Domeniche tv: non è la Rai (o forse sì)

La polemica politica delle ultime settimane è incentrata sull’apertura domenicale dei negozi e dei centri commerciali ma, premesso che sarei tendenzialmente contraria alla chiusura per innumerevoli motivi che non ho intenzione di quivi snocciolare, ne snocciolerò uno solo ed estremamente sottovalutato: i divorzi. E la loro ipotetica impennata. Avete mai provato a stare a casa a guardare la televisione in una mattina di domenica? Beh, io sì, domenica scorsa. Praticamente l’anticamera del suicidio. Nello specifico, lo sconforto più assoluto nel quale sono sprofondata è dovuto alla programmazione delle reti Rai, che ho cercato, disperatamente, di guardare, per rendermi poi conto che, anche volendo con tutta me stessa, non avrei trovato nulla di guardabile, perlomeno secondo i miei standard di intrattenimento domenicale mattutino.

Elenco. Rai 1: ore 11,30 Santa Messa, all’interno dell’inossidabile “A Sua Immagine”.

Darei agli italiani, tutti, una fiamma ossidrica al fine di rimuovere tale programma dal video, se non altro perché forse (forse) retaggio di una programmazione antica, nonché espressione di una società antica che risale a quando il Vaticano non aveva una propria emittente e c’era un solo canale televisivo. Forse, ma non vorrei rischiare il rogo. Quindi, teniamoci la messa in tv, che agli anziani che non possono uscire fa compagnia e servizio pubblico e cambiamo canale.

Rai 2: “La Nave dei Sogni”, ignobile telefilm tedesco d’importazione di genere romantico, ipoteticamente alla centesima messa in onda o più probabilmente clone indistinguibile di altri migliaia di filmetti bavaresi dal dialogo basic e narrazione elementare per casalinghe attempate e vecchiette sentimentali.

Ri-cambiamo canale.

Rai 3: “Community”, nello specifico del segmento analizzato visita in un asilo del Sudafrica. Perfetto, ci portiamo avanti col lavoro della comunicazione sociale pre-natalizia, quando saremo invasi di spot che ci inviteranno alla donazione a questo o quel bimbo di questo o quel Paese africano. (Che l’anziano è sensibile al tema e dieci euro per un’adozione vitalizia, un sms o un quaderno glieli sfili facile, basta che gli fai compagnia al telefono per dieci minuti).

L’epopea del rapimento da divano fine settimanale prosegue su Rai 4: finalmente qualcosa, Jean Claude Van Damme in tutto il suo splendore pettorale che tira su tavolini imbragato in una cinghia. Quantomeno un bel vedere, film stravecchio e pure brutto. Voto: ormai improponibile.

Inizia la disperazione.

A quel punto, proviamo qualcosa di meno culturista e più culturale: Rai 5: Otello. L’opera di mattina la domenica giusto io che sono melomane e qualche baritono in pensione. Tempo di resistenza: dieci minuti massimo, forse sottofondo per passare l’aspirapolvere a mano sulle briciole del tappeto. Provo a consolarmi con Rai Premium: “A un passo dal cielo”, fiction italiana targata Rai, ottima regia di Enrico Oldoini, cambio d’abito per Terence Hill: da sagrestano di campagna a sagrestano di montagna. Facile. Soprattutto mantenere il target: vecchietti.

Mi rendo così conto che non ho ottant’anni e che non ce la faccio proprio alla quarta scena, seguono quindi a ruota i canali per bambini, Rai Gulp e Rai Yoyo. Qui invece mi rendo conto che non ho quattro anni e viro su Rai News, dove trovo una diretta da Cernobbio con intervista al Ministro Buongiorno: mi addormento sul divano, forse complice anche la leggera pioggerella fuori dalla finestra.

Sintesi finale? Se non fossi un anziano e volessi guardare la Rai di domenica mattina? Se fossi costretto a passare la domenica mattina in casa con marito e figli perché non sapessi dove andare, visto che fuori i negozi sono chiusi, o perché magari piove, a parte i bambini - che li piazzi a inebetirsi di cartoni ebeti - ma i giovani e gli adulti fascia 20-60? Prepariamoci, perché i matrimoni degli italiani, se questo offre la “Tv di Stato” in chiaro, avranno solo 8 domeniche di salvezza, altro che messe, suore e “finché morte non ci separi”, non basterà un miracolo.

Ma cerchiamo di non essere troppo esigenti, troppo cattivi… non è che è perché è la Rai…

O forse, purtroppo, sì.