Roma muore per la puzza

Vediamo tutti (uscendo di casa ogni mattina) quali sono i problemi irrisolti della Capitale d’Italia. Sappiamo anche che la cattiva gestione dei rifiuti, le voragini stradali, l’inefficienza del servizio di trasporto pubblico, l’insicurezza nei quartieri, la scarsa capacità attrattiva e competitiva del nostro tessuto produttivo, la costosa burocrazia inefficiente e asfissiante per il mondo delle imprese e per cittadini e una mancata rigenerazione urbana, sono problemi che ci trasciniamo da tempo.

L’attuale amministrazione pentastellata non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Dopo tre anni dalla sua elezione a sindaco della più importante città d’Italia, la Wonder Woman Virginia Raggi ha sbagliato tutto: la sua promessa diventata ormai leggenda “Cambieremo tutto, il vento sta cambiando” è ormai un lontano ricordo. Insomma, l’incapacità e l’arroganza sono le sue armi distruttrici. Un vero fallimento.

Voglio tornare sulla principale piaga che affligge Roma: i rifiuti. Le immagini e gli episodi allarmanti di queste settimane stanno facendo (ahimè) il giro del mondo. Cumuli d’immondizia sui marciapiedi, fermi sotto il sole estivo cocente, vanno in putrefazione. La puzza è insopportabile e il rischio di una emergenza sanitaria è molto vicina.

La questione è sempre la stessa: la municipalizzata Ama non ha sufficienti impianti di proprietà in grado di gestire i rifiuti indifferenziati e quindi è costretta a utilizzare impianti sparsi in tutta Italia. Secondo i dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), l’80 per cento dei rifiuti urbani del Lazio vengono prodotti nell’area della città metropolitana di Roma. Nel 2018 circa 300mila tonnellate di rifiuti indifferenziati dell’area sono stati trattati in altre province. Nel primo quadrimestre del 2019, a seguito dell’incendio dell’impianto Tmb (Trattamento meccanico biologico) Salario, i rifiuti della città metropolitana di Roma hanno saturato una quota compresa tra il 40 e il 70 per cento della capacità dei tre Tmb nelle province di Viterbo, Latina e Frosinone. Ma il dato ancora più preoccupante è il trasferimento di circa 1 milione di tonnellate di rifiuti urbani (prodotti nell’area metropolitana di Roma) verso impianti di trattamento o smaltimento in base alla tipologia di rifiuto.

La giunta Raggi ha sostenuto, sin dall’inizio, una politica di gestione sostenibile dei rifiuti concentrata sulla raccolta differenziata “spinta” e sul riuso/riciclo, attraverso l’approvazione del Piano per la gestione sostenibile dei materiali post-consumo 2017-2021. Gli obiettivi di tale piano sono: ridurre entro il 2021 la produzione di rifiuti annuali di 200mila tonnellate; aumentare la raccolta differenziata dal 44 al 70 per cento; realizzare nuovi impianti di riciclo e compostaggio. Bene, anzi male. I primi risultati sono stati un vero e proprio flop. E soprattutto, siamo sicuri che la strategia di politica sostenibile dei “rifiuti zero” adottata dalla sindaca Raggi sia la strada giusta da seguire? La risposta è negativa.

L’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale ha più volte evidenziato alla stessa amministrazione pubblica, l’obbligo di programmare, nei limiti e nell’ambito delle competenze, la realizzazione dell’impiantistica necessaria per la chiusura del ciclo dei rifiuti, nel rispetto dei principi di autosufficienza e/o prossimità, cui dovrebbe corrispondere un impegno da parte della municipalizzata Ama a limitare il trasporto dei rifiuti, compresi quelli indifferenziati. In altre parole, la nostra città deve investire in un mix equilibrato di impianti ad alta tecnologia (compresi i termovalorizzatori) per raggiungere i veri obiettivi dell’economia circolare.

Se vogliamo liberarci dalla sporcizia, dal business illegale dei rifiuti, da una tassa sui rifiuti sempre più salata e dalla retorica ambientalista, allora dobbiamo convincerci del fatto che una corretta gestione dei rifiuti non può prescindere dall’innovazione tecnologica quale unico investimento in grado di garantire la tutela ambientale e la salute dei cittadini. Non c’è più tempo da perdere, altrimenti Roma muore per la puzza.