Raccomandate, multa dell’Antitrust a Poste Italiane

L’Antitrust è dura con Poste Italiane: è di 5 milioni la sanzione che chiude una istruttoria sulla “mancata consegna” di raccomandate lasciando un avviso di giacenza “nella cassetta postale anche quando sarebbe stato possibile consegnarla nelle mani del destinatario”: e per “l’estrema gravità e frequenza della pratica ed i notevolissimi danni arrecati ai consumatori - sottolinea l’Authority - la sanzione è stata irrogata nella misura massima”.

È altrettanto dura la replica di Poste che ritiene “inaccettabili” alcune osservazioni dell’Antitrust e, in particolare, giudica “sconcertante il riferimento a gravi danni al Sistema giustizia del Paese”. Per l’azienda guidata dall’a.d. Matteo Del Fante è poi difficile da digerire, dopo l’esperienza degli ultimi mesi, un accenno dell’Antitrust a disagi per i clienti durante il lockdown: il lavoro nell’emergenza Covid-19 “in ogni zona del Paese ed in ogni condizione senza mai interrompere attività essenziali” è un impegno che Poste “rivendica con orgoglio”.

Quanto agli avvisi di giacenza l’azienda calcola che nel 2019 i reclami sono stati pari allo 0,00008 per cento su 120 milioni di raccomandate: mille reclami, una incidenza considerata “del tutto fisiologica”. Sullo sfondo c’è anche il tema dei confini di competenza con l’Authority di settore: per Poste l’assenza “di condotte anomale nel servizio di recapito delle raccomandate” è stata “ripetutamente e formalmente” confermata anche dall’Autorità per le Comunicazioni.

In sintesi l’Antitrust contesta che la “mancata consegna di raccomandate” smentisce “tempistica e certezza enfatizzate nei messaggi pubblicitari”, una “promozione risultata ingannevole”: è il presupposto per una sanzione per pratica commerciale scorretta che, probabilmente, l’Authority avrebbe voluto ben più salata; sottolinea infatti che una multa da 5 milioni, il massimo, “non risulta deterrente” per una azienda con un fatturato che nel 2019 ha sfiorato i 3,5 miliardi.

I “danni” contestati a Poste vanno ben oltre “l’inammissibile onere a carico dei consumatori costretti a lunghe perdite di tempo e di denaro per poter ritirare le raccomandate non diligentemente consegnate”, per l’Antitrust vanno considerati anche i “gravi danni al sistema giustizia del Paese per i ritardi dovuti ad errate notifiche nell’espletamento dei processi, soprattutto quelli penali, con conseguente prescrizione di numerosi reati”. Non è un’accusa leggera: per l’azienda “lascia esterrefatti”; le notifiche, ribatte, “mai sono state oggetto” dell’istruttoria”, “come dovrebbe essere noto” è “un servizio del tutto differente dalle raccomandate”. Da Poste è in arrivo un ricorso al Tar.