Legittima difesa e spaghetti western

Un aforisma, un commento - “Nella corrente discussione sulla legittima difesa viene spesso indicato lo spettro del Far West. Chi lo fa, ha visto troppi film western, in particolare all’italiana”.

Che il Far West del secolo XIX sia stato la culla della violenza negli Usa è un luogo comune difficile da contrastare. La cosa è dovuta all’enorme quantità di film che hanno dipinto l’Old West come una realtà sociale del tutto caotica nella quale l’aggressione fisica e l’illegalità dominavano la scena. Ma la ricerca storica fornisce evidenze di altra natura. Thomas J. DiLorenzo, già nel 2010, in un articolo su The Independent Review (The culture of violence in the American West: Myth versus Reality), citando vari altri studiosi, descrive la situazione del tempo in fatto di ordine pubblico e di diffusione della violenza, come molto meno grave di quanto si è soliti pensare. L’assenza di uno Stato che regolasse i comportamenti e reprimesse i reati era ampiamente compensato dall’attività di controllo sociale a cura di numerose ed efficienti private protective agencies, di altrettanto numerose forme associative fra minatori e allevatori e persino attraverso servizi di protezione organizzati dalle compagnie ferroviarie. In definitiva, DiLorenzo conclude che le città americane contemporanee sono molto più pericolose di quanto lo fosse il tanto paventato Far West.

L’atteggiamento di chi indica il Far West come esempio di inciviltà nasce dalla tacita premessa di una nostra superiorità morale nei confronti degli Stati Uniti, del loro facile armamento privato, della loro origine e così via. Tuttavia, se è vero che la diffusione delle armi si presta ovviamente ad una più intensa statistica degli omicidi, è anche vero che, sotto il profilo della qualità e non solo della quantità, la violenza prende strade diverse ma per nulla più rassicuranti. In effetti, rapine e furti con aggressione sono in aumento anche da noi ma, ciò che indica la naturale propensione al crimine secondo motivazioni le più diverse e con tassi più o meno costanti in qualsiasi società, è il ricorso a strumenti e modalità di violenza alternativi alla classica arma da fuoco.

O forse abbiamo già dimenticato i sassi lanciati dai ponti sulle autostrade, gli acidi lanciati sul volto o impiegati per “sciogliere” la vittima, il fuoco, i martelli e i cacciavite, le spranghe e i pugni mortali che hanno caratterizzato, e caratterizzano tuttora, la nostra società tanto solidale, tollerante e civile? Come in ogni altra parte del mondo, poi, anche in Italia vi sono, in varie città, vie o interi quartieri ‘sconsigliati’ per l’elevato pericolo di aggressioni a scopo di rapina.

Verso la fine degli anni Ottanta, presso l’Università di Genova, il nostro Dipartimento fu invitato dalla Questura a chiudere i battenti verso le diciotto per evitare che gli studenti, in particolare le studentesse, facessero brutti incontri nelle vie adiacenti.

Un analogo invito fu fatto dalla Curia romana ai suoi prelati, pensate un po’, nel XVII secolo, per evitare assalti con i coltelli nelle vie di Roma al tramonto. Insomma, anche se il motto della National Rifle Association – “i fucili non uccidono; sono gli uomini a farlo” – è certamente paradossale nella sua prima parte, nella seconda coglie sicuramente il vero. E credere che gli uomini uccidano solo “per un pugno di dollari” è del tutto ingenuo prima ancora che falso.