Spid, un miraggio

Gabriella Di Michele, direttrice generale dell’Inps, in un’intervista alla nostra Federica Pansadoro, ha annunciato che l’ente non emetterà più Pin, ma passerà allo Spid, il Sistema Pubblico di identità Digitale, con cui si potrà accedere ai servizi on-line della Pubblica amministrazione – e dei privati che aderiranno – con un’unica identità, composta da username e password. Ovviamente dopo si farà tutto tramite computer, smartphone e tablet. E fin qui, una meraviglia. In questo periodo, poi, con il Covid come unico pensiero, si può sognare di risolvere qualsiasi problema dalla nostra casa confortevole e sanificata.

Gli operatori assicurano che le chiavi per connettersi possono essere ottenute da remoto. Infatti, come tutti sanno, l’Italia è un Paese in cui sessanta milioni di abitanti, ultra ottantenni compresi, si muovono fra le tecnologie avanzate come nel tinello di casa. È semplice, dicono: basta far richiesta a uno degli operatori abilitati che si trovano su internet comunicando un indirizzo e-mail, il numero del proprio telefono mobile, un documento d’identità ed il codice fiscale.

Abbiamo provato tre operatori dei nove segnalati. Su uno stendiamo un velo pietoso nella speranza che impari i fondamentali prima che la gente inizi a richiedere il servizio. Il secondo è Poste Id: occorre innanzitutto scaricare l’app, in seguito compilare quello che è giusto, anche se non proprio semplice come dicono. Peccato che il sistema abbia falle di cui l’utente non ha colpa. Ad esempio, nel caso di residenti all’estero, non riconosce tutti i codici postali stranieri, naturalmente obbligatori. Così, pur inserendone uno correttissimo, si blocca. Non resta che scrivere chiedendo aiuto, ma dopo diversi giorni, nessuna risposta. Troppe segnalazioni? Chi ha commesso l’errore non sa come rimediare? Nel dubbio, traslochiamo in Aruba, dove, come sempre, è necessario registrarsi, e la navigazione è un provare per credere. Il sistema “dimenticaid e password, che l’utente rinnova, ma poi vengono ancora respinte. È scoraggiante per gli avvezzi, figuriamoci per i novizi. Tuttavia, dato che Aruba è una società seria ed esperta, è probabile che rimedierà in breve tempo. Intanto, almeno risponde alle segnalazioni e risolve.

Ma se l’identità digitale serve per fare tutto via internet, i documenti per controllare l’identità stessa di chi la richiede, sono un po’ difficili da inviare. Il controllo può avvenire trasmettendo la Cns, Carta Nazionale dei Servizi, oppure la tessera sanitaria “con Cns”. Va bene anche la carta d’identità elettronica, ma in ogni caso occorre avere un lettore Nfc, che, ovviamente, tutti sanno che cos’è e hanno in casa.

Siete gli unici a non avere tutto questo? Niente paura, basta una firmetta. Digitale, naturalmente. Ci sono diversi modi di apporre una firma digitale, ma non tutti sono accettati: il sito spiega che, dopo avere scaricato il modulo di adesione Spid in formato pdf, cliccandolo sull'apposito link e salvandolo sul pc si può firmare. Ma utilizzando il formato p7m. Per chi non lo conosce c’è una valida spiegazione fra parentesi: è una busta crittografica Cades. Ora sì che è tutto chiaro, no?

Infine, si getta la spugna. Se mai fossimo riusciti a completare la compilazione, rinunciamo all’identità on-line e andiamo, dietro prenotazione fatta con l’antico telefono, in uno degli studi che Aruba indica, muniti di modulo compilato e documenti personali, poi paghiamo cinque euro e tagliamo il traguardo. Covid o non Covid, siamo costretti a muoverci per non muoverci. E di tutto questo non hanno colpa gli operatori ai quali ci rivolgiamo, la colpa è di uno Stato fanfarone che vive di slogan e di finto progresso. Di tutto questo scriviamo adesso, all’inizio di una storia ancora in fase pionieristica. Ma fra qualche mese lo Spid non sarà più una primizia, sarà una necessità impellente. Dunque, se non si troveranno adeguati rimedi, milioni di italiani intaseranno le Poste e tutti gli uffici che troveranno per uscire dal panico tecno-burocratico creato da chi promette quello che non ha.