I plebei che scelgono gli istituti tecnici e professionali

È arrivata la proposta, inaudita, del “pariolino” Carlo Calenda: “Tutti i ragazzi devono andare al liceo. Dopo, gli studi professionali e tecnici. Prima formiamo uomo e cittadino”.

Per chi come me insegna, dal lontano 1983, negli istituti tecnici commerciali, è stato un cazzotto allo stomaco. Gli educatori che insegnano negli istituti tecnici, per Calenda, non sanno formare uomini e cittadini? Eppure sono scuole nelle quali si insegnano almeno i rudimenti del diritto e dell’economia. Materie, fondamentali per la formazione di un cittadino, non previste nei licei. La sinistra “al caviale” disprezza gli studenti che scelgono gli istituti tecnici e professionali privilegiando i licei. Forse, non ne sono sicuro, un diplomato in un liceo si trova maggiormente a suo agio nelle conversazioni da salotto, ma ignora come approcciare il lavoro in un ufficio o in una fabbrica.

Lo studente di un tecnico che ha fatto un regolare corso di studi con profitto è in grado di affrontare con successo anche l’università. A differenza di chi ha conseguito il diploma in un liceo, che per lavorare deve conseguire una laurea, può optare di entrare nel mondo del lavoro con relativa più facilità. La crisi delle iscrizioni agli istituti tecnici in senso lato è il risultato di scelte poco lungimiranti del legislatore italiano. Sulla spinta di interessi corporativi degli ordini professionali dell’area tecnica e contabile, attività professionali storiche sono di fatto scomparse.

Gli istituti tecnici commerciali permettevano ai diplomati ragionieri di scegliere dopo il conseguimento della maturità di effettuare il praticantato e sostenere l’esame di Stato per accedere alla professione di ragioniere commercialista o di consulente del lavoro. Da anni ormai gli è preclusa questa possibilità. Per ambire a svolgere l’attività professionale devono quantomeno ottenere la laurea triennale, effettuare il praticantato e sostenere gli esami di abilitazione come “esperto contabile” o consulente del lavoro.

Di fatto, allungando di anni la possibilità di svolgere un lavoro autonomo. La stessa problematica la devono affrontare i geometri. Ovviamente, i vecchi ragionieri commercialisti, i consulenti del lavoro, i geometri e periti industriali già in possesso dei requisiti a suo tempo previsti con il solo diploma, continuano la loro attività professionale. Conosco personalmente fior di ragionieri commercialisti e consulenti del lavoro – diplomati – che nulla hanno da invidiare ai loro colleghi laureati. L’effetto devastante sugli istituti tecnici di queste norme introdotte per una migliore presunta qualificazione professionale, valida per i nuovi e non per chi già abilitato, ha indotto gli studenti a privilegiare i licei piuttosto che i tecnici. Tanto è comunque necessario un diploma di laurea. Il risultato? La riduzione di iscrizione negli indirizzi tecnici e professionali e la conseguente difficoltà per le imprese di trovare personale qualificato!