La Repubblica in cura dai “medici della mutua”

In questi giorni, tra le cupe riflessioni sul mondo in cui mi è dato vivere l’ultimo tratto della mia vita, mi è capitato di soffermarmi magari un po’ troppo, sui segni premonitori che in fasi sicuramente migliori di questa, ne hanno disegnato l’essenza. E sulla corresponsabilità di questo catastrofico scadere nell’ignoranza e nell’irrazionalità.

Purtroppo questi segni premonitori e questa sotterranea elaborazione della patologia della Repubblica sono stati molti e vari, specie nel mondo della cultura (che spesso si è rifugiata nel populismo) magari con la supponenza di una investitura “storica” della ideologia marxista e delle molte derivazioni immaginarie di essa. L’arte, la letteratura hanno, nel bene e nel male, nel loro stesso appassire e ripiegare su sé stesse, dato i segnali più allarmanti. E meno considerati.

Non è certo un “rimprovero”, che sarebbe in sé ridicolo il giudizio su un grandissimo artista, un attore che ha impersonato un’epoca: Alberto Sordi. Ci ha dato la migliore (cioè la peggiore) radiografia di una generazione che dei valori morali e politici sembrava avere solo il fastidio di doverli, a volte simulare. La “Repubblica democratica nata dalla Resistenza” non può nemmeno immaginarsi senza l’incombere delle figure dei personaggi magistralmente interpretati da Albertone. Non si tratta, certo, di scetticismo e, magari, di dileggio. È una realtà che avremmo tuttavia fatto bene ad approfondire e a non eludere.

Ma oggi e qui di Alberto Sordi vorrei ricordare soprattutto uno splendido film. Che non è solo un’impietosa pagina analitica di costume. “Il medico della mutua” non è solo l’immagine artistica satirica della malasanità, della burocratizzazione pacchiana ed ipocrita dell’arte di Ippocrate.

“Il medico della mutua” è un breviario di politica italiana della Prima Repubblica. Anzi: è uno sguardo profetico sulla politica dei decenni a venire e sulla classe dei suoi protagonisti. Oggi è facile comprendere la verità insita in quelle magistrali sequenze. La Repubblica, gravemente ammalata si affida (o è affidata) alle cure di altrettanti “medici della mutua”, di quelli descritti in quel film (ché, invece, ve ne sono, è incredibile, di ottimi). C’è una dose “preliminare” di retorica – antibiotici, che viene somministrata in pillole di varia marca. E ci sono le cure di moda secondo il gradimento dei pazienti. E, soprattutto, una guerra senza quartiere per accaparrarsene il maggior numero possibile nel “patrimonio” di ogni “dottorino”: “i mutuati”. E gli espedienti per farli “cedere”, la pubblicità, l’ossequio ai luminari “al di sopra” di quella meschinità, ma che, di fatto, galleggiano sulla miseria dei tanti dottor Albertone.

“Il medico della mutua” e il paziente della mutua. Il traffico di iscrizioni e cancellazioni. La patologia della medicina. E la medicina che tira a campare sulle patologie. E sulla rassegnazione dei pazienti.

P.S - Non se ne avranno a male i miei amici medici ed, in generale i medici, della mutua e no. Perché il senso di questo articolo è che non vi sono solo medici della mutua, ma anche avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, ecologisti e, soprattutto, politici “della mutua”. Solo che non hanno trovato un Alberto Sordi che deliziosamente ne abbia potuto fare i ritratti.