Formello e la sopraffazione dei più deboli: parla il procuratore Menditto

La violenza contro le persone più deboli e indifese come i bambini, gli anziani, le donne, i malati, fa particolarmente rabbia, perché suscita sentimenti di indignazione e la necessità di sapere che c’è una giustizia che in qualche modo restituisca un poco di dignità alle offese, ai traumi, al dolore che è stato inflitto. Come è accaduto ancora nei mesi scorsi in una Scuola dell’infanzia di Formello, vicino Roma, dove numerosi bambini fra i 3 e i 5 anni sono stati presi per settimane a schiaffi, urla ed offese da due maestre, attualmente indagate e agli arresti domiciliari, cioè coloro che avrebbero dovuto contribuire alla loro formazione cognitiva e relazionale, che avrebbero dovuto stimolarne i sorrisi, l’apprendimento, la cura di sé, la voglia di giocare felici tutti insieme. Invece proprio da loro questi bambini sono stati traditi e violati. Il Gip del Tribunale di Tivoli ha accolto in tempi record la denuncia e la richiesta di applicazione della misura. Abbiamo chiesto al procuratore di Tivoli, Francesco Menditto, chiarimenti su quanto accade nel territorio in merito a questo e ad altri casi di violenza contro chi non può difendersi.

I cittadini chiedono che le denunce siano accolte sempre in tempi brevi come in questo caso e certezza della pena, possibilmente “pene esemplari”.

Il caso di Formello è nato dalle denunce nei primi giorni di dicembre di alcuni attenti genitori che manifestavano dei sospetti sulla base dei comportamenti anomali dei loro piccoli, usavano improvvisamente parolacce, picchiavano le loro bambole, schiaffeggiavano i fratellini, usavano condotte violente durante il gioco a casa. Non possiamo rivelare il tipo di indagini svolte a seguito di questi sospetti, ma subito dopo la riapertura della scuola abbiamo iniziato le attività di intercettazione video e audio necessarie autorizzate dal Gip, intorno al 15 gennaio. Da lì abbiamo richiesto la misura cautelare. Ci siamo subito resi conto vedendo le immagini che c’erano dei comportamenti anomali. Prima ci siamo accertati che la prima maestra avesse questi comportamenti e poi che fosse coinvolta anche la seconda maestra. Abbiamo portato avanti l’attività di intercettazione ancora per diversi giorni e acquisito tutti gli elementi necessari per richiedere la misura cautelare e il Gip Aldo Morgigni ce l’ha data il 24 ore. L’abbiamo ricevuta la mattina ed eseguita nel pomeriggio del giorno stesso per evitare che accadesse a scuola e per dare il tempo alla preside della scuola di organizzarsi per coprire la classe e per il risalto della notizia. L’indagine in realtà è durata quindici giorni.

Tempi rapidissimi, questa è una cosa esemplare, come le pene che auspicano i cittadini. Come si fa ad ottenerle e a far smettere questo ciclo continuo di sofferenze inflitte ai più deboli: anziani, bambini, donne, questo è il clima del Paese in cui viviamo. Con lei abbiamo già affrontato il tema della violenza contro le donne, cosa suggerisce riguardo alla certezza della pena?

