Glad pask, imbronciatella svedese

Che venga definita “Gretina”, in forma sicuramente non vezzeggiativa, a qualcuno potrà addirittura sembrare una offesa visto il sarcasmo che poi, nello scorrere del testo, sembra affiorare dalle parole dell’attempato ma lucido editorialista.

Che sia Gretina, in forma non affettuosamente detta, è tutto da dimostrare considerato il circolo mediatico che si è mosso al suo (suo?) servizio e l’accoglienza che, è un dato, ha ricevuto al di là e al di qua delle mura leonine. Sfugge solo se la nostra novella Pippi Calzelunghe si sia attardata a un proclama domenicale urbi et orbi in omaggio più alla alta e autorevole immagine che l’imbronciatella ha di se stessa piuttosto che come emulazione alla figura del Santo Padre. L’imbronciatella ci ha deliziato con le sue allocuzioni, con i suoi strali, con le sue iperboli tanto che il nostro Senato l’ha omaggiata raccogliendone idee, programmi, profezie sul superenalotto e congiunzioni astrali.

Ed ecco qui che a volere bilanciare l’accoglienza ricevuta dalla seconda carica dello Stato sembra che alla imbronciatella sia stata consegnata una tessera onoraria del sindacato da parte di Maurizio Landini.

Landini, ma cosa ci combini? Vuoi mettere il tuo hatt (cappello in svedese) sulla seggiola della imbronciatella, che forse farebbe meglio a frequentare un pochino di più i banchi di scuola anziché marinarla e dare il via a libera allo sfogo telefonico degli ideatori di meme e vignette a lei dedicate che intasano il nostro cellulare tipo quella, spiritosa, dove ci informa minacciosa che sa bene che useremo piatti di plastica nelle gite di Pasquetta?

Però alla imbronciatella vanno riconosciuti almeno due meriti: il primo è indiscutibile. Con una immagine della terra ripresa da lontano, un satellite artificiale o forse più esattamente la luna dove magari erano andati in gita per dimenticare il clamore mediatico dei recenti episodi in Umbria, i maggiorenti del Partito Democratico hanno espresso su un quotidiano nazionale uno di quegli slogan ad effetto, che sicuramente cambierà la storia delle prossime elezioni europee: “Una o nessuna, se non salviamo la terra i nostri figli non avranno un posto in cui vivere”.

Magari se provassimo a salvare la sanità pubblica da affari e corruttele sarebbe cosa maggiormente gradita. Ma il secondo merito della nostra Pippi Calzelunghe del terzo millennio è essere riuscita a resuscitare (tempismo pasquale perfetto) certa sinistra all’orticaria, quella famosa per i finali al femminile – presidenta-ministra-avvocata-sindaca-assessora e magari dottora-colomba-pastiera-crostata – che tanto bene ha fatto al centrodestra in termini elettorali.

Infatti alla imbronciatona viene attribuita una dichiarazione che passerà alla storia nella categoria delle frasi imperdibili, dichiarazione dove riconosce alla giovane il “grande merito di essere riuscita a comunicare a tante persone l’urgenza di occuparsi dell’ambiente” e le evidenzia qualcosa che la svedesina non potrà mai dimenticare: anche Lei è al suo fianco.

Detto ciò so che mi arriverà a casa la tessera di “stronza honoris causa” per avere attaccato la versione femminile di Nembo Kid e di Spider Man, i super eroi che salvano il mondo ad ogni piè sospinto. Vi chiederete perché non ho citato direttamente Wonder Woman, la splendida Linda Carter degli anni Settanta? Perché di quella icona femminista che fu, che si batteva per la giustizia senza se e senza ma, non si ricorda quasi più nessuno e mi dispiacerebbe che qualche grafico pubblicitario la riscoprisse per magari affiancarle il simbolo di qualche partito o il volto di qualche candidata in lizza per le europee.

“Wonder” in inglese significa meraviglia: pensate quanto sarebbe meraviglioso alzarsi la mattina, aprire il giornale e la televisione e leggere o sentire qualcuno che promette, e poi mantiene, qualcosa di una semplicità incontrovertibile: non ruberemo.

@vanessaseffer