Fuori dalle palle!

Riepilogando. Mettiamo l’ipotesi che lo scrivente sia un manigoldo impelagato negli affari più loschi di questo mondo e, quindi, abbia di conseguenza il telefono sotto il controllo degli inquirenti. All’improvviso, pur di avere un po’ di credito in più da un mio interlocutore, pronunciassi una frase del tipo “Stai tranquillo, Papa Francesco e Sergio Mattarella dipendono da me e se fanno ‘gli strani’ chiudo loro i rubinetti: non avranno più un euro!”: partono gli avvisi di garanzia.

A questo punto, dopo l’inevitabile fuga di notizie (con relativa pubblicazione dei verbali e delle intercettazioni telefoniche) su qualche organo di stampa, ecco l’ineccepibile Luigi Di Maio che, con il piglio tipico del nulla, che chiede nel contempo le dimissioni di Pontefice e Presidente della Repubblica perché comunque potenzialmente colpevoli. E se invece venissero prosciolti? Niente da fare, fuori dalle palle entrambi!

Quello che più preoccupa - al di là del paradossale esempio sopra descritto - è che ancora si faccia finta di non capire che un avviso di garanzia non vuol dire colpevolezza certa. E che, soprattutto, il criterio di garanzia previsto dalla normativa vigente non può/deve essere utilizzato a seconda delle convenienze di schieramento. Altrimenti si rischia che un provvedimento (appunto “di garanzia”) emesso da un giudice inquirente si trasformi in una pericolosa interferenza negli assetti istituzionali: ma, piaccia o no ai 5 Stelle, la democrazia è un’altra cosa.