Le tolgono il vitalizio: muore Radio Radicale

Muore Radio Radicale dopo decenni di una vita singolare non immeritevole. Le sottraggono l’alimento costituito dal compenso per la trasmissione delle sedute del Parlamento.

Malgrado tutto e malgrado l’ossimoro di un “servizio pubblico” svolto da quello che, al contempo era considerato organo di un più o meno sedicente partito, Radio Radicale ha avuto un ruolo per decenni nella vita politico-culturale del nostro Paese di notevole pregio e tale da distinguersi ed elevarsi rispetto al livello di altri ed anche più costosi e potenti mezzi mediatici.

Si può dire che proprio i suoi meriti rendono inimmaginabile che quanto oggi hanno in mano Parlamento e Governo potessero tenerla in vita. Di questa ormai probabile fine mi dolgo anch’io, anche se proprio attraverso Radio Radicale sono state pronunziate nei miei confronti le parole che più mi hanno ferito ed addolorato in tanti anni di vita pubblica.

Più volte mi era capitato di soffermarmi a riflettere che proprio il ruolo contraddittorio di Radio Radicale era la realizzazione e la proiezione della storica, mortale baggianata del “partito transpartitico” (e, poi, anche “transnazionale”) con la quale era stata decretata la fine di quel moto di speranza e di fede in un’autentica presenza liberale nella vita della nostra Nazione che era stato il Partito Radicale del quale avevo fatto parte ed avevo dedicato il meglio della mia vita.

Ed è fin troppo dolorosamente evidente che, ridotto, di fatto, il ricordo del Partito Radicale ed una certa presenza pur della sua stessa inesistenza, a Radio Radicale, di essa fosse stata fino ad ora assicurata la sopravvivenza. Si spengono però anche i ricordi di un’epoca, di anni di fede e di speranza, benché straziate da penose sceneggiate.

Se qualcuno riuscirà, nel contesto di meschina ignoranza in cui ci troviamo, a “salvare” Radio Radicale meglio così. Non voglio e non vorrò domandarmi il come ed il perché. A quanti vi lavorano, mi auguro che tutto si concluda con il minimo danno per le loro persone ed i loro diritti.

(*) Al momento in cui sto per pubblicare questo già amaro scritto, mi giunge notizia della morte di Massimo Bordin. Una coincidenza atroce. Ai Suoi, agli amici comuni, se ne rimangono, le mie condoglianze.