Coronavirus, per l’Oms “non è emergenza”

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha deciso che “non è il momento” di dichiarare un’emergenza di salute pubblica internazionale per l’epidemia causata dal nuovo coronavirus (2019-nCoV) in Cina che per il momento non ha causato contagi uomo-uomo fuori dal Paese.

Per ora l’Oms non raccomanda ampie restrizioni ai viaggi e al commercio. “Non dichiaro un’emergenza di salute pubblica internazionale”, ha affermato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus al termine di una nuova riunione, dopo quella dell’altro ieri, del Comitato d’emergenza indetta per valutare la portata dell’epidemia del nuovo virus.

Per il presidente del Comitato dell’Oms, Didier Houssin, è troppo presto “per considerare questo evento come un’emergenza globale”. Il Comitato, che come l’altro ieri era diviso, è tuttavia pronto a riunirsi non appena l’evoluzione dell’epidemia lo richiederà.

“Sappiamo che esiste una trasmissione da uomo a uomo in Cina, ma per ora sembra limitata ai gruppi familiari e agli operatori sanitari che si prendono cura dei pazienti infetti. Al momento, non ci sono prove di trasmissione da uomo a uomo al di fuori della Cina, ma ciò non significa che non accadrà”, ha detto il direttore generale dell’Oms. Per Tedros, “si tratta di un’emergenza in Cina ma non è ancora diventata un’emergenza globale. Tuttavia potrebbe diventarla”, ha aggiunto, ricordando che 584 casi sono stati riferiti all’Oms, inclusi 17 morti, e che casi sono segnati in Giappone, Corea, Singapore, Thailandia, Usa e Vietnam. Il Comitato, piuttosto che una visione binaria tra emergenza globale e no, ha raccomandato un “sistema più sfumato”, per consentire un livello intermedio di allerta per favorire un migliore coordinamento internazionale, compresi gli sforzi di ricerca per lo sviluppo di contromisure mediche. L’Oms ha chiesto alla Cina di continuare ad operare in trasparenza, rafforzare le misure per la gestione dei rischi e continuare a collaborare con l’Oms. La comunità internazionale deve inoltre prepararsi alla potenziale evoluzione dell’epidemia.