Crolla la pubblicità, i giovani non leggono

Il trend dei primi tre mesi dell’anno è catastrofico. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa registra in generale un calo del 15,3 per cento rispetto al 2018. Lo rilevano i dati dell’Osservatorio stampa Fcp diffusi il 4 marzo. I quotidiani registrano, nel loro complesso, un andamento negativo del 15,9 per cento in termini di conti e del 4,6 per cento per quanto riguarda gli spazi. Il fatturato per i quotidiani è stato di 31.312 milioni a fronte dei 37.229 dell’anno precedente. Male anche i settimanali che hanno fermato il fatturato netto a 4.511 milioni con meno 11,9 per cento. I mensili sono precipitati a meno 20,3 per cento con appena 3.448 milioni di fatturato netto.

Stando ai calcoli degli esperti per la prima volta nel 2019, gli investimenti pubblicitari sul digitale supereranno quelli fatti sui mezzi tradizionali. Ma questo avviene negli Stati Uniti non in Europa. La spinta verrà dal “terzo incomodo” tra i big americani e cioè Amazon che rosicchierà spazi e dollari sia a “Big G” che alla creatura di Zuckerberg grazie alla possibilità di raccogliere dati più dettagliati dei comportamenti dei clienti-utenti. I dollari per il digitale arriveranno dagli annunci come Pagine gialle. La spesa pubblicitaria sui mezzi tradizionali (giornali, riviste) scenderà anche negli Usa.

Il mercato aveva lasciato il 2018 con un valore complessivo di 8,2 miliardi di euro in crescita del 4 per cento rispetto al 2017. La situazione sembrava tornata al 2009 grazie allo zoccolo duro della televisione con una quota del 47 per cento del mercato, all’undici per cento di Internet advertising e alla crescita della radio del 5 per cento. La nota negativa riguardava la stampa che continuava a decrescere per un altro 6 per cento. Dalla ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano risulta che in 10 anni Internet ha guadagnato 7 punti percentuali di quota di mercato sulla televisione e ben 16 punti sulla stampa. Cosa significano questi dati? Secondo un’indagine dell’istituto Demopolis sui giovani e l’informazione è risultato che il 75 per cento degli Under 30 s’informano in Rete, anzi il 60 per cento è sempre connesso a Internet tramite smartphone e computer. Il loro interesse maggiore è per i temi locali, la cronaca rispetto alla politica estera mentre sono risultati molto critici per la faziosità politica. La centralità della rete influisce sulle modalità d’informazione anche se telegiornali, nazionali e locali, continuano ad essere poli d’attrazione, superati tuttavia da Facebook, Youtube, social network. Il peso della carta stampata appare sempre più residuale anche se poi i giovani leggono i quotidiani sui siti on line.

Alla domanda cosa non piace dell’informazione italiana il 65 per cento dei giovani ha risposto “la faziosità dell’informazione politica”, il 56 per cento “la scarsa obiettività”, il 48 per cento la “superficialità”, il 43 per cento il poco “spazio all’inchiesta e all’informazione di denuncia”. Ai giovani capita qualche volta di dubitare della credibilità delle notizie sui media tradizionali, spesso per quelle sui social network. Sulla funzione del giornalismo oggi il 40 per cento dei giovani ha risposto “importante”, il 33 per cento “fondamentale” e solo il 20 per cento poco utile e il 7 per cento ininfluente. Ecco alcuni argomenti su cui riflettere prima di operare tagli all’editoria o colpire un organo come Radio Radicale al quale, dopo 40 anni di prezioso giornalismo, il governo vorrebbe non rinnovare la convenzione che scade a maggio.