Bibbiano, al diavolo la prudenza

C’è qualcuno che guarda con fastidio alla pressante richiesta proveniente da più parti e tesa a togliere la sordina mediatica ai fatti di Bibbiano. Le argomentazioni usate a sostegno della predetta tesi sono nobili. Esse riguardano anzitutto la salute dei bambini già messa a dura prova da un sistema che avrebbe dovuto tutelarli mentre invece li ha resi oggetto di un turpe mercimonio.

Inoltre a supporto della tesi giustificazionista si oppone il garantismo: le indagini sono in corso per cui è necessario attendere con serenità la conclusione delle stesse prima di sbattere il mostro in prima pagina. I più raffinati oppongono anche argomentazioni di tipo tecnico-giuridico tese a sfatare il mito del coinvolgimento della politica in questa storia oscena.

Qualcuno infatti obietta che a carico del sindaco pro tempore di Bibbiano sussista una mera accusa per reati contro la Pubblica amministrazione: abuso d’ufficio e falso ideologico. Secondo il suo legale, si tratta di accuse che “In sostanza riguardano la maggior parte delle attività che vengono svolte da tutti i Comuni in Italia nell’affidamento di incarichi e prestazioni a soggetti che possono essere associazioni o professionisti”. Quindi un mero coinvolgimento di tipo amministrativo teso a sostenere che in una così piccola comunità una simile tratta di esseri umani possa passare inosservata alla politica, alla giustizia, al sistema socio-assistenziale, al sistema sanitario, alla Pubblica sicurezza. Può darsi, è annoverabile tra le cose teoricamente possibili.

Dal punto di vista delle terapie, la tesi è alquanto melliflua perché sostiene che in realtà nessuno avrebbe utilizzato l’elettroshock sui bambini. Nell’ordinanza è scritto chiaramente che la cosiddetta “macchina dei ricordi”, utilizzata dalle psicoterapeute sottoposte ad indagine, altro non è se non un dispositivo Neurotek. Si tratta di un apparecchio usato nell’ambito della psicoterapia Emdr ed è accettato dalla comunità scientifica. Lo strumento non invia nessuna scarica elettrica ai bambini, permette piuttosto di mandare ai pazienti stimoli tattili e acustici. Beh, in effetti cambia tutto.

Un fattaccio insomma che ricorda molto quello del Forteto, la comunità toscana che avrebbe dovuto tutelare minori in difficoltà ma che invece li sottoponeva a torture psicologiche e sessuali. Anche in quel caso il legame tra l’organizzazione e la politica era fortissimo ed anche in quel caso si riuscì a tirarla per le lunghe grazie ad un sistema che scelse di fare quadrato tentando di mettere la mordacchia.

Vogliamo invece dire che quanto accaduto a Bibbiano è uno schifo? E vogliamo dirlo chiaramente? Vogliamo ammettere che fatichiamo abbastanza a credere che qualcuno sia riuscito a mettere in piedi una tratta così imponente senza che nessuno se ne accorgesse? E vogliamo aggiungerci un po’ di sdegno in più perché nella macabra vicenda qualcuno ha pensato di accanirsi sui bambini e su famiglie sfortunate? Ma come si permette certa politica e certa carta stampata anche solo di provare a indorare la pillola predicando cautela? E come si permette qualcuno di minacciare querele tentando di intimidire chi solo osa parlarne?

Che poi per predicare cautela devi essere anche credibile. Basta aprire un giornale qualsiasi per rendersi conto che a pagina uno c’è l’ennesima inchiesta per tangenti seguita pervicacemente e terminata con una condanna sui giornali prima che in tribunale. Sulla seconda pagina c’è la solita conta dei flirt di Silvio Berlusconi. Sulla terza c’è l’ennesimo viceministro indagato e sfiduciato a furor di popolo (magari poi assolto da un tribunale ma cosa conta). Poi c’è la solita condanna mediatica per prove indiziarie sull’ennesimo fatto (tutto da appurare) di razzismo. In cronaca ci sono zelanti perizie balistiche tese a dimostrare che non si trattasse di legittima difesa, ma di omicidio vero e proprio. Infine c’è un trafiletto su Bibbiano in cui si predica prudenza, garantismo, calma e sangue freddo. Parliamo di bambini, cavolo. Ma andate in vacca.

Al momento comunque attendiamo lo sviluppo delle indagini affinché chi è estraneo ai fatti, come il caso di Foti, possa avere giustizia al pari naturalmente dei bambini coinvolti.