Lesa maestà

Le dichiarazioni del presidente del Senato Ignazio La Russa, in merito alla telefonata tra il capo dello Stato Sergio Mattarella ed Emmanuel Macron, “io credo che l’opera del presidente Mattarella sia sempre utile” e “la fermezza del nostro governo debba essere condivisa”, è stata stigmatizzata da alcuni giornali come se fosse stata una “lesa maestà” al capo dello Stato. È l’inquilino del Quirinale che ha interferito, senza averne i poteri, con l’esecutivo. Nel tentativo di rimediare alla palese violazione dei poteri costituzionali che sono in capo all’esecutivo il presidente, bontà sua, ha dichiarato che “la politica estera dipende dal governo”.

Il comportamento del presidente della Repubblica con la telefonata al presidente Macron (pare non concordata con il governo in carica) è una intrusione gratuita sui poteri assegnati all’esecutivo dalla Costituzione. Il monarca di fatto ha iniziato, come il suo predecessore Giorgio Napolitano, a minare il campo del governo di centrodestra legittimato dal voto popolare? Il messaggio veicolato in maniera subliminale agli italiani è di un governo tenuto sotto tutela da parte della presidenza della Repubblica.

Per il giornale “Il Riformista” di ieri, diretto da Piero Sansonetti “La Russa riscrive la Costituzione e riprende Mattarella dopo la telefonata con Macron”. La verità è che gli ultimi presidenti della Repubblica hanno dilatato i loro poteri costituzionali interpretando la Costituzione pro domo loro.

In una democrazia nessuno deve essere al di sopra delle critiche, neanche l’inquilino pro tempore del Colle più alto!