Palermo, arrestati 46 mafiosi, tra cui Settimo Mineo

La Direzione distrettuale antimafia guidata da Francesco Lo Voi ha dato il via ad un blitz dei carabinieri nei confronti di 46 fra boss e gregari: “Cupola 2.0” è il nome dato all’operazione. Tra i fermati figura anche il capo dei capi che avrebbe dovuto inaugurare la nuova fase di Cosa nostra. Si tratta dell’80enne Settimo Mineo. Lo “zio Settimo”, incoronato “re” della commissione provinciale di Palermo, era considerato l’erede di Totò Riina, scomparso lo scorso anno. Il ruolo di capo era vacante, infatti, dal 17 novembre 2017. Con la presa del potere di Mineo, Cosa nostra sarebbe tornata a riunirsi, almeno nella commissione provinciale di Palermo, con i clan di Porta Nuova, Poagliarelli, Bagheria, Villabate e Misilmeri.

Un fatto che non avveniva formalmente dal 15 gennaio 1993, giorno in cui il Capitano Ultimo pone fine alla lunghissima latitanza di Riina, durata 24 anni. Di Settimo Mineo parla nelle sua testimonianza anche Tommaso Buscetta, ed è stato arrestato e interrogato anche dal giudice Giovanni Falcone. Settimino Mineo viene condannato a 5 anni in seguito al maxi processo istruito proprio da Falcone e arrestato nuovamente nel 2006. Per tornare in libertà dopo una condanna a 11 anni. Lo raccontano carismatico e con doti di mediatore. Il vecchio boss di Pagliarelli non usava telefonini per la paura di essere intercettato e non guidava automobili. Si muoveva a piedi, anche per andare a trovare gli altri capi famiglia. Ai cosiddetti “uomini d’onore”, Mineo era apparso come un’opportunità di rilancio per Cosa nostra. Ora la sua scalata è stata fermata.