La partita aperta di Enrico Letta: l’intervista sul programma del Pd

Questa campagna elettorale, nonostante si svolga con tempi così ristretti e per questo motivo alquanto veloce, tanto da rasentare la nevrosi, si appresta ad arrivare alla sua chiusura, ovvero al fatidico 25 settembre. Durante il numero ridotto dei vari comizi e degli interventi televisivi dei rispettivi candidati, a causa del ristretto tempo riservato all’illustrazione delle proposte delle forze politiche in gara, sono comunque riuscite a emergere le diverse posizioni e i relativi programmi elettorali dei vari partiti, con i loro candidati.

Mentre il centrodestra si è mostrato compatto, nonostante piccole divergenze su come affrontare nell’immediato la crisi economica dovuta alla crescita esponenziale dei costi delle risorse energetiche, il centrosinistra si è spaccato in tre liste: quella del Partito Democratico, quella di Carlo Calenda e Matteo Renzi e, infine, quella del Movimento Cinque Stelle. La divisione più significativa è stata quella che si è concretizzata tra il Pd di Enrico Letta e il M5S di Giuseppe Conte, un’alleanza che durante la legislatura sembrava essere così conciliante nella visione politica da determinarne quasi la fusione in unico soggetto politico. Quando meno te l’aspetti, sono proprio i “fidanzamenti ufficiali” più affiatati a sciogliersi tanto repentinamente quanto senza un apparente e sostanziale motivo reale. Se non quello, forse, di matrice elettorale.

Nella “campagna acquisti” pre-elettorale abbiamo assistito ai classici teatrini del tira e molla dell’ultimo momento, con Calenda che giurava e spergiurava, perfino indispettito, che non si sarebbe mai alleato con Renzi e che avrebbe spostato il progetto della sinistra del Pd e di Più Europa, con i Verdi e Sinistra italiana, ma che invece è riuscito ha smentire se stesso con una velocità e un voltafaccia più subitanei di quelli utilizzati dalla “scuola renziana” nella sua storia politica, in generale, e governativa, in particolare.

A causa di questo caos elettorale che regna nel centrosinistra, ho ritenuto opportuno cercare di capire e conoscere meglio il programma politico del principale partito della sinistra italiana, ossia il Partito Democratico, che con il suo leader sta cercando di risalire nei sondaggi, che danno per vincente il centrodestra, anche con numeri trionfanti. Proprio a Enrico Letta ho posto le seguenti domande.

Segretario Enrico Letta, iniziamo dal problema della crisi economica attuale. Secondo lei, quale dovrebbero essere le priorità dell’attuale Governo per fronteggiare la crisi energetica e quella socio-economica?

Il Governo e il Parlamento stanno continuando a lavorare per contrastare il caro bollette, perché su questa emergenza non possiamo permetterci ritardi. In questi giorni, il Parlamento ha approvato in via definitiva il Decreto Aiuti-Bis, mentre il Governo sta lavorando sul Decreto Aiuti-Ter. Sono provvedimenti importanti, che abbiamo spinto con convinzione, a partire dagli sgravi fiscali per le imprese. Avremmo voluto fare di più, ma purtroppo l’Esecutivo in questa fase ha ovviamente un potere di intervento limitato. Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi dovranno assumersi la responsabilità di aver fatto cadere Draghi in un momento così delicato per l’Italia. Tanto più che a luglio Mario Draghi aveva annunciato un’ambiziosa agenda sociale, oggi bloccata. Questa agenda conteneva misure fondamentali come l’introduzione, finalmente, del salario minimo. Le proposte e la visione per guidare l’Italia in questa fase c’erano, ma la destra e il Movimento Cinque Stelle hanno preferito rincorrere i sondaggi e i loro interessi di parte.

Come si dovrebbe sviluppare un approvvigionamento di gas alternativo a quello attuale russo?

La strada più efficace e rapida per ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni di gas è investire nelle rinnovabili e nel risparmio energetico. Questo approccio oggi è tre volte strategico: primo, perché rafforza la nostra sicurezza nazionale, riducendo la dipendenza dall’importazione di fonti fossili dall’estero; secondo, perché taglia in maniera strutturale il prezzo delle bollette per famiglie e imprese e crea nuovi posti di lavoro; terzo, perché contrasta il cambiamento climatico abbattendo le emissioni di Co2. Per questo noi proponiamo un piano straordinario per le rinnovabili e il risparmio energetico, così da sbloccare i tantissimi progetti fermi per questioni burocratiche (e quindi realizzabili in tempi brevi) e ridurre tutti quegli sprechi assurdi sia da un punto di vista ambientale sia da un punto di vista economico. Certamente, nei prossimi anni il ricorso al gas continuerà a essere necessario. E per questo noi siamo favorevoli all’installazione dei nuovi rigassificatori, ma a condizione che rappresentino delle soluzioni-ponte, rimanendo attivi solo il tempo strettamente necessario, per accompagnare (non rallentare!) la transizione energetica. Gli accordi già stretti con i nostri partner storici vanno proprio in questa direzione. Ma il problema oggi è la dipendenza dal gas estero in generale, non solo da quello russo.

