La farsa dell’oggettività

La regola della tradizione giornalistica inglese secondo la quale i fatti vanno separati dalle opinioni è certamente lodevole. Tuttavia, in termini di cronaca generica e soprattutto politica, il suo rispetto è praticamente impossibile. Un buon esempio è dato dal recente assassinio del sacerdote di Como. L’evento, di per sé, è un triste ma purtroppo ricorrente episodio di criminalità ma la figura dell’assassino, reo confesso che doveva ovviamente essere descritto dalla stampa, ha generato una singolare forma di oggettività. Nel loro sito Internet, il Giornale ha titolato “Prete ucciso in strada a Como: è stato accoltellato da un tunisino” mentre il Corriere ha preferito comunicare “Como, il prete degli ultimi ucciso in piazza con una coltellata: fermato un senzatetto”. Ora, è sicuro che ambedue le notizie colgono due aspetti oggettivi riguardo l’aggressore ma è altrettanto evidente che la scelta dell’uno o dell’altro rivela orientamenti in qualche misura influenzati dalla visione politica circa l’immigrazione, clandestina o meno che essa sia.

La completezza dell’informazione generalmente non viene meno, perché, leggendo l’articolo del Corriere, si viene comunque a sapere che il colpevole è tunisino così come, leggendo quello del Giornale, si apprende che era un senzatetto. Ma è il titolo ad attirare, o meno, l’attenzione e, per così dire, a mettere le mani avanti sull’interpretazione dell’evento. Forse il titolo più corretto avrebbe potuto essere “Sacerdote comasco assassinato” lasciando al lettore la decisione di saperne di più leggendo l’intero articolo e le possibili valutazioni di ordine sociale.

In effetti la valutazione esplicita che un titolo propone è inevitabile quando si tratti, come nel caso del Giornale, di un organo apertamente schierato sul piano politico, ma di fatto lo è anche per un quotidiano che fa dell’oggettività la propria ragion d’essere, a meno che sia composto da giornalisti senza idee o valori. Il termine ‘senzatetto’ rivela con chiarezza la riottosità del Corriere ad indicare sin dal titolo la provenienza dell’assassino, nell’evidente intenzione di non contribuire ad aumentare l’ostilità pubblica nei confronti degli immigrati. Apprezzabile intenzione, ma che rischia di trasformarsi in colpevole ipocrisia poiché la nazionalità del criminale è comunque nota e solo chi possiede scarsa capacità critica si soffermerà sulla sua situazione di persona senza dimora, quasi si trattasse di un’attenuante.

È ovvio che, se l’assassino fosse stato un italiano, nessun quotidiano avrebbe titolato “Italiano uccide un sacerdote di Como” mentre avrebbero tutti messo in luce la nazionalità, che so, francese o olandese, perché, alla fine, una notizia è tanto più rilevante quanto il fatto è meno probabile. È dubbio che la posizione di ‘senzatetto’ sia più improbabile di quella di ‘tunisino’. La conclusione più ragionevole è che i quotidiani più grossi, che vantano sempre la loro fedeltà al principio di oggettività e persino di neutralità, finiscono per schierarsi comunque da una parte o dall’altra, ma attraverso procedure ambigue e sotterfugi che possono trarre in inganno il lettore.