Attenti a quei due

“Fuori di Meloni” avrebbe potuto essere un titolo alternativo a questo pezzo, perché ieri sera nel corso del programma In Onda, su La7 abbiamo avuto il privilegio di vedere una Giorgia Meloni in versione inedita, quella di furia cieca. L’onorevole ed ex ministra nonché attuale leader di Fratelli d’Italia e propugnatrice del polo sovranista che auspica ormai, apertis verbis, ad un governo Lega-Fdi si è lanciata, come chi si era caricato a pallettoni da giorni, in un durissimo auto-reclamato diritto di replica in diretta e con Autodafé contro David Parenzo, reo a quanto parrebbe, di aver manipolato il testo di un tweet relativo alla hit dell’estate 2019, il tormentone in tandem migranti-Europa.

La Meloni non sarà santa e non è nemmeno l’Inquisizione, però la sua piccola soddisfazione l’ha portata a casa. Oggettivamente, da una parte, è stato un gran bello spettacolo vedere l’erede conclamato della simpatia di stampo lerneriano dover cedere alla cavalleria e ritirarsi in un inedito silenzio colmo di eleganza di fronte ad una inferocita Meloni che lo ha accusato di essere come il suo libro, “un falsario”;  dall’altro, leggendo il tweet con attenzione, forse tanta foga e la minaccia di querela non sono poi così giustificate, visto che Parenzo sembrerebbe aver invertito l’ordine dei fattori e aggiunto una mera considerazione personale riassuntiva e, come si sa, invertire l’ordine dei fattori non dovrebbe cambiare il risultato, sebbene l’onorevole Meloni non sia d’accordo.

Il popolo della rete, chiamato in causa anche da Luca Telese poco dopo avrebbe detto: pop corn! Insomma, ieri sera abbiamo scoperto due cose: che David Parenzo è educato e che, tutto sommato, Luca Telese è equilibrato. E non l’avremmo mai detto. Si sono entrambi lanciati, addirittura, nell’appoggio alla proposta di legge meloniana di perseguire i negrieri ma poi non hanno resistito alla negazione del fatto che ci sia un complotto di scafisti, in piena tecnica cerchiobottista catodica vetero rabbinico-democristiana.

Resta che l’attività che effettuano le ong in mare non è prevista da nessun trattato internazionale. E qui, alla fine del match ha “vinto” la Meloni tre a zero. Dai pop corn passiamo alle patatine: la seconda parte della trasmissione però è rientrata subito nei ranghi della narrativa lasettiana classica.

Ospite il vice direttore dell’Huffington Post, abbiamo sentito raffiche di venticello senza contraddittorio sulle intercettazioni ambientali di questo fantomatico scandalo sul presunto finanziamento russo alla Lega di Salvini per tramite dell’intermediario leghista per i rapporti con la Russia, tal Savoini, altra presumibile hit dell’estate.

Poi c’è chi, in una di quelle clip memorabili che spariranno nel dimenticatoio, ogni volta che sente “questa roba”  è sempre più contento del suo movimento  e del fatto che il suo movimento lo rende orgoglioso perché è sempre andato avanti con le sue piccole donazioni e non gliene “frega niente di chi vende la vodka”, ovvero una di quelle meravigliose dichiarazioni  di peso, a caldo e alla cieca alle quali ci ha ormai abituati il vicepremier Di Maio, per il quale ogni occasione è buona per portare acqua al suo mulino.

Che però al momento fa acqua da tutte le parti e non macina alcuna farina e nemmeno immondizia, vedi l’imbarazzante errore di sito di smaltimento della sindaca Raggi che si è fatta un video davanti al cancello sbagliato. Ma a trentatré anni e l’esperienza culturale e lavorativa pregressa pressoché inesistente li dobbiamo perdonare, tutti, anche, purtroppo, quelli che li hanno votati e fatti governare e che ci consentono di deliziarci facendosi le ossa a spese nostre.

Per fortuna o grazia divina o quel che sia, Franco Bechis, direttore del Tempo in collegamento, dopo cinque minuti di puro gossip triangolare basato sul nulla se non sul preconcetto, sul pregiudizio e su intercettazioni fatte non si sa bene da chi e a chi, ha, giustamente, riportato l’attenzione su questo, cioè su un fatto, ovverosia che non sapendo al momento chi erano i presenti e presumendo un’intercettazione ambientale da parte dei servizi segreti o similari ha ridimensionato il tutto  ad un possibile “affare improprio” di Savoini, mostrando così in pieno la caratura del giornalista vero che disquisisce sul serio solo sulle cose vere e non sul nulla e soprattutto non la butta in vodka.

Attendiamo quindi il verdetto se si tratti di bufala o di verità mentre la montagna di fango è arrivata, come ha sorprendentemente sottolineato il cauto Telese. In sintesi, osservandoli da giorni, potremmo azzardare che questi due co-conduttori insieme non sono male e, a parte le malelingue che dicono che in due non fanno mezzo, nel mosciume estivo, potremmo tranquillamente dire: attenti a quei due.