Secondo lei, se dalle urne non dovesse uscire una maggioranza stabile, cosa potrebbe accadere?

La legge elettorale con cui votiamo non lascia spazio per un pareggio. Ha un impianto fortemente maggioritario e questo significa che la coalizione che prenderà più voti avrà la forza per governare. Quindi o andrà al Governo la nostra coalizione di centrosinistra, o andrà al Governo la coalizione di destra. Non ci sono altri scenari possibili. Per questo escludo nella maniera più assoluta di poter partecipare a un Governo con Giorgia Meloni. E per questo la promessa di Azione e Italia Viva di un Governo Draghi Bis non sta in piedi. Siamo arrivati al punto che lo stesso Draghi ha dovuto smentire, dopo essere stato tirato in mezzo in maniera imbarazzante e irrispettosa.

Quali sarebbero le priorità da affrontare, qualora il Pd andasse al Governo?

Come detto in apertura, la priorità è il caro bollette. Vogliamo introdurre un tetto al prezzo dell’energia, permettere di rateizzare i pagamenti, potenziare ulteriormente gli sgravi fiscali per famiglie e imprese e lanciare un nuovo contratto luce a metà prezzo per famiglie a reddito medio e basso, totalmente da fonti rinnovabili acquistate direttamente dalla società pubblica Acquirente Unico. Ma non basta, perché già prima della guerra l’Italia era un Paese ferito da disuguaglianze e difficoltà economiche. È compito dello Stato sanare queste ferite, perché standard di vita insufficienti e fragilità mettono in discussione la possibilità di una piena partecipazione alla vita sociale e così rendono più debole il nostro Paese e la nostra democrazia. Vogliamo farlo, eliminando il lavoro sottopagato e precario, con l’introduzione del salario minimo e l’abolizione di stage gratuiti e finti tirocini. Garantendo il diritto alla salute, con nuovi investimenti nella sanità pubblica, nella medicina territoriale e nel personale sanitario. Difendendo il diritto alla casa e all’abitare, grazie alla realizzazione di 500mila nuovi alloggi popolari in 10 anni e un sostegno pubblico per affitti e mutui. Assicurando l’accesso a un’alimentazione di qualità, con la gratuità delle mense scolastiche e la consegna di pacchi alimentari alle famiglie che ne hanno bisogno, grazie al recupero dell’invenduto della grande distribuzione. E deve esistere una rete di protezione per chi non ha un lavoro o non è nelle condizioni di lavorare: per questo vogliamo mantenere e rafforzare il Reddito di cittadinanza, in particolare per tutelare le famiglie numerose. Un’agenda sociale chiara, che si accompagnerà alla nostra agenda per i diritti civili, perché non è vero che bisogna scegliere tra le due: l’approvazione di leggi sul matrimonio egualitario, sulla cittadinanza e sul fine vita sono per noi altrettanto importanti e non bloccano in nessun modo l’impegno per difendere i diritti al lavoro, alla sanità, alla casa e a un’alimentazione di qualità.

Come andrebbe riformata la Giustizia in Italia?

Nell’ultimo anno il Parlamento ha già approvato riforme di grande rilevanza e molto attese: processo civile, processo penale, Consiglio superiore della magistratura e ordinamento giudiziario. Con il via libera ai decreti attuativi del processo penale e civile di pochi giorni fa, abbiamo portato a termine il percorso relativo a queste due riforme. Sono provvedimenti che perseguono obiettivi per noi essenziali: assicurare ai cittadini tempi ragionevoli e certi dei processi, rafforzamento delle garanzie e un avanzamento sulla strada della modernizzazione del comparto giustizia. Il nostro impegno è, ora, proseguire il lavoro già impostato e dare piena attuazione alle riforme approvate. Sul penale puntiamo, inoltre, all’introduzione dell’innovativo istituto della archiviazione meritata e proponiamo più giustizia riparativa, oltre a misure di depenalizzazione dove necessario, promuovendo una riflessione sulla circostanza che non tutte le “violazioni” debbono trovare una risposta nel processo penale. Sul civile sarà fondamentale favorire ulteriormente la deflazione del contenzioso e intervenire sui costi della giustizia, investendo di più sugli incentivi fiscali, specie per l’accesso ai metodi alternativi di risoluzione delle controversie, compreso l’arbitrato. E poi la riforma mancante del comporto giustizia, quella dell’ordinamento penitenziario e le leggi saltate per la fine anticipata della legislatura come la legge del Pd sul “Mai più bambini in carcere” e quella sull’ergastolo ostativo. Proponiamo, inoltre, la modifica della legge Severino sui sindaci, eliminando la sospensione della carica con la sola condanna di primo grado, a eccezione dei reati di grave allarme sociale.