Il mondo post-Covid e il virus del populismo

Il Populismo è la malattia senile dei Popoli” (cit. Anonimo). Più che altro è un virus che fa concorrenza al Covid-19 procurandoci analoghi disastri socio-economici, oltre che contribuire a sviluppare gravi malattie mentali “gemellate” come l’attuale sinistrismo iconoclasta (che confonde la Storia con la Morale) per cui, alla fine, nessuno rimarrà sul piedistallo tranne, temo, baluardi della libertà dei popoli come Lenin, Stalin, Mao e loro pari.

Ma davvero è tutta colpa di movimenti del tipo “Black Lives Matter” e dei loro ridicoli emuli in questo resto di Occidente invertebrato? A loro come a noi la Storia, quella vera, non ha insegnato un bel nulla. Basterebbe, ad esempio, ristudiare a fondo Weimar, e con lei le conseguenze del Trattato di Versailles che sigillò la pace del 1919 imponendo durissime condizioni alla Germania sconfitta. Circostanza quest’ultima che nutrì il revanscismo e il nazifascismo hitleriano, poi definitivamente sconfitto nel 1945 con la sua coda velenosa di decine di milioni di morti. Da lì, partì come se nulla fosse il devastante effetto secondario della Guerra Fredda, conseguente alla brillante invenzione del Trattato di Yalta che arrecò alla Terra lutti infiniti “a rate” (cit. Papa Francesco), malgrado che quel genio del Gen. Patton avesse capito tutto alla fine del 1945, sollecitando Dwight David Eisenhower (allora comandante in capo delle forze militari Usa) a invadere un’Unione Sovietica ridotta allo stremo delle forze per tenere in piedi la sua economia di guerra.

E invece fu necessario attendere il 1991 con la pseudo vittoria di un turbo-capitalismo scatenato che causò immensi lutti generazionali all’Umanità colpendo, in primis, una Russia uscita economicamente distrutta dalle liberalizzazioni forzate e, poi, tutto l’Occidente a seguito dei disastri socio economici del crollo di Wall Street nel 2008 a causa della crisi dei mutui subprime. Anche oggi, il primo che chiamerà “banco” scoprendo le carte di questa immensa, fittizia ricchezza di cartone (alimentata dalla finanza speculativa e dalla enorme massa di derivati, pari a decine di volte il Pil mondiale!) causerà il temutissimo effetto domino pari a migliaia di volte le conseguenze sociali dei disastri nucleari di Hiroshima e Nagasaki. Ma i gattini ciechi della Storia-Gatta sono ancora tutti da scoprire, pur avendo un chiarissimo epicentro. Gli eventi scatenanti furono i seguenti: 4 Giugno 1989, Strage di Tienanmen voluta dal dittatore “illuminato” Deng Xiaoping (quello della Economia socialista di mercato guidata dal Partito unico comunista cinese); 9 novembre 1989 caduta del Muro di Berlino. Ma mentre quest’ultimo cancellò una faccia del Giano bifronte del Comunismo mondiale, nessuno volle rivangare nel caso del primo la storia del Pericolo Giallo¸ perché il gattino cieco dell’Occidente nascose la luna della dittatura comunista cinese illudendo tutto il mondo (e soprattutto se stesso!) che, alla fine del suo percorso di rinascita socio-economica, la Cina ex contadina e progressivamente industrializzata sarebbe diventata un Paese libero e democratico come il resto del mondo, grazie all’ingresso nel Wto e alla competizione libera sui mercati internazionali.

Quel parto accecato fu favorito in massima parte dall’intellettualismo dominante del politically correct (che crede nella redenzione dei più inguaribili delinquenti stragisti, tacendo da decenni sugli orrori del Jihādismo e del radicalismo islamico, sessuofobico, genocidiario e antifemminista!), sul modello scellerato del Fukuyama-pensiero della Fine della Storia. Solo a Covid-19 conclamato venuto da Wuhan (di cui i più, come me, ignoravano persino l’esistenza sulla carta geografica, ma non i milanesi dei danè!) abbiamo deciso che, forse, era ora di riprenderci qualche diottria parlando in questo scorcio di anno di de-coupling. E questo soltanto perché ci siamo accorti che, guarda caso, le produzioni strategiche farmaceutiche, con annessa fabbricazione degli strumenti sanitari di emergenza, sono stati delocalizzati in Cina! Pechino, prima e durate il Covid-19, invece, non si è fatta nessuno scrupolo di nutrire il suo nazionalismo depredando l’Occidente per tramite, nell’ordine: del trasferimento coatto di know-how (altrimenti le joint venture con la Cina non si potevano semplicemente fare, con la conseguente spoliazione e disoccupazione di massa dei lavoratori occidentali!); dello spionaggio industriale su vasta scala, che impegna qualche “milione” di hackers organizzati dai servizi segreti e militari cinesi; del controllo sociale pervasivo del suo Surveillance State favorito dai sistemi digitali del 5G sviluppati da Pechino proprio grazie a quelle sue condotte decennali e spregiudicate di pirateria industriale!

Come nel post-Weimar, siamo stati proprio noi, con la nostra cecità ideologica del relativismo imperante, a non voler vedere che “un-gatto-è-un-gatto” (come dicono i francesi!) lasciando che il nazionalismo cinese prendesse il posto di quello germanico del 1938, ma stavolta ben più pericoloso di quello, quotando la Cina dell’arma atomica 1,4 miliardi di anime, forte com’è di una gioventù indottrinata alle lodi e ai peana nei confronti del Partito unico. Molti cinesi, come i loro strateghi del Politburo, sognano di far pagare all’Occidente l’affronto subito con la Guerra dell’Oppio e la repressione nel sangue della Rivolta dei Boxer. Malgrado che la guerra contro il Covid-19 sia stata, finora, vinta dal microbo, ci si chiede come sarà il mondo dopo di lui che è destinato, prima o poi, a firmare un armistizio con il suo serbatoio umano preferito.

Insomma, c’è un vincitore da dichiarare? Il populismo trumpiano e quello dell’America Latina si è fatto male da solo, come tutti i suoi emuli qui in Europa ammutoliti dal fatto che la sola stampa di moneta ha le stesse nefaste conseguenze, oggi, di quelle di Weimar, ieri. La salvezza viene forse dalla stessa Asia, dalla Corea del Sud e da Taiwan che hanno dimostrato al mondo come le tecnocrazie intelligenti (e anticinesi!) che fanno votare i loro disciplinatissimi cittadini siano la vera soluzione al caos incombente!