Noi abbiamo condotto uno studio statistico proprio nel circondario di Tivoli. Esistono studi nazionali dell’Istat, ma i nostri sono della Procura della Repubblica con l’Università di Torino, e abbiamo verificato che per i reati di maltrattamenti nell’85 per cento dei casi le vittime sono le donne. Quindi nella stessa percentuale gli indagati sono uomini. Poi c’è una percentuale di maltrattamenti ai danni dei bambini molto piccola e una percentuale di maltrattamenti molto piccola ai danni degli anziani. Queste le tre tipologie di persone maltrattate che abbiamo studiato e che corrispondono ai dati nazionali. Per i maltrattamenti dei bambini e degli anziani, gli indagati sono sia uomini che donne. Riguardo alle pene, essendo io pubblico ministero, per me va ripristinata la legalità. L’ideale sarebbe che il processo fosse veloce e che il primo obiettivo del processo fosse mettere in sicurezza le vittime, quindi applicare delle misure cautelari che consentano alla vittima di non subire più i maltrattamenti. Primo obiettivo dunque di noi Pubblici ministeri è intervenire velocemente, avere le denunce e mettere in sicurezza le vittime. Noi siamo il Pronto soccorso, per intenderci. C’è imposto anche dalle convenzioni internazionali, sia in favore delle donne, quella di Istanbul, sia in favore dei bambini, quella di Lanzarote. Dopo il processo deve essere rapido, non sempre abbiamo risorse umane e materiali in Tribunale per arrivare rapidamente ad una sentenza di condanna o assoluzione, perché tutti hanno diritto ad un processo. Riguardo alle pene esemplari do un dato oggettivo: i maltrattamenti erano puniti con una pena minima di 1anno e massima di 5 anni. Il legislatore poi ha aumentato la pena minima a 2 anni e la pena massima a 6 anni. Il legislatore con la legge sul Codice rosso aumenta ancora a 3 anni il minimo e a 7 anni il massimo. Questo chiarisce che secondo il legislatore le pene che sono inflitte dai giudici sono inadeguate. Alza i limiti perché verifica che le pene in concreto applicate dai giudici non corrispondono a quella che è la sensibilità sociale.

Ma il tema non è solo quello della pena che viene inflitta agli autori di questi reati di maltrattamenti e di stalking, è anche arrivare alla dissuasione della reiterazione del reato e assicurare una tutela complessiva della donna. Noi possiamo anche dare 5 anni di prigione, però una volta scontata la pena se la persona esce dal carcere e continua ad ossessionare o maltrattare la moglie non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Quindi bisogna creare una serie di strumenti che anche dopo l’esecuzione della pena consentano di assicurare la tutela alla vittima. È quello che stiamo facendo alla Procura di Tivoli, adottando dopo la scarcerazione delle “misure di prevenzione”. Noi, mesi prima della scarcerazione, verifichiamo se questi condannati sono ancora pericolosi e se riteniamo che possono reiterare lo stalking, chiediamo la misura di prevenzione ed è loro imposto di nuovo il divieto di avvicinarsi alle parti offese.

Chi si comporta in questo modo nei confronti dei più deboli mette in conto il tempo che trascorrerà in carcere. Questo succede probabilmente anche per coloro che usano violenze contro i medici e gli operatori sanitari, un’altra moda che non tramonta come la zampa di elefante o il velluto a coste. Alcuni avvocati dicono di far pagare anche una pena pecuniaria come deterrente. Lei è d’accordo?

Se si sta immaginando una sanzione pecuniaria molto elevata, il senso di queste che noi registriamo in magistratura è che ci sono persone che non sono in grado di pagarle perché di solito non hanno un patrimonio. Negli Stati Uniti se non puoi pagare ed hai una pendenza con la legge, finché non hai estinto il debito, fai un lavoro socialmente utile e non ci sono alternative gentili. In Italia non è consentita questa soluzione, la Corte costituzionale non ce lo consente. Quindi ci vuole una pena adeguata e poi a queste persone penso debbano essere applicate delle misure che anche dopo l’esecuzione della pena le controllino, le misure di sicurezza o di prevenzione. In modo tale che la persona che commette questo tipo di reato sa di essere controllata per lungo tempo anche dopo e che se ripete quel tipo di condotta viene punita severamente. Serve un controllo continuo poiché si tratta di persone con un alto tasso di recidiva, un po’ come la criminalità organizzata. Chi partecipa ad un’associazione di stampo mafioso è probabile che ci rimarrà per un lungo tempo e anche dopo condanna e scarcerazione, continuerà a delinquere nello stesso modo. Probabilmente anche per questi reati ai danni dei medici e degli operatori sanitari, che sono in aumento e lo stiamo verificando, e per questo hanno bisogno di una tutela penale specifica e all’interno degli Istituti che sono previsti oggi, bisogna immaginare un’attenzione continua dello Stato per cui gli indagati non devono essere abbandonati ma devono essere controllati con delle misure che evitino la reiterazione del reato. Punterei più su questo, perché le sanzioni civili credo non possano dare i risultati sperati.

@vanessaseffer