Elkann vende ma vuole il “Sole”

Il Tirreno di Livorno è stato venduto e con esso anche le Gazzette di Modena e di Reggio e la Nuova Ferrara. I vertici del gruppo Gedi, guidati dall’imprenditore John Elkann d’intesa con il cugino, Andrea Agnelli, non hanno ascoltato le proteste dei redattori delle 13 testate di giornali locali che erano il fiore all’occhiello del principe Carlo Caracciolo, che con Eugenio Scalfari aveva fondato La Repubblica. I giornalisti hanno scioperato dieci giorni fa ed hanno affidato ai comitati di redazione altre cinque giornate d’astensione dal lavoro.

Il braccio di ferro va avanti. In un comunicato della Gedi è precisato che l’acquirente è la società Sae, rappresentata dall’imprenditore aquilano Alberto Leonardis considerata “una società che per affidabilità, progetti, intenzioni potrà offrire la migliore garanzia di continuità, rafforzando il prestigio di testate che per le loro storie e tradizione rappresentano una parte importante dell’editoria quotidiana”. Non la pensano così giornalisti e poligrafici, secondo i quali la vendita delle quattro testate smantella un modello d’informazione che ha avuto successo nei territori e che ha fatto registrare in tutte realtà risultati positivi economici e culturali.

Elkann e i suoi manager hanno fatto una scelta non convincente: mettere i giornali buoni (Messaggero Veneto di Udine, il Piccolo di Trieste, la Gazzetta di Mantova) da una parte e quelli meno buoni dall’altra perché meno strategici (Tirreno 77 giornalisti e 40 poligrafici, Gazzetta di Mantova con 16 redattori, Gazzetta di Reggio e Nuova Ferrara con 15 giornalisti ciascuna).

Un discorso da approfondire per i vertici Gedi va fatta per il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, Nuova Venezia e Mestre, la Provincia Pavese, il Corriere delle Alpi, la Sentinella del Canavese. L’obiettivo di Elkann e manager Gedi è quello di liberarsi di quelli che considerano “pesi a partire dalle basse tirature”. Come primo acquirente era stato fatto il nome di Andrea Monti Riffeser che è l’editore del gruppo Poligrafici con il Resto del Carlino, la Nazione, il Giorno e il Quotidiano nazionale. Essendo anche presidente degli editori (Fieg) sarebbe andato incontro ad un conflitto d’interessi. È stato così che la seconda scelta è caduta su Alberto Leonardis che già nel 2016 aveva acquistato dalla Gedi il Centro di Pescara per poi rivenderlo subito dopo. Ma anche qui una delle società legate a Leonardis gestisce una concessionaria di pubblicità.

Con la vendita delle quattro testate finisce la stagione dei giornali locali uniti in un unico gruppo editoriale, quello di Caracciolo-L’Espresso che era riuscito a possedere il controllo di ben sedici quotidiani. La partita era iniziata proprio dall’acquisto del Tirreno nel 1977 che aveva preso il posto dell’ex Telegrafo, a cui si aggiunsero l’Alto Adige, il Mattino di Padova e così via fino alla Nuova Sardegna. Negli stessi anni veniva rilevata e potenziata la concessionaria di pubblicità Manzoni che diverrà ben presto la “gallina dalle uova d’oro” dell’intero gruppo di via Po che ha macinato fino a 1500 miliardi di fatturato.

Perché Elkann vende? L’obiettivo è abbassare la quota dei giornali detenuti dal gruppo per avere spazio libero per nuove acquisizioni dal momento che la legge pone il limite del 20 per cento del Sic per ciascun soggetto. Secondo insistenti indiscrezioni, la meta è la conquista del Sole 24 ore, il giornale della Confindustria che naviga in difficoltà di capitale.