio. Non si mette qualcuno che non ha un sistema di relazioni, che non ha esperienza. Un'altra cosa che mi sconcerta, più che procurarmi paura, è questa confusione nelle voci della Scienza, duemila virologi, quello che si è candidato alle elezioni in Puglia, voci che si contraddicono tra loro, allora si dice che anche la politica si deve uniformare alla scienza, perché che ne sa il politico dell’andamento dell'epidemia. Giusto, vero, però ci sono state troppe voci contrastanti, misure e proposte diverse, una mancanza di una guida sicura e affidabile. Più che paura, c’è preoccupazione e confusione. La paura delle malattie, oltre che del contagio. Molte persone prendono questo virus in forma asintomatica, quindi forse è peggio contrarre una delle altre malattie che questa, che ha un indice molto basso di letalità e in grandissima percentuale non determina neanche sintomi. Il domani ci sarà, l’umanità ha superato guerre mondiali, bombe nucleari, la peste, che uccise i 2/3 della popolazione. La malaria, la spagnola che hanno fatto stragi. Il domani ci sarà, l’umanità avrà un domani e tutti pensano al proprio. Ma chi arriverà a domani, avendo fallito la sua attività, senza un lavoro vive di più questo stato di incertezza. Serve un progetto, un percorso. Molti dicono che nel pianeta siamo troppi, l’acqua e il cibo non sono sufficienti e tra qualche anno non ce la faremo, questo è un argomento ricorrente a prescindere dalla pandemia del Cinavirus. Ci sono scuole di pensiero, club culturali, che hanno previsto lo sfacelo dell’umanità, ma nonostante i grandi problemi che abbiamo, siamo ancora qua e la qualità di vita è pure migliorata. Ci sono sacche di povertà, c’è anche gente che muore di fame, ma rispetto al passato non è peggio. Poi ci sono i partiti della paura che infondono mille angosce su qualsiasi cosa: ghiacciai che si sciolgono, il mare aumenterà e ci inonderà, l’acqua potabile mancherà. Alcuni propongono la decrescita felice perché ritengono che un consumo eccessivo da parte di tutti sia portatore della fine, quindi tutti dobbiamo rinunciare a qualcosa. Dovevano scoppiare guerre nucleari, ma non si parla delle guerre fra regioni. Si è parlato poco della guerra Iran–Iraq che è stata tremenda, di orrore. Tuttavia, il mondo sta ancora qui”.

Francesco Schittulli, oncologo e presidente nazionale della Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt) 

“La paura è un oppio per le persone. Se infondi in modo mirato paura, le persone diventano succubi. Indipendentemente se ci troviamo in dittatura o in democrazia, se susciti paura nella comunità questa la asservi e l’unico modo di uscirne è se la contrapponi al coraggio e alla speranza. Siamo partiti da uno stato di ansia per poi sopraggiungere all’allarmismo e al panico. Una vera azione terroristica che ancora continua a livello mediatico. Per quanto riguarda la pandemia si sta trascurando l'altra pandemia, quella del cancro. Ogni giorno si emettono bollettini che riguardano il Covid ma c’è anche un bollettino che riguarda il cancro. Oltre mille italiani al giorno ricevono la diagnosi di cancro e in Italia muoiono 500 persone di questo, non di altro. Sarebbe opportuno che non si sottovalutasse questo dato, perché ciononostante abbiamo strumenti, lo sappiamo dominare, e con la diagnosi precoce possiamo sconfiggere il tumore, diventa aggredibile e guaribile. Se noi facciamo diagnosi tardive avremo una prognosi peggiore. La necessità di far sì che le persone si sottopongano regolarmente agli screening, invece di rinviare, è una priorità, perché abbiamo dato ulteriori elementi di paura alle persone, non facendole più avvicinare agli ospedali visti come luogo dove si può essere contagiati. Il rinviare dei controlli e delle visite comporta un pericolo enorme per la salute e per la vita. Saremo quindi responsabili di queste ulteriori morti legate all’indifferenza, all’insipienza, di patologie severe come il cancro. I virologi stanno sulle loro personali linee e chiavi di lettura, tra l’altro diverse, per noi oncologi la chiave di lettura è univoca, abbiamo una linea guida comune. Sappiamo come affrontare e come risolvere. Le donne sono più colpite dal tumore al seno, ha battuto anche i tumori maschili. Saranno circa 55 mila le donne che avranno quest'anno diagnosi di tumore al seno, queste le previsioni; per l’uomo il tumore più frequente è quello della prostata che supera il tumore del colon retto e il polmone, patologia che coinvolge anche le donne, specie a causa del fumo, poiché si è abbassata l’età dell’inizio della sigaretta in mano”.

Edoardo Sylos Labini, attore ed editore dei giornali CulturaIdentità e Off

“Si sta creando un regime orwelliano. C’è in atto una nuova inquisizione di chi non si schiera con il pensiero unico. Tutto questo passa per un universo simbolico fatto di restrizioni, divieti, paure, del vicino che può essere un untore, e la mascherina, la museruola, è un simbolo. Molti dicono che si tratti del Nuovo ordine mondiale che si sta definendo e noi lo abbiamo denunciato con il nostro giornale moltissime volte e non solo. Ho fatto anche uno spettacolo a Pescara qualche settimana fa dedicato a questo tema. Se nonostante tu abbia documentazioni precise, ma non sei allineato a loro sei un “negazionista” o che stai dicendo una fake news. Tutta questa paura resta sull’informazione, che marcia sull’80 per cento in mano al mainstream controllato dal pensiero unico del “politicamente corretto”, si può anche chiamare interesse economico-finanziario di lobby potenti di alta finanza che controllano l’informazione e i governi, soprattutto quelli delle sinistre europee, ma anche quello americano. Negazionismo non è una parola corretta, ma è perfetta per impaurire. Nessuno nega che esista il Coronavirus, ma si può combattere in un altro modo e la comunicazione ha un ruolo basilare in questo. La grande paura e la fragilità degli italiani, uno dei pochi popoli che non hanno reagito, diversamente ad altre nazioni dove appena hanno reintrodotto il lockdown e si sono rivoltati. Ci sono state poche presenze alle manifestazioni italiane dedicate, che poi sono state raccontate dai media in maniera stravolta. Questo Governo è artefice e al tempo stesso utile idiota. Intanto mentre instillano questa paura, Beppe Grillo a dicembre andava in giro con la mascherina. C’era un disegno”.

@vanessaseffer