Lettori in crescita dopo anni di flessione

Una boccata d’ossigeno per la carta stampata. I lettori dei quotidiani, sia in formato cartaceo che in digitale, sono in aumento dopo quattro anni di flessione. Per l’editoria non spira, tuttavia, buona aria nei rapporti con il governo tanto che nessun esponente di Palazzo Chigi è stato presente al congresso della Fnsi a Levico Terme. “Nessun intervento”, ha detto il sottosegretario Vito Crimi, che ha la delega sull’editoria, “prima degli Stati generali dell’informazione”. L’ultima rilevazione di Audipress osserva che nel 2018 i quotidiani sono cresciuti dello 0,2 per cento, i settimanali dell’1,3 per cento e i mensili dello 0,6 per cento. I lettori, in un giorno medio, sono 16,3 milioni. Al primo posto figura La Gazzetta dello Sport vanta 3,7 milioni di persone interessate alle notizie sportive. Per quanto riguarda l’informazione generale si conferma al primo posto con due milioni e o 7mila lettori il Corriere della Sera. Grazie al digitale online la Repubblica è riuscita a ridurre al secondo posto il distacco con 1,89 milioni di lettori. Seguono tre quotidiani molto caratterizzati sui rispettivi territori: La Stampa di Torino, con un milione e 80mila lettori, Il Messaggero di Roma, con un milione e sessantamila e QN - Il Resto del Carlino con poco più di un milione di lettori nella fascia bolognese-emiliana. Secondo l’istituto di rilevazione la maggioranza dei lettori ha un’età per il 44 per cento oltre i 65 anni mentre i giovani s’informano in prevalenza attraverso gli smartphone. Altro elemento che si ricava dai dati è il grado d’istruzione, diplomati o laureati per oltre il 60 per cento. Per avere un quadro più preciso dello stato di salute dell’editoria vanno presi in esame altri due elementi: il numero delle copie vendute (circa 6 milioni al giorno) e l’entità degli introiti derivanti dalla pubblicità.

Buone notizie in tale senso arrivano dal maggiore gruppo italiano. Rcs Mediagroup, dopo aver abbattuto il debito, starebbe decidendo la distribuzione di un dividendo, la cui entità sarà decisa dal prossimo Consiglio d’amministrazione. Il gruppo, che aveva nel 2015 una perdita di 173 milioni, ha chiuso il bilancio 2018 in utile, dopo aver registrato anche nel 2017 un saldo positivo di 71 milioni di euro. “Quest’anno – ha affermato il presidente e ad di Rcs Urbano Cairo – andrà meglio. Questo ci ha permesso di ridurre il deficit, di tenere tutti i dipendenti e ci consentirà di lanciare nuove iniziative editoriali”. Per i periodici, dopo l’appannamento degli anni scorsi, la situazione è in miglioramento con i settimanali passati a 13,6 milioni di lettori e i mensili che ne vantano 12 milioni. La stampa, in sostanza secondo l’istituto di rilevazione, si conferma “nello scenario del consumo di prodotti di carta o digitale, una risorsa importante per più di 40 milioni di italiani che scelgono contenuti di qualità attraverso la lettura delle principali testate”. I dati evidenziano un piccolo passo di ripresa per l’intero sistema dell’editoria afflitto da molte criticità come si ricava dal calo dei giornalisti (passati da 18.866 a 15.016 professionisti a tempo pieno) e dall’aumento dei pensionati (saliti a 7.240 da 4.256). C’è allarme Inpgi (l’istituto autonomo di previdenza sostitutivo dell’Inps). I contributi versati non coprono più le spese per le pensioni. Occupazione e previdenza stanno diventando i due fattori che mettono in crisi il giornalismo italiano e quindi la libertà d’informazione. Con questa realtà, aggiungendovi le violenze e le aggressioni, non si può certo guardare al futuro con serenità.