Il concorso Rai per novanta giornalisti

Sono arrivati da tutta Italia. Meta la Nuova Fiera di Roma. L’occasione della vita per 3722 candidati è la preselezione per l’assunzione di 90 giornalisti per le sedi regionali. La Rai ha previsto nel quadro del piano triennale di aumentare gli organici giornalistici e lo sta facendo attraverso due accordi con il sindacato interno Usigrai: la regolarizzazione di 240 giornalisti precari che svolgevano da anni il lavoro a tempo pieno nei vari programmi e la selezione attraverso il concorso di 90 giornalisti da inserire negli organici di radio e telegiornali dei territori sulla base di una revisione delle necessità operative.

Viale Mazzini intende compiere uno sforzo per ringiovanire i quadri essendo datata al 1979 (nascita delle terza rete) la grande immissione di giovani che come Federica Sciarelli, Bianca Berlinguer, David Sassoli, Francesco Giorgino si avviano tra i 55 e 63 anni. Alle 9 di sabato mattina sono iniziate le operazioni, non ci sono stati problemi di assembramento o di sicurezza.

I disagi non sono mancati: quattro chilometri per raggiungere il proprio banco per rispondere in sei ore alle 100 domande del questionario. Tutti in fila, incolonnati uno dietro l’altro con almeno un metro di distanza, centinaia di steward e agenti delle forze dell’ordine per far rispettare le norme anti Covid-19. Si temeva che il concorso potesse essere rinviato, c’erano state perplessità e critiche. Poi sono stati trovati 7 padiglioni della Fiera, accesso in tre turni, misurazione della temperatura, servizio di primo soccorso medico all’interno.

Individuato il padiglione, effettuata la identificazione, preso un pennarello per la prova, firmato il registro delle presenze, riposto il cellulare spento dentro una busta ecco la consegna da parte dei commessi e segretari (che indossavano dispositivi di sicurezza e schermati grazie ad una parete di plexiglass) del famigerato questionario da riconsegnare a fine prova sul tavolo della Commissione. Fatica psico-fisica per entrare nei primi 270 candidati, che potranno accedere alla seconda e terza fase per restare in 90 e che saranno inviati nelle sedi già individuate: 53 al sud, 23 al nord, 9 al centro, 5 nelle sedi delle regioni con minoranze linguistiche.

La procedura è molto selettiva per un contratto a tempo determinato che in gran parte si trasformerà a tempo indeterminato. Non è stato però ben individuato il piano di rilancio delle sedi territoriali e che tipo d’informazione verrà loro richiesta. Va ricordato infatti che la terza rete nacque nel 1979 con l’intento di sviluppare la realtà politica, economica e culturale dei territori ma che ad un certo punto con il direttore Sandro Curzi divenne il terzo telegiornale nazionale per venire incontro alle esigenze (lottizzazione) del Partito Comunista dell’epoca, anche se poi con Angelo Guglielmi la terza rete si caratterizzò sul piano dell’innovazione culturale.

L’altro filone messo a norma è quello dei tanti precari, programmisti e assistenti che facevano i giornalisti. Dalla fine di settembre è ufficiale: 240 partite Iva e altre figure professionali passano negli organici giornalistici, tra cui due terzi donne. In un momento di cattive notizie sul fronte dell’occupazione nel settore dell’editoria (stati di crisi, casse integrazioni, prepensionamenti) questo blocco di assunzioni acquista un aspetto rilevante anche per le casse in rosso dell’Istituto di previdenza dei giornalisti (Inpgi). Si chiude una storia che si trascinava da venti anni.