Si vota! Con la giusta croce

Si vota domenica 25 settembre, un solo giorno, dalle 7 alle 23. Dal palco di Piazza del Popolo, per il comizio di chiusura, Giorgia Meloni, outfit bianco, ha lanciato un chiaro appello: “Le elezioni non si vincono coi sondaggi. Domenica andate a votare, avete finalmente la grande opportunità di cambiare, di porre fine alla stagione dei tecnici, delle maggioranze arcobaleno”. La “dama bianca” del centrodestra l’ultima freccia la scaglia contro l’astensione e il rischio di una vittoria non legittimata da una massa di votanti rappresentativa per un risultato eclatante, quale quello in cui spera la coalizione.

Il leader della Lega Matteo Salvini e, soprattutto, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi, sia pure con distinguo su alcuni temi, hanno compattato le forze chiedendo agli italiani un voto massiccio. L’appello del leader azzurro è stato netto: “Non andare a votare è un comportamento autolesionista. Non lasciate che altri votino per voi. Dovete andare a votare e, naturalmente, dovete votare per noi di Forza Italia, perché soltanto noi abbiamo sempre dimostrato di saper cambiare le cose che non funzionano. Nessun altro mai in Italia sarà in grado di fare quello che noi ci impegniamo a fare con voi”.

Alle penultime elezioni politiche, nel 2018, votò il 72,9 per cento e fu l’affluenza più bassa della storia repubblicana. Nel 2013, quando si poteva votare anche il lunedì mattina, l’affluenza arrivò al 75 per cento. La soglia storica risale al 1948 quando si superò il 92 per cento. La disaffezione elettorale è un concreto spauracchio. Gli elettori chiamati alle urne domenica sono 50 milioni e 869.304, di cui 4.741.790 sono all’estero. Degli oltre 46 milioni di elettori presenti in Italia il 51,74 per cento sono donne, il restante 48,26 per cento uomini. E che siano “elezioni in rosa” lo definisce la sfida posta dalla leader di Fratelli d’Italia di ambire a diventare il primo presidente donna della storia. Lei, di destra.

Per cui, in questi ultimi mesi, è stata necessaria una scalata all’accreditamento internazionale, mentre gli avversari con il Pd in testa si sono mossi per alzare obiezioni e sbarramenti. Ma, infine, sembra essere capitolata anche la Casa Bianca quando un portavoce del presidente Joe Biden ha fatto sapere che si attendono i risultati del nuovo presidente del Consiglio per riconfermare l’alleanza atlantica, ma “in Europa non ci sarà nessun pericolo in vista e nessuna tempesta”. Dura sconfessione per il segretario dem Enrico Letta, che aveva paventato “la Meloni farà implodere l’Europa”.

Al voto andranno 2 milioni e 682.094 maggiorenni, che per la prima volta dopo la modifica dell’articolo 58 della Costituzione potranno votare non solo per la Camera dei deputati, anche per eleggere il Senato della Repubblica. Prima bisognava aver compiuto 25 anni. Saranno soprattutto le prime elezioni con il taglio dei parlamentari. La riforma, approvata definitivamente nel 2020, ha stabilito che gli eletti alla Camera dei deputati saranno 400, anziché 630, e al Senato 200, al posto di 315, per una rappresentatività di 0,66 deputati per 100mila abitanti. Prima della riforma il rapporto era 1 deputato ogni 100mila e così l’Italia si segnala per la rappresentatività parlamentare più bassa d’Europa.

Dati statistici a parte, cosa convincerà gli italiani a recarsi ai seggi? In queste ore convulse, di fibrillazioni internazionali e ultimi confronti, l’umore del Paese non è dei migliori. Tra chi paventa la “finis mundi”, come commentava su L’Opinione Maurizio Guaitoli rispondendo alle funeste previsioni di Ezio Mauro su La Repubblica, e chi già si mobilita per una riscossa, il paese reale è scettico e polemico. L’espressione più scontata è sempre la stessa, “non cambierà nulla, son tutti uguali”. Tra l’inflazione che schizza, cartelle e multe come fulmini, i soliti bonus e sconti sempre per le stesse categorie super protette, in particolare gli stranieri, mentre il ceto medio arranca e paga, l’italiano è sfiduciato al massimo.

