Il Fridays for Future sull’ambiente? A modo nostro

Venerdì scorso i giovani del Fridays for Future hanno manifestato sull’ambiente (anche se in calo rispetto allo scorso settembre) per la quarta volta nelle piazze d’Italia.

Queste mobilitazioni “green” si nutrono di pura propaganda catastrofista sui cambiamenti climatici senza offrire soluzioni praticabili e le stesse hanno assunto toni di critica anche al consumismo. Insomma, il movimento guidato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg ha creato una coscienza “ambientalista” discutibile in milioni di suoi coetanei, ovvero quella di auspicare la decrescita infelice, l’immobilismo, il ristagno e la tristezza sociale.

Nella stessa giornata ho avuto il piacere di organizzare (come in altre occasioni) con gli amici di Energie Per Roma una interessante iniziativa formativa focalizzata sulla conoscenza di alcune tecnologie avanzate e sostenibili presso il polo impiantistico di Orvieto gestito da un player nazionale che fornisce particolare attenzione al rispetto socio-ambientale, attraverso la costante innovazione tecnologica, impiantistica e di processo nell’ambito della valorizzazione e recupero di materia ed energia dal rifiuto. In particolare, l’area tecnologica è costituita dall’impianto di trattamento meccanico biologico dei rifiuti indifferenziati e da quello di trattamento della frazione organica e verde da raccolta differenziata. Quest’ultimo impianto per il compostaggio di qualità si compone del processo di digestione anaerobica per il recupero energetico sotto forma di biogas (stoccato ed utilizzato per la produzione di energia elettrica) e di quello di digestione aerobica per la realizzazione di compost di qualità commercializzabile ai fini agricoli.

Secondo i dati 2018 dell’Istituto Superiore della Protezione e della Ricerca Ambientale (Ispra), in Italia sono operativi 55 impianti (47 nel solo Nord) specializzati nella valorizzazione dei rifiuti organici. Da aggiungere che in previsione ci saranno ulteriori 31 impianti della stessa tipologia di cui 24 distribuiti nel Nord.

È evidente la differenza abissale tra il Nord che cresce e valorizza i rifiuti urbani e il resto d’Italia che arranca a causa del mancato coraggio della classe politica locale di decidere e di fare delle scelte di buon senso per il bene della comunità. Infatti, da tempo oramai alcune fasi del ciclo del trattamento dei rifiuti, come il recupero energetico tramite il termovalorizzatore e quello di valorizzazione dei rifiuti organici, vengono rappresentate dagli esponenti delle amministrazioni regionali e comunali (si veda il caso emblematico di Roma) alla stregua di pericolosissimi strumenti di aggressione all’ambiente e alla salute pubblica.

Eppure la legislazione europea e quella nazionale prevedono, nell’ambito della gestione dei rifiuti, una gerarchia secondo la quale dopo la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio, ci debba essere spazio anche per il recupero energetico tramite gli impianti di termovalorizzazione e quelli di trattamento dei rifiuti organici.

Insomma, come possiamo evitare che le tonnellate di rifiuti finiscano (tutte) in discarica o che le stesse viaggino verso il Nord Italia e in Europa? La risposta è molto semplice. La classe dirigente locale (e un certo ambientalismo ideologico) deve avere il coraggio di decidere politicamente e mettere da parte, una volta per tutte, il pregiudizio antiscientifico verso l’innovazione tecnologica e anteporre, nella gestione della cosa pubblica, un barlume di razionalità. Altrimenti, le zone geografiche del Centro-Sud continueranno a registrare performances sempre più negative in termini economici e socio-ambientali: la perdita di potere d’acquisto da parte dei cittadini a causa delle tasse alte sui rifiuti, la scarsa attrattività per gli investimenti delle imprese, l’inquinamento atmosferico e del suolo e la gestione dei rifiuti in mano alla malavita organizzata.