Quale strategia per uscire da una infinita quarantena

Se si consultano i report e statistiche sul fenomeno coronavirus disponibili a livello Italia (dati Istituto superiore sanità che riporto con link in calce) e a livello mondo, un dato emerge chiaramente costante: nonostante un campione mondiale di oltre 400mila contagiati (al 24 marzo) la scienza non ha molte certezze statistiche.

Non si ha un dato univoco né sul vero tasso di terapie intensive, né sul più grave tasso di mortalità (si oscilla fra lo 0,3% tedesco, al 3-4% mondiale e l’assurdo 9,5 per cento italiano). Basti pensare che Angelo Borrelli ha detto che in Italia potrebbero esserci dieci volte i contagiati rilevati (se ha ragione Borrelli allora il tasso di mortalità degli under 60 scende allo 0,2 – 0,5%). Eppure queste informazioni sono fondamentali per la strategia da seguire in futuro.

L’unica vera certezza è la pericolosità del Covid-19, data soprattutto dal numero di casi che degenerano in una gravosa polmonite, tanti da aver mandato in crisi la sanità Lombarda anche quando si avevano poche migliaia di contagiati (chi la paragonava alla influenza diceva una castroneria universale). Un altro dato certo è che un’alta percentuale di contagiati Covid-19 non hanno sintomi o hanno sintomi lievissimi tanto da non accorgersene, e che per fortuna bambini e giovanissimi sembrano non risentire del Covid-19.

Avere una omogeneizzazione dei tantissimi numeri sparsi, compito più da algoritmo matematico che da virologo, e avere statistiche distinte per fasce di età e categorie di rischio, è un fattore oggi essenziale per le nostre sorti e per elaborare una strategia di guerra contro questo nemico invisibile.

Oggi la strategia mondiale per affrontare il Covid-19 è una sola: sigillare in quarantena le popolazioni riducendo i contatti sociali a rischio del 75-95 per cento. Sicuramente è efficace come visto in Cina e Corea, ma il lockdown non può durare per sempre e per avere e distribuire un vaccino su larga scala dovremo aspettare 12 mesi (più probabilmente 18). Inoltre, anche se il caldo riuscisse – speriamo – ad affievolire questo virus è probabile che dopo l’estate, visto l’alto tasso di contagio, il problema torni al punto di partenza. E allora la domanda è lecita: che si fa? Perché è abbastanza chiaro che una quarantena di 18 mesi nutriti e spesati dallo stato con l’economia che finisce a zero è infattibile.

Una strategia possibile parte inevitabilmente dalla divisione della popolazione in “attiva” e “a rischio”.

È chiaro che il Covid-19 sia estremamente pericoloso su alcune categorie di “persone a rischio”: gli anziani, le persone con patologie pre-esistenti, le persone immunodepresse (di qualsiasi età). È evidente che questa “popolazione a rischio” vada tenuta al sicuro, in casa, con una assistenza domestica garantita fino a quando non ci sarà un vaccino disponibile e sicuro.

Una volta però isolata in una rigida quarantena la popolazione a rischio, cosa accadrebbe se le restanti 35-40 milioni di italiani tornassero a lavorare/studiare (in Italia il 23 per cento delle persone ha sopra i 64 anni e un altro 6 per cento ha fra i 60 e i 64 anni). Ovviamente con tutte le accortezze del caso, distanze di sicurezza, mascherine (quelle vere), smartwork e teleconferenze, nessuna movida o eventi con assembramenti, etc etc.

E qui si torna alla importanza dei dati: quante persone sarebbero contagiate? Quale sarebbe il tasso di mortalità e quanti finirebbero in terapia intensiva poi guarendo? Quanti posti letto occorre prevedere per curare tutti i Covid-19 in terapia intensiva? Non ci sono queste statistiche ma non è troppo complicato fare delle ipotesi e redigere alcune tabelle sulla base dei range oggi noti come riporto successivamente (è evidente come, ad esempio, il tasso di mortalità per le persone non a rischio oscilli fra lo 0,3% e l’uno per cento).

Sia chiaro, non è assolutamente facile dire cosa sarebbe moralmente accettabile, né parlare di persone decedute come fossero numeri su una tabella. Ma è con i numeri e le statistiche che si sviluppa una strategia di guerra (e siamo in guerra) o di sopravvivenza (e qui sta ballando la nostra società e una potenziale crisi economica mai vista nella storia umana).

E se scoprissimo che lo scenario più probabile post quarantena e con le precauzioni dette prevede 10-15mila decessi e un incremento fino a 15mila posti letto di terapia intensiva per salvare pazienti Covid-19? Come potremmo anche solo pensare che questo scenario non sarebbe sostenibile? L’influenza di Hong Kong degli anni Sessanta in Italia fece almeno 20mila morti, quella asiatica degli anni Cinquanta furono 30mila.

È un dibattito che non esiste sui media e in politica ma è il momento di aprirlo.

Potremmo scoprire che con le dovute accortezze, salvaguardando le fasce deboli e assumendoci come popolo un certo grado di rischio e responsabilità (di certo inferiore a quello del personale medico eroico), il nostro paese non sarà destinato a scomparire economicamente sepolto dal virus e dalla recessione.

Sta per giungere, a mio giudizio, il momento del coraggio e della responsabilità.

Nota:

  • viene definita come “popolazione attiva” circa 35-40 milioni di persone che riprendono le attività con tutte le precauzioni di sicurezza;
  • Tasso di terapia intensiva è la percentuale di persone contagiate fra la popolazione attiva che necessitano di terapia intensiva;
  • Sono indicati i posti letto necessari a curarli in considerazione di avere un 20% di contagiati gravi contemporanei (ipotizzato la distribuzione dei contagiati in 8 mesi con un picco pari ad 1,6 volte il valore medio).

 

Italiani contagiati: 1 milione (il 2,5% popolazione attiva)

Con un picco di 20% contemporaneamente contagiate

Tasso di mortalità

Decessi

 

Tasso di terapia intensiva

Posti letto necessari

0,30%

3.000

 

1%

2.000

0,65%

6.500

 

3%

6.000

1%

10.000

 

5%

10.000

 

Italiani contagiati: 3,5 milioni (il 10% popolazione attiva)

Con un picco di 20% contemporaneamente contagiate

Tasso di mortalità

Decessi

 

Tasso di terapia intensiva

Posti letto necessari

0,30%

10.500

 

1%

7.000

0,65%

22.750

 

3%

21.000

1%

35.000

 

5%

35.000

 

Italiani contagiati: 7 milioni (il 20% popolazione attiva)

Con un picco di 20% contemporaneamente contagiate

Tasso di mortalità

Decessi

 

Tasso di terapia intensiva

Posti letto necessari

0,30%

21.000

 

1%

14.000

0,65%

45.500

 

3%

42.000

1%

70.000

 

5%

70.000

 

Link ai dati e bollettini Iss

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Infografica_decessi_COVID-19_2020-03-20.pdf

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/pdf/sars-cov-2-traduzione-RRA-ECDC-12-marzo-2020.pdf

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bolletino-sorveglianza-integrata-COVID-19_19-marzo-2020_appendix.pdf

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino%20sorveglianza%20integrata%20COVID-19_19-marzo%202020.pdf

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Report-COVID-2019_20_marzo.pdf