Libertà e responsabilità per evitare il baratro

Gli ingredienti ci sono tutti per temere un drammatico dopo Coronavirus circa l’Italia, destinata forse a patire un periodo di sofferenze più lungo rispetto a quello che toccherà ad altri Paesi avanzati. Per “dopo Coronavirus” si intende quella fase in cui il contagio è ridotto ai minimi o anche a zero, cosa che è già successa ad alcune realtà come Taiwan e la Nuova Zelanda, e non esiste più alcuna emergenza di stampo sanitario. Anche se il virus continua a circolare e non esistono ancora vaccini e terapie ufficialmente certe. Vi è un dibattito interessante fra virologi ed esperti proprio sull’utilità o meno del tanto agognato vaccino e sulla mutazione del virus. Alcuni addetti ai lavori, magari meno onnipresenti di altri nei talk show e meno ascoltati dalla politica, ma non per questo meno importanti e competenti, ritengono addirittura superflua la corsa affannosa al vaccino perché, molto semplicemente, il Covid-19, come tutti gli altri coronavirus del passato, inclusa la Sars del 2002/2003, sparirà da solo. Comprendere dove alberghi la verità non è affatto facile per chi non ha competenze in materia, ma proprio per questo è bene ascoltare più campane possibili e non limitarsi al verbo di quei quattro o cinque virologi divenuti stelle della televisione italiana, i quali peraltro hanno sbagliato più di una previsione.

Ammettiamo comunque che sia indispensabile l’arrivo di un vaccino e che, fino a quando esso non sia realtà, occorra in tutto il mondo un livello di attenzione molto elevato, pur tornando tutti a lavorare, viaggiare ed uscire senza restrizioni integrali. Ebbene, questo è il frangente più complicato da gestire, persino più difficile della piena emergenza sanitaria e del lockdown. Diventa finanche pericoloso in quei Paesi scarsamente abituati al connubio “libertà e responsabilità”, e la nostra Italia appartiene purtroppo a questo girone infernale. La Storia italiana più recente è ormai nota e ci dice che il cosiddetto Belpaese è passato dal paternalismo fascista all’assistenzialismo democristiano e comunista, per poi dare vita a nuove formazioni politiche, quelle della Seconda Repubblica e di questo tempo, rivelatesi comunque timorose di stravolgere lo status-quo, senza mai avere una classe dirigente di stampo liberale. Spesso i liberali, dal dopoguerra ad oggi, si sono ritrovati ad essere minoranza, quasi mai ascoltata, anche in quei partiti in teoria più affini al liberalismo. Noi italiani, a differenza degli Stati Uniti e del resto del mondo anglosassone, ma anche di alcune realtà europee, non siamo mai stati educati al rispetto di poche e chiare regole, e all’ottenimento da parte dello Stato di libertà e fiducia.

Le leggi devono essere formulate per l’armonia della convivenza civile e per semplificare l’esistenza quotidiana del cittadino, non per renderla più infelice o complicata, ma non si transige sull’applicazione delle medesime. In cambio, l’autorità pubblica non entra in ogni sfera della vita delle persone e concede larghi margini di discrezionalità. Questo è il succo, descritto in modo senz’altro approssimativo e frettoloso, della democrazia liberale, ed è proprio ciò che manca in questo Paese. Vi è un’opulenza di leggi, normative ed ordinanze, (di questo siamo ricchissimi), il cui rispetto non è tuttavia tassativo ed universale poiché esiste sempre la scappatoia per il furbo, ma lo Stato si consola perché sa come intimorire le tante famiglie ed imprese perbene, le quali, pur esasperate, arrabbiate ed impoverite, non vogliono mettersi in guerra con il leviatano pubblico. Quando lo Stato tratta i cittadini onesti come sudditi scemi da rieducare e nel contempo non riesce ad individuare l’illegalità dove davvero si annida, ciò significa che il sistema non solo non funziona, ma è come un tronco d’albero interamente marcio al proprio interno.

E le disfunzioni si fanno ancora più visibili in momenti particolari ed emergenziali come questo. Il sistema Italia e il governo Conte hanno reagito in maniera schizofrenica al sorgere della pandemia, eludendo il necessario rigore iniziale salvo poi bloccare l’Italia intera, ma anche per quanto riguarda la cosiddetta Fase 2 e la ripartenza del Paese, non stanno brillando di certo. Visto lo scarso livello di questa accozzaglia governativa capiamo che sia più facile risolverla alla cinese, ovvero terrorizzare e rinchiudere tutti in casa, che governare una nazione in procinto di salpare fra mille pericoli, ma, fatte salve, e ci mancherebbe, tutte le precauzioni ineludibili e possibili, evitiamo di trasformare quelle attività già quasi morenti dopo due mesi di chiusura, come bar, ristoranti e parrucchieri, in luoghi di terrore. Alcune regole possono essere inevitabili, ma altre sono decisamente stupide, e pensiamo a mariti e mogli che a casa dormono nello stesso letto, ma al ristorante devono mangiare ad un metro di distanza. Insomma, larga parte della popolazione si ritrova ad essere ancora piuttosto impaurita e già di suo tende a fare molto meno quelle cose che prima faceva in assoluta tranquillità, il caffè al bar o la pizza nel weekend, ma se la Fase 2 mette sul piatto ulteriore ed inutile stress, siamo davvero vicini al baratro. Inoltre finiamola davvero con le minacce paternalistiche del tipo: “Se non fate i bravi, chiudiamo di nuovo!”.

Oppure: “Vi pizzichiamo!”, (Virginia Raggi docet!). Oltre al fatto che questi signori probabilmente ignorano cosa rappresenti, in termini economici e sociali, un secondo lockdown, si rischia di fare degli italiani un popolo di delatori spaventati, diffondendo a più riprese il panico. C’è chi è già caduto vittima della sindrome di Stoccolma e c’è chi è pronto a bacchettare il prossimo come un pericoloso untore se solo vede una mascherina abbassata. Nel complesso gli italiani si sono rivelati più che disciplinati in due mesi di blocco e se qualche irresponsabile compare, come pare sia capitato qualche giorno fa a Padova, non si può criminalizzare un intero popolo e rimetterlo magari agli arresti domiciliari. Vi saranno sempre gli automobilisti spericolati, ma non chiudiamo strade ed autostrade oppure aboliamo le automobili. Libertà e responsabilità! Quest’ultima deve essere patrimonio non solo della gente comune, bensì anche di chi comanda e governa, e a tal proposito il governo giallorosso non ci è sembrato finora molto responsabile sul piano economico e degli aiuti ad un Paese devastato. Manca il buon esempio da offrire ai giovani che si radunano agli aperitivi.