Il male oscuro della Benemerita

Avere paura praticamente della propria ombra e del comportamento di chiunque al proprio interno. Si chiama burocratizzazione. Ed è quel male oscuro che sembra affliggere l’Arma dei carabinieri, la Benemerita, a partire dallo scoppio del caso di Stefano Cucchi in poi. Si è passati come, capita spesso in Italia, da un estremo all’altro: dalle coperture istituzionali che per non scaricare qualche commilitone che aveva sbagliato sono arrivate fino al comandante in capo, all’ “homo homini lupus” che ha caratterizzato le ultime evoluzioni delle indagini sul caso Cerciello Rega.

In mezzo centinaia di migliaia di operatori disorientati, specie a livello di presidio locale, tra richieste di “numeri” – cioè arresti purchè sia – promananti da ministri spregiudicati che tendono a utilizzare la sicurezza come leva elettorale e una magistratura per niente incline ad assecondare le richieste dei suddetti politici. Per spiegare quel che sta succedendo nell’inchiesta sull’omicidio del vicebrigadiere Rega si devono tenere presente queste cose. I carabinieri si sentono obbligati ad andare ad arrestare ogni giorno chi è più a portata di mano, cioè i piccoli pusher di piazza (che spesso sono dei truffatori più che degli spacciatori).

E le indagini sui grossi giri di droga le fanno solo quelli del reparto operativo, poche migliaia di uomini su tutto il territorio nazionale, spesso impiegati anche nella prevenzione anti terrorismo e nella pura raccolta di dati che le intelligence nazionali ed estere si guardano bene dal fare. Ecco quindi che le caserme dei carabinieri di posti limitrofi a Trastevere e Campo de Fiori, o quelle di periferie nelle zone più malfamate della capitale, si stanno trasformando in centri di raccolta e di assistenza per piccoli aspiranti informatori, piuttosto che centri di raccolta di informazioni vere e proprie.

È la scorciatoia politica del consenso sulla sicurezza che ha contagiato anche gli operatori sul campo. E i piccoli aspiranti informatori in certi casi vengono coccolati dai comandanti delle stazioni come dei cuccioli. Così si può anche mandare allo sbaraglio, senza pistola e tesserino, qualche carabiniere per recuperare un oggetto sottratto all’informatore (che poi spesso è anche a sua volta un piccolo pusher), pur di tenersi buona “la risorsa”. Risultato: le carceri sono piene, anzi scoppiano, di pesci piccoli che non cambiano una virgola sulla diffusione di ogni tipo di droga a Roma come in tutta Italia, qualche ministro si fa bello con numeri che però sono altrettanto falsi di quelli sull’occupazione che cresce – e che include anche chi lavora tre ore a settimana – e se poi accade come accade un incidente di percorso peggio per chi ci capita in mezzo. Fosse pure un carabiniere.

Le consegne e gli input che vengono dall’alto fino a oggi sono stati questi e il male oscuro della Benemerita continua ad avere un focolaio da curare.