Qualcuno pensa bene di “premiare” l’obbedienza “cieca” del “microfonista” don Umberto Terenzi proclamandolo Santo

A volte ritornano! Recitava una battuta della filmografia americana.

Ed è vero, come nel caso di “Fratel nastro” e “Frate intrigo” due loschi personaggi che passarono all’onore delle cronaca “nera”, giusto 70 anni fa. In breve questi i fatti. Nel 1959 esplode in Italia, il più grande scandalo finanziario da dopo il crack fallimentare della Banca Romana di ottocentesca memoria, avvenuto appunto a cavallo dei governi di Crispi e di Giolitti. Un intraprendente quanto “organizzato impiegato” di banca, di nome Giuffrè, grazie alla crisi economica post-bellica aveva messo in piedi un meccanismo usuraio di altissimo livello. Pescando denaro in un solo ordine religioso, i Frati Cappuccini, induceva costoro alla raccolta tra amici, parenti e “soci facoltosi” ad una spericolata raccolta di denaro che fruttava interessi di ritorno, addirittura fino al 120 per cento. Fiorirono così, è proprio il caso di dire, “miracolosamente” centinaia di nuovi conventi e studentati cappuccini, per un giro di denaro di diversi miliardi, miliardi degli anni Cinquanta però (sic !). Ma nel 1958 il “giocattolo” si rompe e diverse alte cariche dell’Ordine dei Cappuccini si ritrovano voragini di ammanchi tanto nelle casse degli economati quanto in quelle di “parenti” e “amici”, concorrenti nel “miracolo” usuraio del secolo.

Un solo frate, santo e pio dispone di soldi puliti perché provenienti dalla devozione alla fede, raccolti per costruire un ospedale nel desertico meridione d’Italia. È Padre Pio da Pietrelcina, noto in tutto il mondo per essere un santo capace di intercedere al Cielo ed ottenere da Dio i più grandi miracoli per i tanti disperati; anche dai lontani Stati Uniti arrivano 400 milioni per il suo ospedale. È presto detto. Sul buon Padre Pio si avventano tutti i superiori cappuccini per sanare con i suoi soldi dell’obolo, gli enormi buchi finanziari. Ma il Santo Frate non intende ragioni, non si può spendere il denaro dei giusti per aiutare gli usurai. Neanche la “scomunica” lanciata da Papa Pio XII con un pesantissimo breve, contro gli emuli dello “scandalo Giuffrè”, riesce a frenare i frati “indiavolati” di denaro.

Per costringere Padre Pio a mollare quei soldi, si arma una vera crociata di accuse. Dal “fanatismo” dei devoti, “alle false Stigmate” fino addirittura ad inventare l’infamia che nottetempo alcune donne frequentano la sua cella. E qui intervengono i due solerti “religiosi” (si fa per dire!), Fratel nastro e Frate intrigo, che ricorrono al sacrilegio religioso collocando nella foresteria, cella e confessionale di Padre Pio, i microfoni spia per provare queste accuse. I due “pseudo” religiosi rispondono al nome di don Umberto Terenzi, Rettore del Santuario romano del Divino Amore (alias Fratel nastro, e vero ideatore del progetto criminoso) e padre Bonaventura da Pavullo (Frate intrigo), con la collaborazione di fra’ Giustino da Lecce (più coercito che aderente). Così disse di loro Don Attilio Negrisolo (un bravo sacerdote padovano che per aver difeso Padre Pio venne “esiliato” nella “terra bruciata” degli incarichi religiosi), ecco un breve accenno della sua intervista esclusiva pubblicata sul volume “Nel Nome del Padre”: [...] accadde uno dei fatti più sconcertanti, ma ormai arcinoto a tutti e cioè quei microfoni sacrileghi che posti nella cella del Padre Pio e ne suo confessionale servivano a spiare il Padre ventiquattr’ore su 24. In questa “impresa” si “distinsero” due frati cappuccini padre Bonaventura da Pavullo e fra’ Giustino da Lecce. In realtà a dare le direttive dell’intera operazione fu don Umberto Terenzi (indebitato fortemente anche lui per oltre 200 milioni ed oltre, ndr) rettore del Santuario del Divino Amore che costantemente in contatto con i due cappuccini, grazie anche ad una ‘zelante’ suorina certa Lucina, relazionava poi le alte gerarchie committenti l’operazione, il Sant’Uffizio”.

Ed ecco la notizia!

Un “manipolo” di preti ha promosso l’avvio del processo cognizionale presso la Sacra Congregazione dei Santi per proclamare Santo don Umberto Terenzi per ora già giunto al grado di “servo di Dio”.

Si è anche approntato, com’è nella tradizione, un bel libro documentativo dei tanti “meriti” del candidato agli altari. Sconcertati ci chiediamo, ma i requisiti atti a conquistare gli onori degli altari, per i veri santi, non erano necessarie le “eroicità delle virtù”? (sic!)

E spiare ed intercettare le confessioni è diventata una virtù…?

A meno che… la Chiesa, con questa canonizzazione, non voglia dare ufficialmente ammissione che l’ordine venne dal Santo Uffizio e quindi come vero responsabile del sacrilegio, renderebbe l’assurda obbedienza del Rettore del Santuario del Divino Amore, meritevole del riconoscimento delle “eroicità delle Virtù”.

Comunque vada a finire questa storia crediamo che non sia un bell’esempio per i credenti, abituati alla specchiata spiritualità di Papa Francesco. Per noi, sinceramente all’oscuro di questo nuovo “cambio delle regole” in corsa, opera della solita brigata di “pastori” che non odorano come le proprie greggi.