Giustizia: chi paga è sempre il cittadino

Una sera al ristorante mi ritrovo due loschi individui a cenare e combuttare assieme: nulla di strano, se non fosse che uno avrebbe dovuto rappresentare (qualche giorno dopo) la mia controparte in un giudizio civile, mentre l’altro sarebbe stato il “giudicante”, quello che sulla carta doveva essere il super partes nella controversia che mi vedeva, ingiustamente e quindi mio malgrado, protagonista.

Da quella vicenda sono trascorsi tanti anni, dei due conniventi/commensali non ho più avuto notizia e questo è un bene: essendo entrambi avanti con gli anni, mi posso solo augurare che altri danni non siano più in grado di farne. Una coppia di mascalzoni della quale uno dei due personaggi avrebbe dovuto essere, invece, il super partes e magari evitare di frequentare l’altra parte in processo a ristorante sarebbe stata cosa quanto meno opportuna. Purtroppo certa magistratura è abituata a comportarsi in modo contrario a quel minimo di decenza (etica e professionale) che il ruolo ricoperto dovrebbe imporre.

E poi c’è il dottor Piercamillo Davigo, strenuo sostenitore della sua categoria ed amico del Fatto Quotidiano nonché membro di quel pool di “Mani Pulite” che ha fatto più danni dell’invasione di questi giorni delle cavallette in provincia di Nuoro, il quale si è lasciato spesso andare a dichiarazioni al limite del paranormale: “In un sistema ben ordinato - ho sostenuto tra l’altro Davigo - un innocente non deve essere assolto, non deve neppure andare a giudizio perché per lui il processo è una tragedia. I filtri dovrebbero essere all’inizio”.

E mica è tutto: il Codice di procedura penale “è fatto apposta per permettere ai delinquenti di farla franca”. Da anni, anche davanti a casi conclamati di ingiuste detenzioni, afferma Davigo, “in buona parte non si tratta di innocenti ma di colpevoli che l’hanno fatta franca”.

Mai una parola contro i suoi colleghi che sbagliano (e non pagano mai), mai la richiesta di una riforma complessiva della giustizia che includa anche la responsabilità civile dei togati, mai una parola su ritardi ed omissioni da parte dei colleghi: la colpa è sempre “degli altri”. Dal “Partito dei magistrati” (Mauro Mellini docet) ci stiamo avvicinando in maniera preoccupante ad una magistratura infestata da clan e correnti. A pagare, come al solito, è il cittadino.