L’Arcivescovo di Palermo che accomuna delinquenza e Massoneria

I responsabili e gli appartenenti alla Confraternite della Diocesi di Palermo non devono avere precedenti penali, in particolare per quanto riguarda reati di mafia e che con il loro comportamento provocano scandalo”.

Anche se non è chiaro cosa si intenda per scandalo, poiché ce ne sono di varie forme e generi. Fin qua comunque siamo d’accordo con lui, le cose sono decisamente in contrasto fra loro. Anime pie (i sacerdoti) e anime nere (i mafiosi) non possono convivere all’interno di una Confraternita diocesana. Ma poi aggiunge: “E non possono essere iscritti alla massoneria”.

Ecco, ci risiamo. Questo accomunare la mafia alla massoneria ci lascia decisamente sbalorditi. In una Regione come la Sicilia, che ha dato i natali a illustri scrittori, uomini e donne della cultura, della scienza, della letteratura, dell’arte, in una terra che ha dato i natali anche alla lingua italiana stessa, non ci aspettavamo di trovare tanta ignoranza preconcetta. Ma l’Arcivescovo di Palermo, Sua Eccellenza Corrado Lorefice, questo stabilisce con un suo decreto pubblicato sul sito dell’arcidiocesi.

Paragonare la massoneria alla criminalità, senza salvare nemmeno un iscritto, che magari ha sempre rigato dritto in tutta la sua esistenza e partecipa anche alle Messe domenicali, è un buon marito, un buon padre di famiglia, sembra davvero ingiusto, perché potrebbe restarci male! Sarebbe come a dire che tutti i siciliani sono mafiosi, che tutti i calabresi sono infrequentabili, che tutti i sacerdoti sono pedofili, e bene ha fatto Papa Francesco a dedicare quattro giorni di studio su questo tema che sembra interessare in maniera elettiva gli appartenenti al clero. Attenzione Don Lorefice! Le parole hanno un peso specifico e inserito in un suo decreto non lasciano scampo al pensiero che mirava proprio ad offendere e ghettizzare qualcuno. Basta fare due più due.

Per quanto danno hanno fatto le ghettizzazioni al mondo, non ci sono più volumi di Storia sufficienti. Ma per fortuna non tutta Santa Madre Chiesa cattolica la pensa come Sua Eccellenza Don Lorefice. Basta ricordare il dialogo con il Cardinale Ravasi o andare semplicemente sul web dove si scopre a riguardo che molte realtà cattoliche sono disponibili al dialogo con una massoneria che cerca di fare del bene e di far crescere mentalmente, con lo studio, la lettura, la cultura e il confronto, il prossimo. E tutto questo, senza scomodare eroi del Risorgimento ed altre personalità che hanno dato lustro alla Nazione. Non sarà che una mente aperta non è corruttibile e quindi per questo c’è ancora certa parte della Chiesa cattolica che teme che gli esseri umani possano pensare in modo indipendente?

Il Don di Palermo non ha fiducia neppure nelle certificazioni che si richiedono in Tribunale, i carichi pendenti e la fedina penale pulita, perché secondo lui “anche quella non è indice di una vita pulita”. Quanti delinquenti avranno la fedina pulita? Allora ritorno facilmente su quel pensiero di prima: sarà così anche per tutti i siciliani, i calabresi e i preti? Ma anche i colombiani, i napoletani, perché non parliamo dei cinesi o degli africani?

Per questo accogliamo la replica del Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, che risponde così all’Arcivescovo:

Gentile Eminenza

Ci dispiace dover ancora una volta constatare che un vescovo di Santa Romana Chiesa accomuni ipse facto la Massoneria alla stessa stregua di associazioni mafiose o di persone condannate e che, con apposito decreto, neghi a persone oneste e di buoni costumi di far parte di confraternite per il solo ed esclusivo motivo di essere liberi muratori. Questo suo atto vescovile, per quanto legittimo possa apparire ai suoi occhi nella forma giuridica e nel merito, ci amareggia ed è molto discutibile dal punto di vista morale per la palese discriminazione che innegabilmente investe e colpisce al cuore tanti cittadini e persone specchiate che hanno scelto di compiere anche un cammino religioso all’interno delle Confraternite. Chi è massone quindi non può far più parte di queste associazioni e dovrà autodenunciarsi e rinunciare ad essere un bravo confratello come ha sempre fatto, mentre chi non è ancora iscritto non potrà mai presentare domanda d’ingresso. Non le sembra che un simile provvedimento sia eccessivo oltre che discriminatorio e innalzi odiosi muri anziché costruire dei fecondi ponti di dialogo come ha spesso dichiarato Papa Bergoglio in numerose circostanze pubbliche? Non Le sembra che anche i massoni abbiano il sacrosanto diritto di professare come meglio credono la propria Fede e i propri valori cristiani?

Nel 2016 anche il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, in un suo scritto pubblicato su IlSole24ore ha citato il documento dei vescovi tedeschi del 1983, sostenendo che non possono essere ignorati i punti di contatto fra Massoneria e Chiesa che trovano valori comuni nella dimensione comunitaria, nella dignità umana, nella lotta al materialismo, nella beneficenza. In questo senso si può avere un libero confronto riducendo le distanze. Noi siamo e saremo sempre per la conciliabilità del dialogo e della Umana Ragione. Le ricordo che oggi più che di provvedimenti restrittivi ci vorrebbe una profonda ed ampia azione pastorale volta a unire e non dividere le sensibilità religiose personali. Le vorrei poi fare notare che la Massoneria non è un’organizzazione segreta od occulta e che la sua azione illuminatrice rientra a pieno titolo fra quelle tutelate dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Le vorrei segnalare altresì che il Grande Oriente d’Italia sottopone a controlli rigorosissimi coloro che fanno richiesta d’ingresso e che richiede i certificati penali da tempo immemore, cosa che la chiesa di Palermo ha appena attuato tramite il suo decreto vescovile. Naturalmente resta a tutt’oggi pendente la questione della scomunica che - pur attenuata dalla modifica dell’articolo 1374 del Codice Canonico con la scomparsa del preciso riferimento alla Massoneria e la trasformazione della “scomunica” in “giusta pena” - pende tutt’ora su milioni di liberi muratori. Una “pena ingiusta” ci appare sicuramente la sua decisione di escludere i massoni dalle Confraternite.

Cordiali saluti,

Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

In conclusione, teniamo a precisare che il Goi ha 850 sedi con oltre 23mila iscritti. Regola di ogni istituzione massonica è di non avere pendenze legali. Nessuno riceve sconti su questo che è un fatto. Sappiamo che in molti ambienti, a cominciare dalla Chiesa cattolica funziona alle volte in modo diverso: promoveatur ut amoveatur. Ma non in Massoneria: o dentro e righi dritto o fuori.

@vanessaseffer