E si lamenta che mentre “la barca ondeggia” il premier Mario Draghi si sia dimesso e i partiti siano tutti convenuti nella grancassa delle promesse. “I prezzi – fa notare la gente comune – una volta che sono saliti non riscenderanno”. La pressione è insopportabile. E come osservava Cristofaro Sola “se si fosse votato la prossima primavera, cioè dopo il passaggio della tempesta perfetta sul nostro Paese, è difficile immaginare cosa e chi sarebbe sopravvissuto dell’odierna classe partitica”. La rabbia sociale è sull’orlo critico e la sinistra all’opposizione ne farà prevedibilmente il suo cavallo di battaglia.

Ma, come dice quella splendida poesia di Jacques Brel, Conosco delle barche, non possiamo fare “come quelle barche che restano ad ondeggiare per essere veramente sicure di non capovolgersi”. Cosa possiamo fare, allora, per dare un segnale? Primo: andare a votare. Una delegittimazione non produrrebbe l’effetto di punire la classe politica. Il punto è “votare come”, non solo chi.

A questo proposito voglio dare una testimonianza. Mi sono recata a vedere una interessante mostra fotografica sugli anni Settanta al Museo in Trastevere, dal titolo Anni interessanti. Momenti di vita italiana, a cura di Enrico Menduni. In quelle foto storiche dell’Istituto Luce, che documentavano gli anni degli attentati, degli scioperi, delle battaglie sui diritti, dei funerali di Palmiro Togliatti e anche degli studenti e delle donne in piazza, mi hanno colpito due immagini emblematiche. La prima ritrae il presidente della Repubblica Antonio Segni e l’allora presidente del Consiglio Amintore Fanfani all’inaugurazione del tratto autostradale Frosinone–Capua, il 22 settembre 1962. La seconda ritrae Aldo Moro, solo, intento a scrivere un appunto al banco di un ufficio della Camera dei deputati.

È una foto che colpisce al cuore. Sia perché Aldo Moro fu ucciso barbaramente e, rammento, che il leader democristiano non è caduto in un incidente o in una guerra mondiale, ma nell’esecuzione da parte di una compagine di sinistra estremista che si arrogò il diritto di “fare politica e la sua giustizia con il sangue”. Si parla di antifascismo e si dimentica il resto più recente. La foto colpisce anche per l’abito di Aldo Moro: il cappotto modesto, il maglione ruvido, la camicia slacciata, i calzini pesanti, le scarpe coi lacci fino al collo del piede. La politica ai tempi era missione e servizio.

Oggi ci sono per lo più influencer, star, milionari da parata. Questo deve cambiare. Non pensare a sé, alla propria immagine, al tornaconto, anche nei consessi internazionali, dove pare che sia una gara a chi la spara più grossa e fa rumore, mentre il mondo ha bisogno di quieto e sano vivere. Come mi pare abbia ricordato il presidente cinese Xi Ji Ping, il che è tutto dire. C’è dell’altro ancora. Una frase di Ennio Flaiano riportata nella Mostra diceva: “Chi vive nel nostro tempo è vittima di nevrosi. Per vivere bene non bisogna essere contemporanei”. Cioè, occorre avere memoria. Gli anni non tornano e dunque non torneranno la strategia della tensione, il confronto violento tra sinistra e destra, non torneranno i tempi della Democrazia cristiana e dei ribaltoni rossi. Le lancette della storia vanno in avanti.

Però i rischi – questi sì veri – di quel dolore, di quelle pozze di sangue, di quelle ingiustizie deve dominarci e renderci avveduti. Tanto più che lo scenario è mondiale, allargato all’Europa, all’Est, al Medioriente. Cosa può salvarci? Cari amici, come ha ricordato Silvio Berlusconi all’inizio della campagna elettorale (e mi permetto di ripetere), noi italiani, noi europei “non possiamo non dirci cristiani”. E laddove dovesse flettere l’appartenenza sia esaltata la cultura. Perché l’Italia è la culla della storia, dell’arte, della letteratura e delle economie che discendono dalle virtù del “credo” nel segno indistinguibile della “croce”.

Dobbiamo difendere questo. Il credo e la croce che tocca ad alcuni, politici, illustri e comuni, ma anche la croce della salvezza. Quella vera, quella che travalica i secoli e la morte stessa. Ecco una buona missione per il 25 settembre. Andare a votare con un segno su se stessi prima della croce della preferenza. Con coraggio e determinazione, perché – come dice la poesia – “conosco barche che tornano straboccanti di sole, perché hanno condiviso anni meravigliosi”.