
Da un lato Roberto Gualtieri, che ha rivendicato con orgoglio di aver speso i soldi capitolini per la manifestazione in piazza sull’Europa lo scorso 15 marzo: la Corte dei conti ha aperto un fascicolo. Il procuratore regionale del Lazio Paolo Rebecchi lascia che sul presunto caso di piazza del Popolo non saranno tollerate fughe di notizie né smagliature perché la faccenda è politicamente sensibile, visti i 270 mila euro spesi.
Fermo restando la necessità di acquisire tutta la documentazione, l’esposto parla di “utilizzo consistente di risorse pubbliche finalizzate all’organizzazione di una manifestazione di chiara matrice propagandistica... in contrasto con i principi di imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione”. Vedremo se e quali responsabilità saranno attribuite al primo cittadino, denunciato anche alla magistratura penale da un esposto del senatore forzista Maurizio Gasparri.
Dall’altro lato abbiamo Dario Franceschini che l’altro ieri, durante l’assemblea del gruppo parlamentare del Pd, ha avuto l’illuminazione di voler presentare una proposta di legge per dare ai figli solo il cognome della madre con la motivazione che “è un risarcimento per una ingiustizia secolare, fonte di tutte le disuguaglianze di genere”. Come se fosse la priorità del Paese. Come se i cognomi delle madri non fossero quelli dei loro padri (quindi sempre maschili), come se questa proposta non fosse terribilmente svilente nei confronti dei padri (Mater semper certa est, pater numquam, ovvero la madre è sempre certa, il padre mai).
Per non citare Romano Prodi, che sulla vicenda della tirata di capelli alla giornalista Lavinia Orefici, pur di non scusarsi (anche se, nonostante la sua squadra di supporto, alla fine ha dovuto cedere), ha provato a rilanciare: “Si scambia l’affetto con l’aggressione”.
Nel mezzo tutti gli altri, che hanno tentato di prendersi la ribalta con la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio sul caso del generale libico Almasri. Mozione respinta alla Camera con 215 voti contrari conto i 119 voti a favore.
Parafrasando le parole utilizzate da Elly Schlein proprio in quest’ultima occasione, l’Italia non merita un’opposizione di governo del genere, che dovrebbe invece avere un ruolo fondamentale nella dialettica democratica.
Aggiornato il 27 marzo 2025 alle ore 10:14