Le ingerenze Ue nella campagna elettorale

“Vedremo il risultato del voto in Italia, ci sono state anche le elezioni in Svezia. Se le cose andranno in una direzione difficile, abbiamo degli strumenti, come nel caso di Polonia e Ungheria”.

Così Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ieri, a Priceton, ha risposto in tal modo a una domanda sull’eventuale risultato delle elezioni in Italia.

Parole che hanno mandato su tutte le furie Matteo Salvini. Il leader della Lega – a Mattino Cinque – ha parlato di una “squallida minaccia”, “un’invasione di campo non richiesta”. Non solo: “Il gruppo parlamentare della Lega presenterà una mozione di censura. Domenica votano italiani, non i burocrati di Bruxelles. Se io fossi il presidente della Commissione Ue, mi preoccuperei delle bollette”.

Sempre Salvini, in occasione della quarta edizione della Scuola The Young Hope-RePower Italia di Fino a prova contraria, in corso a Roma e in diretta su La Chirico.it., ha notato: “Le dichiarazioni di Ursula von der Leyen sono una via di mezzo tra un bullismo istituzionale e una sorta di minaccia che non mi piace. Non si può dire se vince la Lega fermo i fondi del Pnrr. Siamo di fronte a una volgarità imbarazzante. Basta minacce”.

Il leader del Carroccio, inoltre, su Corriere Tv ha evidenziato: “Le parole della presidente von der Leyen sono di una gravità inaudita, comporterebbero dimissioni o scuse immediate. Con che faccia si permette di dire che la situazione sarà difficile, abbiamo gli strumenti per intervenire? Che cos’è? Un ricatto, una minaccia, bullismo istituzionale? O chiede scusa o si dimetta. In un’Unione europea di cui l’Italia è contribuente netta, a tre giorni dal voto, è veramente indegno, imbarazzante e istituzionalmente scorretto minacciare gli italiani”.

Nella discussione ha detto la sua pure Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera: “Consiglio alla presidente von der Leyen di misurare i toni. È Commissario europeo e rappresenta tutti i cittadini del Continente. L’Italia è Stato fondatore dell’Ue e nessuno, ripeto, nessuno può mettere in discussione il risultato di libere elezioni. Toni minatori e ricattatori – ha continuato – li usasse verso i nazistelli e i filo-cinesi di casa sua, fermo restando che non ci spaventano. Mentre è sicuro che mettono in pessima luce chi li pronuncia. Già prese un granchio quando accusò l’Italia di essere lo Stato untore, che diffondeva la pandemia. Poi si è oltretutto scoperto che il paziente era in Baviera… chieda scusa, lo faccia anche ora. Se poi il suggeritore di certe improvvide affermazioni è il Partito Democratico, allora abbiamo validi motivi di considerarlo un traditore della Patria”.